La voce dei lettori
Metti l'origine in etichetta / 1. Il pacco dono dei falsi paladini
La denuncia di Giuseppe Rosso: ci sono in giro organizzazioni di burocrati che non conoscono l'agricoltura
28 giugno 2008 | T N

Gent.mo Direttore
Sono Giuseppe Rosso, già presidente ad attualmente consigliere del Consorzio di Tutela dell'olio DOP Monti Iblei.
Ho letto con attenzione l'articolo sull'obbligo dell'origine dell'olio di Luigi Tega (link esterno): lo condivido in pieno, in quanto veramente fa un'analisi INTELLIGENTE ed acuta del problema.
La verità è che ci sono in giro organizzazioni che non conoscono a fondo il mondo dell'agricoltura (in quanto piene di burocrati piuttosto che di veri produttori).
Mi chiedo come mai , invece, i paladini dell'origine non difendono, con altrettanto ardore, e non promuovono adeguatamente le IGP e più ancora le DOP, vere , uniche e serie GARANZIE LEGALI del made in Italy, anzi del Made in Chiaramonte Gulfi piuttosto che in Siena o in Imperia ecc ??
Forse perchè nelle DOP comandano i veri protagonisti della filiera?
Forse perchè gli organismi delle DOP non sono adeguatamente farciti di parasindacalisti?
Non pensano questi paladini dell'origine che, nel momento in cui decine di migliaia di piccoli produttori saranno obbligati per legge ad assoggettarsi alle costose e non esaustive (ai fini di una seria e certificata tracciabilità ) italiche pratiche burocratiche, verranno da quest'ultimi "stramaledetti" per il gentile ed inutile pacco dono???
La verità è che nell'agricoltura italiana molto spesso gli imprenditori agricoli non sono adeguatamente rappresentati, sopratutto in taluni contesti, a differenza delle organizzazioni professionali dell'industria, ove, ovviamente, "comandano" gli industriali e non gli impiegati di dette organizzazioni!
Distinti saluti
Ing. Giuseppe Rosso
P.S.: Preciso che la mia critica è di carattere generale, priva di qualsivoglia riferimento a persone, strutture ed organizzazioni varie.
Per parafrasare una canzone di Celentano possiamo ben dire che la situazione non è buona. La realtà è piuttosto complessa e le responsabilità come al solito appartengono a molti. Anche agli stessi produttori, non dimentichiamolo, i quali si sono sempre lasciati rappresentare da chicchessia, senza mai opporre valide alternative alle peggiori specie di burocrati esistenti sulla faccia della terra: coloro, per intenderci, che fanno i propri interessi senza curare, nemmeno lontanamente, quelli dei loro rappresentati. Non si può generalizzare, certo, però la realtà è quella che appare agli occhi di tutti.
Posso capire il passato, quando mancava l'istruzione e ci si affidava a persone sbagliate per incapacità di discernere, ma neanche oggi vi sono, nonostante il contesto sia mutato, i presupposti perché cambi qualcosa nella gestione delle cose agricole.
Occorre una rivoluzione per scardinare le schiaccianti logiche della rappresentanza così com'è impostata ora. Manca però il coraggio. I produttori sono tra l'altro indifferenti e non accennano alla benché minima forma di opposizione. Molto più comodo, per loro, lamentarsi e avere in cambio qualche contentino.
Grazie, intanto, per la sua preziosa testimonianza, e mi auguro possa rivelarsi in qualche modo utile per la grande causa. Dubito fortemente.
Non a caso, le dico inoltre che lo stato delle Dop non è certo tra i migliori, ad oggi; perché anche in questo caso, mi creda, tranne le solite eccezioni, c'è sempre stato lo zampino dei burocrati, pronti a sottrarre risorse, e a sprecarle quando possibile senza pietà .
Luigi Caricato
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