Bio e Natura

Le proprietà del polline ne fanno un alimento prezioso ma attenti alle frodi

Grazie a tecniche analitiche evolute è possibile sapere molto del polline dei fiori. Utilizzando i diversi assorbimenti all'UV visibile è possibile studiare il diverso contenuto quali/quantitativo di micronutrienti in differenti tipologie di polline, aspetto fondamentale per la correlazione con le proprietà nutraceutiche ed antiossidanti

05 dicembre 2014 | Erica Parri, Valentina Domenici

E’ ben noto che il polline,i un prodotto derivante dalle api, è stato usato fin dall’antichità sia come alimento che per scopi fitoterapici. Le api mellifiche raccolgono il polline sui fiori, lo arricchiscono con alcune loro secrezioni ghiandolari e lo trasportano all’alveare sotto forma di piccole pallottoline, dette “corbiculette”, che costituiscono la principale fonte di proteine della loro alimentazione. Il valore nutrizionale del polline è infatti da sempre legato principalmente al suo contenuto proteico, tuttavia oggi sappiamo che è uno degli alimenti naturali più completi, con il suo contenuto in carboidrati (13-55%), proteine (10-40%), in particolare amminoacidi liberi, enzimi e cofattori, lipidi (1-13%), inclusi acidi grassi e steroli, minerali, elementi in tracce e vitamine (quali, A, C, E e del gruppo B).

Il polline viene commercializzato e consumato sia dagli uomini, che utilizzato nella mangimistica animale ed è possibile acquistarlo al naturale (fresco e congelato), essiccato, o in prodotti semi-lavorati, come pastiglie, tablet, miele arricchito di polline e altro.

Il modo in cui viene commercializzato e conservato si riflette ovviamente sia sulle proprietà organolettiche che sulla durata del prodotto. ii Inoltre, il polline può essere venduto sia come monoflora (ovvero derivante da un solo tipo di fiore) che poliflora (una miscela di pollini monoflorali). Generalmente infatti una singola curbicoletta è di uno specifico colore, che riflette la composizione omogenea in granelli di polline di un unico tipo di specie vegetale.
La ricerca scientifica è oggi quindi orientata a cercare di capire quali sono le sostanze che sono alla base delle proprietà nutraceutiche del polline, e capire come l’origine botanica, la conservazione e la modalità di presentazione del prodotto finale influenza queste proprietà, alterando, ad esempio, le concentrazioni di composti bioattivi (fitosteroli, carotenoidi, polifenoli, …).

Tra questi ultimi composti, molti sono fluorescenti, ovvero emettono luce nella regione UV-visibile, come alcuni amminoacidi, molti polifenoli, i coenzimi, molte vitamine e derivati di pigmenti.iii Per questo motivo, abbiamo cercato di individuare i profili caratteristici di emissione di alcuni pollini monoflorali, e di identificarne i principali composti fluorofori.

Spettri di emissione di fluorescenza dei tre pollini monoflorali (Cistus, Rubus e Castanea) ottenuti con una lunghezza d’onda di eccitazione 350 nm.

Uno dei vantaggi della tecnica da noi usata, chiamata di fluorescenze front-face, è data dal carattere non distruttivo della tecnica, dalla sua rapidità ed indubbia sensibilità.iv,v Il polline è una matrice complessa e la fluorescenza sulla polvere di un polline è caratterizzata da bande larghe e parzialmente sovrapposte. Questo rende l’estrazione di informazioni quantitative sui componenti fluorofori piuttosto difficile, tuttavia, è possibile ricavare interessanti informazioni incrociando i profili di emissione, di eccitazione e dagli spettri sincroni del polline tal quale. In Figura 1, ad esempio, è riportato uno spettro di emissione ottenuto eccitando il campione di polline a 350 nm. I tre pollini monoflora usati sono quelli del Cistus, del Rubus e della Castanea. Gli spettri di emissione mostrano caratteristiche ben distinte tra i tipi di polline, soprattutto legate in questo caso al diverso contenuto in polifenoli, soprattutto acidi cinnammici, vitamine idrosolubili, come la B6, B9 e B2, e composti flavonoidi.

Spettri di assorbimento UV-vis di estratti etanolici dei tre pollini, sovrapposti ad uno spettro di beta-carotene in etanolo.

Il confronto degli spettri di emissione di fluorescenze con l’assorbimento Uv-visibile ci consente di confermare alcuni dati della fluorescenza ed identificare chiaramente altri componenti nutraceutici, come i pigmenti. Gli spettri riportati in Figura 3, ad esempio, che si riferiscono a spettri di assorbimento UV-visibile di estratti etanolici del polline, mostrano che solo nei pollini di Cistus sono presenti pigmenti carotenoidi.

Queste tecniche quindi mostrano grandi potenzialità per studiare il diverso contenuto quali/quantitativo di micronutrienti in differenti tipologie di polline, aspetto fondamentale per la correlazione con le proprietà nutraceutiche ed antiossidanti, motivo del crescente interesse produttivo e commerciale nei suoi confronti. Un’opportunità quindi da approfondire e sviluppare, dato anche che in altri Paesi, come la Francia, sono stati raggiunti risultati economici e imprenditoriali grazie ad aziende produttrici specializzate nella produzione e commercializzazione di polline e di prodotti a base di polline per uso nutraceutico. Un’altra speranza? L’aumento di studi sperimentali di questo tipo, che si unisce alle analisi con strumentazioni convenzionali, potrebbe favorire la nascita di una legislazione italiana che sancisca degli “standard di qualità del polline”, in termini di caratteristiche chimico e chimico fisiche, corretta produzione e conservazione.

Bibliografia

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