Bio e Natura

Il biologico cattura sempre più attenzioni. La domanda cresce in proporzione alle preoccupazioni sull'ambiente

Il biologico cattura sempre più attenzioni. La domanda cresce in proporzione alle preoccupazioni sull'ambiente

La crisi ha solo rallentato l'aumento del mercato bio. Negli Stati Uniti il tasso di crescita è pari al 20% annuale dal 1997. In Europa cittadini e agricoltori chiedono regole sempre più rigide e soprattutto più nessuna deroga. Norme più rigide in vista per le colture organiche in serra

28 settembre 2013 | T N

La crescita del mercato degli alimenti biologici ha rallentato nel 2009 in risposta a causa delle crisi economica complessiva.

Non uno stop ma un semplice rallentamento anche perchè, in un mercato chiave come quello americano, dal 1997 ad oggi il tasso di crescita medio annuale è stato del 20%, passando dai 3,6 miliardi di dollari agli attuali 21 miliardi di fatturato.

Al crescere della domanda di prodotti bio cresce anche la superficie a biologico nel mondo che oggi rappresenta il 7% di tutti i campi disponibili, un dato assolutamente in linea con quello italiano dove la superficie biologica, o in conversione, supera il 6%.

Negli Stati Uniti il biologico riesce a spuntare premi di prezzo interessanti, specie sulla costa est.

E in Europa?

All'inizio del 2013 la Commissione europea ha condotto una consultazione pubblica per la revisione della politica europea in materia di agricoltura biologica. Sono emersi dati interessanti.

La prima ragione per cui i consumatori scelgono di acquistare prodotti biologici è la preoccupazione per l'ambiente (83%), seguita dalla genuinità di questi prodotti in particolare l'assenza di ogm e di pesticidi (81%). La maggioranza degli intervistati (78%) ha dichiarato di essere disposta a pagare di più per prodotti biologici, ma il premio di prezzo non dovrebbe essere superiore al 10-25 % .

Il 74% degli intervistati ha chiesto un rafforzamento delle regole, con norme più rigide e maggiori sanzioni. La stragrande maggioranza degli intervistati (86%) richiede inoltre regole più armoniche all'interno dell'Unione europea ma anche, per il 61%, meno deroghe alla certificazioni di prodotti bio che, in effetti, non sono tali.

La preoccupazione sull'ambiente si concretizza anche nella richiesta di certificazioni più stringenti sull'impatto ambientale delle operazioni sui cibi bio, in particolare per i trasformatori e confezionatori (61%).

Buone notizie sul fronte del marketing e della comunicazione. Il 79 degli intervistati riconosce il logo del biologico, cambiato da poco. La maggior parte degli intervistati ha però affermato che acquistano i prodotti biologici direttamente dal produttore. I cittadini europei richiedono più informazioni sui prodotti biologici (94%).

I consumatori richiedono inoltre più biologico anche fuori dai confini europei, incentivando questa pratica attraverso accordi diplomatici ad hoc. Un obiettivo di grande importanza per gli intervistati è infatti incoraggiare gli agricoltori biologici e gli altri operatori di paesi in via di sviluppo di espandere la produzione e le esportazioni di prodotti biologici (52%).

E' probabile che il gruppo di esperti chiamato a dare indicazioni alla Commissione europea sulla riforma del biologico terrà conto delle indicazioni emerse nel corso del sondaggio.

Un primo passo in questo senso è stato compiuto dal sottogruppo presieduto dall'italiano Fabio Tittarelli chiamato a riscrivere le norme sulla coltivazione in serra dei prodotti biologici. Oggi non esistono regole specifiche per questo particolare settore, valendo i regolamenti 834/2007 e 889/2008. Secondo il team guidato da Tittarelli questo stato di cose deve cambiare e ha già proposto alcune modifiche alla regolamentazione per incrementare la sostenibilità delle colture protette organiche. Dal punto di vista del consumo energetico, il rapporto prevede la possibilità di riscaldamento delle serre, senza limitazioni, solo per assicurare la protezione dal gelo (fino a 5°C) e si concede la possibilità di raggiungere temperature superiori solo se se adeguatamente giustificato ed in funzione della coltura. Associato al consumo energetico, il rapporto si esprime sulla concimazione carbonica, consentendola, ma manifestando grande preoccupazione per la diffusa tendenza, in alcuni paesi, di bruciare combustibili fossili d’estate allo scopo principale di ottenere anidride carbonica da immettere nelle serre. Perplessità sono state espresse anche sul perdurare della coltivazione in serra di prodotti bio su substrati, non sempre completamente naturali. Secondo il gruppo si potrebbe concedere questa possibilità solo ai paesi nordici (Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca) ma senza che vi sia un aumento delle superfici coltivabili. Infine viene suggerito che, nonostante le difficoltà tecniche e logistiche, anche nelle serre venga adottata la tecnica della rotazione delle colture e l’introduzione di colture da sovescio a ciclo breve e di leguminose.

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lamberto cano

30 settembre 2013 ore 18:06

sono certificato da 5 anni e posso dire che non sono per niente soddisfatto del servizio e dei controlli saluti ottima page!ciao lamberto