La voce dei lettori
Non solo Sian, altri registri incombono
Ci scrive Stefano Petrucci, olivicoltore e frantoiano in Sabina: nella regione Lazio per il Psr è obbligatorio anche il registro Gaia dell’Inea. Come fanno a non rendersi conto che si sta superando il limite?
03 settembre 2011 | T N
Spettabile Redazione,
sono Stefano Petrucci, olivicoltore e frantoiano in Sabina, e mi sono visto imporre, con il Decreto misura 121 del PSR Lazio, per l’assegnazione dei contributi, un ulteriore registro prodotto da Inea, chiamato GAIA.
Ad oggi, oltre al quaderno di campagna, al magazzino dei fitofarmaci, alla contabilità aziendale, ai registri per fare l’olio Dop, al SIAN per il made in Italy, sentivo proprio il bisogno di un altro registro, anche perché, considerato che si tratta di qualche migliaio di movimenti, questi burocrati pensano che con quello che fatturano le aziende agricole potranno permettersi una risorsa da dedicare anche a questo. D’altronde, già paghiamo il consulente del lavoro e il commercialista, più tutti gli altri adempimenti sopra elencati.
Come possono pensare che questo ulteriore adempimento sia possibile?
Come fanno a non rendersi conto che hanno superato il limite?
Cominciare un’altra battaglia, protestare contro queste vessazioni è l’unica cosa che ci rimane da fare?
Coinvolgere tutti le forze sindacali e politiche è inutile?
Probabilmente si, ma sono un ottimista. Sono convinto che i tempi stiano cambiando e il prossimo rinnovamento non sarà solo politico, ma farà saltare anche l’apparato burocratico.
Con la crisi dei conti pubblici non sarà più possibile mantenere strutture fine a se stesse senza utilità per la collettività e con carichi burocratici a carico dei sudditi.
Spero, e sono convinto, che Teatro Naturale prenda in considerazione anche questa battaglia, visto come prendete a cuore i nostri problemi.
Vi ringrazio per tutto l’impegno con cui portate avanti queste iniziative.
Stefano Petrucci

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Accedi o RegistratiGIANLUCA CHIEPPA
05 settembre 2011 ore 12:28Concordo con Leonardo Granata
Gianluca Chieppa
AgricardClub
Leonardo Granata
05 settembre 2011 ore 09:47Sono d'accordo con Stefano Petrucci: il limite è stato già da tempo ampiamente superato. Ma non credo proprio che coinvolgendo sindacati e forze politiche potremmo cambiare la situazione: se siamo ridotti in queste condizioni lo dobbiamo anche a loro, oltre che alla nostra passività (o peggio, ignavia).
Lo vediamo dall'irresponsabile balletto di questi giorni sulla manovra finanziaria in che mani siamo. E di tagli a sprechi e inefficenze alla burocrazia proprio non vi è traccia.
L'unica via che vedo percorribile per un cambiamento è quella di togliere loro ogni delega, impegnandoci noi come cittadini in prima persona: mandiamoli tutti a casa.
Azienda Agricola Monte Sereo
Leonardo Granata
GIANLUCA CHIEPPA
03 settembre 2011 ore 13:59Ebbene sì! La burocrazia è uno dei cancri che (oggi ancor di più) frena la crescita e competitività anche delle aziende. Purtroppo penso che i sindacati siano i meno adatti per portare avanti questa protesta anti-burocrazia visto che loro per primi si nutrono - con i CAA - di questo cancro nazionale a discapito delle aziende. Sono loro (i sindacati), aimè, quelli che comandano e condizionano da sempre le scelte politiche, perchè hanno in mano l' arma più potente: I voti degli elettori!! In questo caso sono i meno adatti per simili proteste. Sindacati+CAA=Burocrazia. Evviva l'Italia
stefano petrucci
16 settembre 2011 ore 13:00DAL 1990 CHE DICIAMO DI MANDARLI TUTTI A CASA. L'UNICA COSA CHE ABBIAMO OTTENUTO IN QUESTI ANNI E' CHE A CASA CI SIAMO RIMASTI SOLO NOI.