Bio e Natura

Preoccupazioni per la tenuta del sistema dei controlli bio

La Corte dei conti europea ritiene che gli Stati membri non svolgono in modo
sufficiente il proprio ruolo di vigilanza sugli organismi di controllo. L'Ue, nello stesso tempo, apre all'import selvaggio dall'estero

30 giugno 2012 | Graziano Alderighi

Il controllo di gestione della Corte dei conti si è focalizzato sull'efficacia del sistema di vigilanza per la produzione biologica e su come le varie istituzioni coinvolte (Commissione UE e autorità competenti, organismi di accreditamento e organismi di controllo degli Stati membri) abbiano svolto il loro ruolo in relazione sia al sistema di controllo all'interno dell'UE, che alla gestione dei regimi d'importazione attualmente in funzione.

La Corte ritiene che occorra rimediare alle debolezze evidenziate dall'audit, al fine di fornire garanzie sufficienti sull’efficace funzionamento del sistema e non rischiare di minare la fiducia del consumatore.

La relazione speciale n. 9/2012 della Corte giunge alla conclusione che alcune autorità competenti negli Stati membri non svolgono in modo sufficiente il proprio ruolo di vigilanza sugli organismi di controllo. Emerge che alcuni organismi di controllo non hanno soddisfatto i requisiti stabiliti dall’UE e non hanno colto l'opportunità di attuare alcune buone pratiche. La Commissione non ha svolto audit sui sistemi di controllo degli Stati membri tra il 2001 e il presente audit della Corte. Inoltre, le autorità competenti negli Stati membri hanno difficoltà ad assicurare la tracciabilità dei prodotti biologici all'interno del territorio sul quale hanno autorità e tale tracciabilità è ancora più difficile per i prodotti che hanno varcato le frontiere. Per i prodotti biologici importati, sono emerse debolezze anche nei sistemi che disciplinano i diversi regimi d’importazione.

Proprio quest'ultimo punto appare particolarmente delicato.

Dal 1 luglio 2012 entra in vigore il nuovo Regolamento europeo sulle importazioni di prodotti biologici dai Paesi Terzi. Il nuovo Regolamento consentirà di saltare le verifiche e le autorizzazioni alle importazioni dei prodotti biologici, attualmente di competenza delle Autorità pubbliche degli Stati membri, laddove, nel Paese che esporta verso l’Unione Europea, è presente un organismo di controllo anche locale che è stato riconosciuto dalla Commissione europea e il cui elenco è stato pubblicato il 21 giugno scorso con il Reg. CE n. 508/2012.

“Da anni FederBio, quale organizzazione più rappresentativa del settore, denuncia i rischi per i produttori biologici italiani di questo nuovo regime di importazione, fortemente sostenuto dai Paesi importatori e consumatori di biologico del centro e nord Europa che in questo modo si potranno affrancare sempre di più dalla produzione dei Paesi come la Spagna e l’Italia, oggi leader in Europa per dimensioni e capacità produttive delle nostre aziende agricole bio. E’ inutile parlare di crescita e competitività dell’economia e dell’agricoltura europea quando i tecnocrati di Bruxelles continuano a perseguire l’apertura del nostro mercato a Paesi che possono produrre e certificare a prezzi decisamente inferiori, anche perché non soggetti ai vincoli che esistono nell’UE. – spiega il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla - Chiediamo al Ministro Catania di attivare un osservatorio nazionale sulle importazioni di prodotti biologici e di condividere con le organizzazioni di rappresentanza dei produttori biologici italiani un piano d’azione che consenta di tutelare la produzione biologica nazionale da una concorrenza che nel giro di poco tempo rischia di ridimensionare pesantemente la superficie agricola biologica italiana”.

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