Bio e Natura
Chimica verde e riciclo organico per l'economia circolare del futuro
I teli bio vengono stesi sul terreno, proteggono le colture dalle erbe infestanti, trattengono l’umidità e, a fine ciclo, possono essere lasciati sul posto per essere incorporati nel terreno. I microrganismi del suolo li biodegradano completamente, trasformandoli in acqua, anidride carbonica e compost
12 giugno 2026 | 12:00 | Marcello Ortenzi
Il 28 maggio, la Giornata nazionale della Bioeconomia ha evidenziato che l’Italia ha capacità di innovare nel segno della sostenibilità e l’evidenza principale che emerge da questo appuntamento è il ruolo di assoluta leadership che la penisola ha conquistato a livello europeo nel settore della chimica verde e del riciclo organico. La testata on line Canale Energia ha voluto celebrare questo evento asserendo che ormai quello della bioeconomia è un comparto maturo dal quale si ricava valore economico reale, occupazione qualificata e rigenerazione territoriale, dimostrando come la competitività industriale possa progredire di pari passo con la tutela degli ecosistemi. Il Bioeconomy Day, giunto quest’anno alla sua ottava edizione, è promosso e coordinato dal Cluster Spring, il Cluster Italiano della Bioeconomia Circolare, insieme ad Assobiotec-Federchimica. Questo evento è diretto a un pubblico ampio e diversificato: scuole, università, istituzioni, addetti ai lavori, giornalisti, famiglie e cittadini saranno coinvolti in attività di divulgazione e confronto, con l’obiettivo comune di costruire una cultura della bioeconomia come leva per lo sviluppo sostenibile. Durante la transizione alla sostituzione delle risorse di origine fossile da parte di quelle biologiche rinnovabili si può apprezzare la riduzione progressiva delle emissioni e dei rifiuti. Le tecnologie industriali oggi rappresentano le migliori pratiche di economia circolare a livello globale. È stato mostrato che un esempio straordinario è offerto dalle bioplastiche biodegradabili e compostabili, sviluppate a partire da materie prime di origine vegetale. Questi materiali stanno ridisegnando l’approccio alla gestione dei rifiuti, soprattutto nel settore agricolo dove la tecnologia della pacciamatura rappresenta una svolta fondamentale. I teli tradizionali per coprire il terreno richiedono infatti lunghe e costose operazioni di rimozione e smaltimento, con il rischio costante di lasciare frammenti plastici e microplastici nel suolo.
I nuovi teli bio, al contrario, vengono stesi sul terreno, proteggono le colture dalle erbe infestanti, trattengono l’umidità e, a fine ciclo, possono essere lasciati sul posto per essere incorporati nel terreno. I microrganismi del suolo li biodegradano completamente, trasformandoli in acqua, anidride carbonica e compost, azzerando l’inquinamento e migliorando la salute stessa della terra.
Il successo di queste tecnologie è visibile anche nella quotidianità di ogni cittadino attraverso la diffusione degli shopper bio per la spesa e dei sacchetti per la raccolta della frazione d’organico. Questi strumenti hanno permesso di incrementare la qualità del compostaggio domestico e industriale, offrendo una seconda vita agli scarti alimentari. Sono degni di nota anche oggi per i biolubrificanti, eccellenze per macchinari agricoli o nautici, che in caso di perdite accidentali non inquinano le falde acquifere, ma anche i cosmetici formulati con molecole estratte dagli scarti dell’industria vinicola o olearia. Si trovano ormai anche le vernici ecologiche realizzate con resine vegetali e tessuti innovativi nati dalla trasformazione dei sottoprodotti della lavorazione degli agrumi. Tante risposte diverse unite da un unico principio fondamentale: in natura il concetto di rifiuto non esiste.
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