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Il riso diventa un metamateriale intelligente per la robotica del futuro

Il riso diventa un metamateriale intelligente per la robotica del futuro

Scoperta una proprietà controintuitiva dei chicchi di riso pressati: si indeboliscono sotto compressione rapida ma restano forti se schiacciati lentamente. Da questo comportamento, un team internazionale ha realizzato un materiale adattivo senza sensori né elettronica, ideale per robotica soffice e dispositivi di protezione

15 giugno 2026 | 16:00 | T N

Il riso è universalmente noto come alimento base per metà della popolazione mondiale. Ma un gruppo di ricercatori dell’Università di Birmingham, in collaborazione con altri centri internazionali, ha scoperto che i chicchi pressati possiedono una caratteristica meccanica del tutto inaspettata.

A differenza della maggior parte dei materiali, che diventano più rigidi se sollecitati rapidamente, il riso compresso mostra l’effetto opposto: un fenomeno chiamato “rate softening” (ammorbidimento in risposta alla velocità di carico). Sottoposto a una compressione lenta, il letto di grani mantiene una resistenza relativamente elevata. Se invece il carico viene applicato in modo improvviso e veloce, la struttura si indebolisce in modo significativo.

Gli esperimenti hanno rivelato la causa: sotto impatto rapido, l’attrito tra i singoli chicchi diminuisce drasticamente, compromettendo le reti di forze interne che normalmente sostengono il peso. Il risultato è un crollo improvviso della rigidità complessiva.

Un metamateriale che decide da solo come comportarsi

Sfruttando questa peculiarità, i ricercatori hanno realizzato un metamateriale granulare ingegnerizzato: una struttura composita che combina unità a base di riso con altri materiali, come la sabbia, che al contrario si irrigidiscono sotto compressione rapida.

L’accoppiamento controllato dei due comportamenti opposti ha prodotto un materiale capace di rispondere in modo autonomo alla velocità della sollecitazione:

  • Movimenti lenti → il materiale si comporta in modo relativamente rigido e resistente.

  • Impatto improvviso → il materiale si ammorbidisce, si flette o si deforma in modo controllato.

Tutto questo avviene senza l’ausilio di elettronica, sensori o sistemi di controllo attivi. Come spiega il dott. Mingchao Liu, dell’Università di Birmingham: “Invece di dire a una struttura come rispondere, lasciamo che sia la fisica a decidere: i carichi rapidi innescano un comportamento, quelli lenti un altro”.

Dalla curiosità da laboratorio a un principio di progetto

L’aspetto più innovativo della ricerca, pubblicata sulla rivista Matter, è aver trasformato una curiosità fisica in un principio di design. I ricercatori non si sono limitati a osservare l’anomalia del riso: l’hanno sfruttata come ingrediente attivo di un nuovo materiale funzionale.

Questo approccio apre la strada alla progettazione di sistemi ingegnerizzati che rispondono in modo “intelligente” attraverso le sole proprietà meccaniche dei materiali che li compongono. Grani comuni, come sabbia e riso, possono diventare gli elementi costitutivi di strutture adattive, economiche e passive.

Applicazioni: robot soffici e protezioni intelligenti

Le potenziali applicazioni di questo metamateriale sensibile alla velocità sono promettenti in due settori principali.

Robotica soffice

I robot attuali, spesso realizzati in metallo e azionati da sistemi rigidi, possono essere pericolosi in prossimità di esseri umani o in ambienti delicati. Un robot costruito con questo materiale potrebbe regolare automaticamente la propria rigidità a seconda della rapidità del movimento o di un contatto accidentale. Ciò lo renderebbe più sicuro, leggero e adatto a compiti come la chirurgia assistita o la manipolazione di oggetti fragili.

Dispositivi di protezione

Casco, paraurti o imbottiture realizzate con questo materiale sarebbero in grado di distinguere tra una pressione lenta (ad esempio l’appoggio di un oggetto) e un impatto violento (una caduta o una collisione). Nel primo caso manterrebbero la forma, nel secondo si deformerebbero assorbendo energia e riducendo il rischio di lesioni. E tutto questo senza sensori né batterie.

Conclusioni: il futuro è nei materiali che pensano da soli

La ricerca di Birmingham dimostra che l’innovazione non viene solo dai materiali ad alte prestazioni o dai componenti elettronici miniaturizzati. A volte, basta guardare con occhi nuovi a ciò che abbiamo sempre avuto intorno. Il riso, alimento umile per eccellenza, diventa così un modello per materiali che “sentono” il tempo dell’impatto e rispondono di conseguenza.

Il prossimo passo sarà tradurre questo principio in produzioni scalabili e testare il metamateriale in scenari reali. Ma la strada è tracciata: lasciare che sia la fisica a decidere, non un microchip.

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