Editoriali

WINE REALITY

29 settembre 2007 | Stefano Tesi

Il gioco di parole è facile e scontato: dal blog a Blob.
Si pone domande sensate Mena Aloia nel suo articolo sul gossip che entra nel mondo del vino (link esterno). Anche se forse bisognerebbe invertire i termini (il prodotto non cambia, ma cambia la sindrome): l’ingresso del vino nel mondo del gossip. Perché chiunque frequenti questo ambiente, quello del vino intendo, sa che anche qui la corsa forsennata all’apparire è cominciata da tempo e che i protagonisti – penso ai produttori, ovviamente, ma non solo: giornalisti, enotecari, commercianti non sono da meno – fanno a gara per mostrarsi eccentrici, originali, controcorrente. Per essere “personaggi”, insomma. Una veste che apre le porte della tv, della stampa anche non specializzata e di internet. Nel nome del marketing, è ovvio. E se finire al fresco un paio di mesi e farsi fotografare in cella in mutande consente a Fabrizio Corona di vendere qualche milione di paia di occhiali, volete che a un agricoltore possa non venire voglia di fare il buffone in tv per vendere qualche migliaio di casse da dodici?

Per carità di patria, e per non sparare ipocritamente nel mucchio, non farò esempi mirati. Tanto chiunque se li può immaginare. Basta vedere le pose sempre più artificiose assunte da produttori e produttrici nelle foto per le più inutili riviste patinate, gli abbinamenti vino-e-qualcos-altro sempre più esibizionisticamente escogitati per far parlare di sé, le autoinvestiture con titoli e suffissi più fantasiose, rese ancora più eclatanti (e spesso ridicole) dall’accostamento strumentale con il mondo del web: bloggers, “nauti” vari, etc.

Già, internet: l’arma principe della gossippizzazione del vino e dell’enogastronomia in generale. Chi scrive ha assistito con i propri occhi, in diretta, al confezionamento di una “polpetta avvelenata” di un importante viticoltore ai danni di un altro importante viticoltore “nemico”, preparata e diffusa in tempo reale e con precisi intenti ostili attraverso e con la complicità di uno dei tanti ambigui siti web che stanno abilmente a cavallo tra l’informazione, la “comunicazione” e la pubblicità. Altro che conflitto di interessi. Conflitto e basta.

Non è da ora, del resto, che il mondo del vino (almeno quello che conta, nel senso del peso economico), aldilà della sua intrinseca estrazione “agricola”, è integrato e obbedisce alle regole dell’industria. E le regole dell’industria sono la concorrenza esasperata, il marketing, le strategie di penetrazione sui mercati, la pubblicità. Niente da eccepire, sia chiaro. E’ la realtà. Ma se è la realtà, allora prendiamone atto e non facciamo finta che non sia tale.

C’è quindi da stupirsi della “gossippizzazione” del settore? Il vino è un prodotto di massa per un mercato di massa che si serve della comunicazione di massa. Niente di strano che si stia impadronendo pian pian anche di quell’efficacissimo strumento per apparire che è l’industria del gossip. In fondo, quella signorina siliconata beccata con una collega a farsi di cocaina e sesso a pagamento in hotel con un onorevole, e per questo sbattuta in prima pagina, non è subito divenuta un personaggio, approfittandone immediatamente per mettersi in posa sexy e dire che “sogna un reality”?

Dice bene, la Aloia, quando cita alcuni esempi risaputissimi, mormoratissimi e onestamente scandalosissimi di relazioni pericolose tra informazione e pubblicità di cui da lustri tutti nell’ambiente sanno e mormorano. Una cosa però era sparlarne nell’intimità di una cantina, un’altra (anche in termini di efficacia e di visibilità) affiggerli su pagine web visitate ogni giorno da decine di migliaia di utenti. A volte perfino con il sollucchero dei diretti interessati (c’è infatti chi è convinto, forse a ragione, che il tafazzismo paghi).
Bene, benvenuti allora nel “wine reality”.

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