La voce dei lettori

LA POESIA, L'AGRICOLTURA

07 febbraio 2004 | T N

Gentile dottor Caricato,

sono capitata per caso in "Teatro Naturale" e ho visto con sorpresa e piacere
che a dirigerlo è lei. Non mi occupo di agricoltura, ma mi appassiona quanto
la terra riesca a donare di buono e di bello.
Io la conosco dai tempi dell'università a Milano, ero presente a uno dei
suoi incontri che lei organizzava in Cattolica per conto della rivista "Juvenilia".
L'ho apprezzata tantissimo per l'impegno che ha riservato a un mondo così
marginale qual è, a mio parere, quello della poesia. Eppure i numeri della
rivista "Juvenilia" hanno riscosso un discreto successo. Bei tempi.
E' con piacere dunque che ora la leggo. Sarò una sua attenta lettrice.
Buon lavoro
Maria Carlà Ciccirillo


Bei tempi, sì. L'esperienza di "Juvenilia" è stata memorabile. Anche "Teatro Naturale" ha la medesima impostazione. Viaggia su un doppio binario. Da una parte una macroarea, strettamente tecnica, riservata agli addetti ai lavori; dall'altra una mcroarea rivolta a quanti hanno a cuore la ruralità, con quanto le ruota intorno: ambiente, cibo e altro.

Non solo la poesia però, anche l'agricoltura esprime una certa marginalità. Anzi, forse c'è più marginalità in ambito agricolo. Ma il settimanale "Teatro Naturale" è nato proprio con lo scopo di valorizzare una risorsa così tanto depredata. Riusciremo a ridare centralità al mondo rurale? Non lo so, noi facciamo la nostra parte. I meccanismi di una macchina funzionano bene solo quando sono tutti in sintonia. Per ora credo che vi sia ancora uno spreco di risorse e di energie, manca una volontà "forte" per una presa di coscienza corale. Vedremo.

Intanto c'è da dire che la poesia sta risorgendo. Pensi al fatto che i due più grandi quotidiani nazionali propongono l'acquisto di una collezione dedicata alla poesia. Un'iniziativa rischiosa forse? Credo di no, avrà successo, immagino. Certi investimenti vengono fatti con indagini di mercato che ne avallano la scelta.

E' la sola agricoltura, in fondo, a non guadagnare ancora una meritata posizione di centralità. Ma la colpa è di chi "fa" l'agricoltura, non di chi strumentalmente vuole o pone l'agricoltura in ombra. Manca, e forse non ci sarà mai, una visione positiva e aperta a scenari futuri. Manca un pensiero rurale.

Vedremo.

L. C.

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