Bio e Natura

REALTA' A RISCHIO. LA PECORA CADORINA E' QUASI CERTAMENTE SCOMPARSA

C'è qualche filo di speranza, invece, per la Locale Veronese. Intanto gli studiosi e i tecnici di Veneto Agricoltura evidenziano come l'ovinicoltura abbia un ruolo di grande rilevanza per il mantenimento dell'habitat montano, della biodiversità animale, e non solo. In un libro i progetti di recupero

14 gennaio 2006 | C. S.

Nel 1881 si contavano oltre 100 mila pecore nella montagna veneta, di cui 10.000 in quella veronese, 30 mila nella vicentina e 65 mila in quella bellunese; questa “popolazione” scendeva poi a meno di 40 mila nel 1930, arrivando a più di un decimo (12 mila) nel 2001. Alla leggera crescita dei capi allevati riscontrata negli ultimi anni, grazie agli aiuti economici comunitari, non ha fatto riscontro un’analoga crescita degli allevamenti. Dal 1985 ad oggi gli allevamenti sono passati da 2.276 a 907 il numero dei capi per allevamento da 5 a 14. Sono, questi, alcuni dei dati riportati in un volume fresco di stampa realizzato da Veneto Agricoltura (link esterno), che da anni ha in atto progetti di recupero e conservazione delle razze ovine autoctone, e di cui si iniziano a vedere i primi frutti concreti, soprattutto in provincia di Belluno.

Lontanissimi sono anche i tempi delle 100 mila pecore transumanti dell’Altopiano di Asiago (VI) o delle 20 mila di Lamon (BL). Il rapido evolversi, in senso negativo, dell’importanza economica di questo animale ha portato, come detto, alla riduzione degli allevamenti e dei capi, nonché alla scomparsa quasi totale delle attività commerciali che ruotavano attorno ad essi. “Sicuramente la pastorizia di un tempo non esiste più; tuttavia non si può escludere che l'allevamento della pecora non abbia più ragione di esistere nelle nostre montagne”, esprime il testo nella presentazione. L'ovinicoltura ha oggi ritrovato un ruolo che gli studiosi e i tecnici tendono a valorizzare in quanto di grande rilevanza per il mantenimento dell'habitat montano. Il pascolamento ovino, la più antica attività zootecnica praticata dall'uomo, favorisce infatti la biodiversità del paesaggio, proprio nelle aree meno accessibili, cioè quelle marginali e non adatte ai bovini. Potrebbe valere per la montagna veneta quanto già sperimentato nel Sud Italia e nelle isole, dove la conservazione di delicati equilibri ecologici è stata resa possibile dalla presenza dell'uomo-allevatore.

Obiettivo di questo manuale, frutto di una specifico progetto di Veneto Agricoltura cui ha collaborato tra gli altri il Prof. Emilio Pastore dell’Università di Padova, è proprio quello di fornire agli allevatori, agli appassionati e anche ai tecnici, una serie di informazioni utili al miglioramento delle conoscenze in questo settore. Varie sono le informazioni disponibili sulle razze ovine allevate nella montagna veneta. A Belluno ci sono la Lamon, la Cadorina e l'Alpagota; a Vicenza la Vicentina o Foza e a Verona la Locale Veronese, la Brentagana e la Brentegana scelta. Studi più recenti hanno rilevato che: la pecora Cadorina è quasi certamente scomparsa, la Brentagana era sicuramente presente in provincia di Verona nel 2000, la Brentegana scelta è stata sostituita con la razza Bergamasca e Biellese, la Locale (veronese) potrebbe essere la pecora Brogna e quindi ancora presente con circa 1.200 capi; infine delle altre razze (Lamon, Alpagota e Vicentina) se ne allevano ancora oggi circa 2 mila capi in totale. Oltre a queste autoctone, nel Veneto vengono allevate anche razze di importanza nazionale ed estera oltre ad incroci di varia origine.



Fonte: Mimmo Vita

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