La voce dei lettori

Il Ministro? E’ un peccato che Zaia se ne vada

Ci scrive Ampelio Bucci: un grande vantaggio di Zaia è che sa di agricoltura e conosce i problemi. Per questo è andato bene, indipendentemente dal colore politico

06 febbraio 2010 | T N

È un vero peccato che Zaia abbandoni il Ministero dell’Agricoltura per diventare Governatore del Veneto.
Avevamo sperato che rinunciasse a correre per il nuovo incarico, preferendo restare ad aiutare il mondo agricolo. Al quale , bisogna dirlo, ha dato speranze di miglioramento mai viste prima. È stato prima di tutto molto visibile - aspetto oggi fondamentale - e sempre dalla parte degli agricoltori in qualunque settore : dal vino al latte, dal grano alle verdure, dalla pesca all’olio, alla carne e così via.

E questo è per noi importante, per darci un po’ di speranza di essere almeno considerati e magari ascoltati. Un grande vantaggio di Zaia è che sa di agricoltura e conosce i problemi del mondo agricolo italiano. Per questo è andato bene indipendentemente dal colore politico. Perché i problemi agricoli sono pratici e non politici.

E così, dopo il suo arrivo, si sono dati una mossa anche i sindacati agricoli che hanno cominciato a farsi sentire con proteste organizzate, denunce contro la burocrazia, operazioni commerciali come i km. zero, la filiera corta, farmer-market; temi come la tracciabilità, la trasparenza in etichetta, l’identità del territorio, l’agricoltura biologica e gli OGM. E sono sorte anche nuove iniziative dopo i decenni in cui l’agricoltura è stata la “bella addormentata”. Come l’Associazione dei Vignaioli Indipendenti Italiani ed Europei che a Bruxelles hanno già fatto sentire finalmente la loro voce.
O come l’ultima iniziativa – promossa da Zaia – per il panino 100 % italiano da McDonald’s che servirà a vendere carne italiana o ottimo olio italiano. E quindi a far apprezzare al consumatore giovane –si spera – la qualità delle materie prime italiane.

Insomma è bastato un Ministro che si facesse sentire con cognizione di causa perché tutto il mondo agricolo si mettesse in moto.
Forse – qualcuno può obiettare – tutto questo non ha ottenuto molti risultati concreti. In parte può essere vero ma le lobby industriali, la Commissione Europea, le corporazioni, i burocrati e così via tendono a rallentare e frenare qualsiasi cambiamento. Anche perchè all’agricoltura arrivano tanti soldi e – soprattutto in Italia – dove ci sono i soldi nascono sempre associazioni, enti, organizzazioni, assessorati e così via che vogliono decidere su come usarli. E tutte queste persone costano, aumentano la burocrazia e riducono e rallentano i budget destinati all’agricoltura.

Per questo è un peccato che Zaia se ne vada. Adesso chi verrà sarà, come altre volte, un non esperto di agricoltura,che è un mondo molto difficile da capire in tutte le sue sfaccettature già per noi che ci stiamo dentro.
E ritorneremo nel limbo. Ma nel frattempo i problemi dell’agricoltura si sono ingigantiti. Alcuni settori sono veramente al limite della sopravvivenza . E sono settori fondamentali come quello del grano e quello del latte (dove qualcuno negli anni passati ha firmato un accordo secondo il quale l’Italia deve produrre poco più della metà di quello che consuma). Altri come il vino, il formaggio, i salumi devono lottare a Bruxelles contro l’appiattimento che la Commissione Europea continua a proporre rispetto invece alle differenze di territorio e di cultura che rappresentano la vera e inimitabile caratteristica dell’agricoltura italiana ed europea.

Ma è proprio impossibile che dopo l’esempio positivo di Zaia non venga scelto un ministro che sappia di agricoltura e dei suoi problemi ? Oppure che Zaia ci ripensi ?



Ampelio Bucci
Agricoltore

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