La voce dell'agronomo

IL FASTIDIO DEL MONDO RURALE PER CONVEGNI, INCONTRI E CONFERENZE

Sono vissuti spesso come tempo perso, sprecato a fronte del produttivo lavoro in campagna. Viene così clamorosamente sottovalutata l’importanza dello scambio di opinioni, pareri ed esperienze e del confronto con i consumatori, elementi chiave per la crescita del settore

26 giugno 2004 | Alberto Grimelli

La scarsa attenzione del mondo rurale per la lettura è ormai un dato consolidato, seppur triste.
Tuttavia emerge un profondo disinteresse anche per quelle occasioni di incontro che istituzioni, enti o privati organizzano a ritmi costanti. Né temi prettamente tecnico-scientifici né, tanto meno, quelli a carattere più divulgativo sembrano attirare il pubblico agricolo.
Serpeggia indifferenza, quasi malumore e fastidio, anche rispetto a iniziative volte ad acculturare il consumatore su derrate alimentari o magari tecniche di produzione.
Se dall’iniziativa non se ne trae un profitto immediato, viene giudicata improduttiva, inefficace, talvolta sprezzantemente identificata come uno spreco di denaro e risorse.
È necessario ammettere che alcuni convegni a corollario di manifestazioni e fiere sono tese a dare prestigio all’evento più che fornire utili e preziose indicazioni per il pubblico in sala. Come pure alcuni incontri organizzati dalle istituzioni sono destinati a fare da cassa di risonanza per autorevoli esponenti politici più che sviluppare un tema e accendere magari un dibattito sull’argomento.
A fronte di queste sterili conferenze esistono riunioni e meeting da cui si possono ricavare informazioni di grande valore oppure durante le quali sono possibili colloqui interessanti e forieri di possibilità di notevole interesse, sia culturale sia economico. Vi si possono, ad esempio, incontrare altri protagonisti della propria filiera come i ricercatori con cui approfondire i risultati dei loro studi oppure a cui proporre nuove linee di indagine scientifica.
Non vorrei neanche sottovalutare la possibilità di confrontare esperienze e pensieri con altri agricoltori, magari provenienti da altre zone d’Italia o del mondo. Possono trovar soluzione problemi contingenti, come pure possono scaturire nuove e brillanti idee. Molte alleanze o partenership sono nate dopo un casuale incontro a un convegno.
La larghissima disaffezione e la conseguente modesta affluenza a riunioni o conferenze indica un isolazionismo nocivo alla crescita del settore agricolo, già di per sé abbastanza chiuso rispetto alle innovazioni tecniche o culturali.
Torniamo dunque ad affollare le sale, a dialogare con tutti gli intervenuti, compresi naturalmente i relatori.
Per riappropiarci di un ruolo attivo nelle scelte strategiche occorre una maggiore, più sentita partecipazione alla discussione sui temi dell’agroalimentare, occorre evitare che altri interpretino i nostri pensieri, anche perché lo farebbero per raggiungere propri obiettivi, proprie priorità che non necessariamente (quante volte è già accaduto) collimano con quelle del mondo rurale.

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