Bio e Natura
Quando l'energia verde è realmente sostenibile?
Più informazione per rassicurare le opposizioni da parte di comitati che si oppongono a impianti a biomasse denunciando una scarsa conoscenza delle caratteristiche di questa forma di produzione energetica
20 luglio 2013 | Marcello Ortenzi
Malgrado le dimostrazioni di efficacia ed efficienza che i vari impianti a biomasse dimostrano in tutta Italia, negli aspetti energetici, economici e di attenzione all'ambiente, si notano crescenti opposizioni da parte di comitati e gruppi che spesso si oppongono denunciando una scarsa conoscenza delle caratteristiche di questa forma di produzione energetica. Proprio per affrontare il problema di comunicazione con costoro, l'associazione scientifica Itabia (Italian Biomass Association) ha organizzato a Roma presso "La Città dell’altra economia”, il nove luglio, un Workshop dedicato. L’obiettivo era chiarire, con il contributo di qualificati esperti soci e di altri enti, gli usi ecocompatibili delle biomasse e mettere in evidenza alcuni principi-guida già operanti, capaci di assicurare la rinnovabilità della materia prima, la protezione di aree sensibili, l’integrazione tra usi energetici e non energetici della biomassa, la valorizzazione della risorsa biomassa locale piuttosto di quella importata, la priorità data alle produzioni alimentari e ai prodotti pregiati per l’industria. La particolarità dell'iniziativa era stata l'invito ai rappresentanti di diversi comitati che notoriamente si oppongono allo sviluppo degli impianti a biomasse e del biogas, per avere l’opportunità di discutere sui punti di critica faccia a faccia.
Le richieste da parte del pubblico intervenuto numeroso sono state però più che altro di spiegazioni e informazioni su diversi aspetti concernenti i rischi degli impianti e le opportunità di reddito ricavabili, che sono state soddisfatte, a detta dei relatori, sufficientemente. Si è chiarito che la risorsa di natura vegetale, che va sotto il nome di “biomassa”, è suscettibile di molteplici impieghi: alimentari, energetici, chimici, ambientali, territoriali, sociali. Ciascuno di questi usi non è in alternativa a tutti gli altri, ma tutti possono essere integrati in un contesto sistemico e territoriale dove trovano posto:
- la molteplicità di scelte energetiche attuali e potenziali;
- la pluralità degli usi extra-energetici;
- la protezione e salvaguardia dell’ecosistema;
- gli aspetti socio-economici.
Alcune delle critiche mosse all’attivazione delle filiere per la valorizzazione energetica delle biomasse, hanno comunque una reale necessità di essere vantaggiosamente riconsiderate tenendo presente che in Italia:
- Le colture energetiche dedicate incidono in modo limitato sul “consumo” di suolo agricolo, basti pensare che a oggi queste non superano l’1% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata), mentre il vero danno agli ecosistemi e all’economia è dovuto alla cementificazione e dall’abbandono del territorio che, negli ultimi 20 anni, hanno sottratto all’agricoltura nazionale circa 5 milioni di ettari (passando da 18 a 13) pari al 28% delle aree coltivate.
- L’uso energetico delle biomasse residuali dalle operazioni agroforestali può far affidamento su ingenti quantitativi di risorse provenienti dal settore agricolo, forestale e dall’agro-industria. Un recente studio di Itabia, in collaborazione con enti di ricerca, ha stimato a livello nazionale una disponibilità potenziale di tali biomasse adatte alla conversione energetica pari a circa 30 milioni di tonnellate annue, corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. La loro valorizzazione come fonte rinnovabile, oltre a evitare i notevoli costi e le conseguenze ambientali negative di pratiche non corrette di smaltimento, genererebbe ricadute economiche aggiuntive utili al bilancio di molte aziende agricole oggi in chiara difficoltà economica.
- L'utilizzo biomassa forestale dovrebbe rientrare in una più ampia politica di programmazione e gestione delle foreste. Il nostro Paese è ricco di boschi poveri, con circa dieci milioni di ettari di superfici boscate, gran parte delle quali soffre gli effetti dell’incuria che si traducono in dissesto idrogeologico, incendi, diffusione di patologie, ecc. Secondo quanto emerge dai documenti di AGEA e ISPRA, la filiera legno energia costituisce uno degli strumenti indicati per risolvere il problema, generando al tempo stesso anche nuova occupazione, stimata in circa venti mila posti di lavoro, per addetti alla cura dei boschi, alvei fluviali, fasce frangivento, ecc.
- Gli incentivi per le fonti rinnovabili si sa che pesano sui contribuenti, ma lo sviluppo di sistemi tecnologici sempre più maturi e meno costosi, sta portando ad un graduale decremento degli aiuti economici. Tuttavia, non bisogna dimenticare che i sussidi diretti e indiretti a favore delle fonti fossili ammontano a circa otto miliardi di euro l'anno e appare deplorevole che siano in pochi a rilevare questa contraddizione.
- Le emissioni in atmosfera, tralasciando il discorso della CO2 evitata, sono un tema sicuramente centrale che è contemplato sia dalla normativa nazionale e regionale, sia dai criteri per l’attribuzione degli incentivi. Si dimostra facilmente che una moderna centrale di teleriscaldamento al servizio di più utenze, impatta molto meno di tante piccole unità (stufe, caminetti, ecc) che ancora oggi sono spesso obsolete, con basse rese e prive di sistemi di filtraggio per l’abbattimento dei fumi.
Per quel che riguarda poi gli impianti di biogas sarebbe da capire come possa accettarsi facilmente un'azienda zootecnica che ha il giornaliero problema di smaltire in qualche modo le deiezioni bovine e suine e invece contestare chi ha risolto ecologicamente il problema con i digestori. L’uso dei reflui zootecnici per l'alimentazione dei digestori degli impianti a biogas riduce sensibilmente le emissioni di gas serra (in primo luogo metano) rispetto allo spandimento diretto nei campi, incrementando inoltre l’apporto di sostanza organica nei suoli agricoli con il digestato. Questo è riconosciuto da chi lo usa come un ottimo fertilizzante, quasi completamente privo di batteri patogeni e certo più sicuro dei fertilizzanti commerciali sintetici, evitando l'incremento deleterio di fosforo nei campi. Il metano che si ricava dall'operatività dell'impianto è usato poi per dare elettricità, calore e biometano che evita l'utilizzo dei costosi e inquinanti combustibili fossili sia all'azienda e sia alla collettività, attraverso i collegamenti alle linee elettriche generali.
Sembrerebbe chiaro che le rinnovabili, ormai tutte, uscendo da una fase di nicchia "minacciano" di aumentare in misura significativa il loro apporto alla domanda energetica italiana e dunque i molti interessi di chi fino a oggi ha gestito a vario titolo il sistema. Ma comunque la consapevolezza delle opportunità di crescita - sociale e reddituale - offerte dalla valorizzazione delle biomasse attraverso l’attivazione di filiere integrate e la preoccupazione che un uso distorto delle produzioni vegetali possa minare gli equilibri dell’intero pianeta, devono essere alla base di qualsiasi intervento pubblico o privato, sia di natura normativa che imprenditoriale e di questo ormai gli organismi che autorizzano gli impianti e coloro che li progettano ne hanno consapevolezza.
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