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La Pac al bivio: l’Europa rischia di perdere la “C” di Comune

La Pac al bivio: l’Europa rischia di perdere la “C” di Comune

Agricoltura, sicurezza alimentare e competitività tornano al centro del confronto europeo. Tra tagli alle risorse, nuova governance della Pac e crescente peso delle politiche nazionali, il mondo agricolo teme che Bruxelles finisca per indebolire proprio lo strumento che ha garantito per decenni una politica agricola realmente comune

02 settembre 2026 | 08:30 | C. S.

La pausa estiva è finita, ma per gli agricoltori europei non c’è molto da festeggiare. Siccità, eventi meteorologici estremi e incendi hanno segnato anche questa estate, aggravando condizioni di mercato già difficili in numerosi Paesi dell’Unione. Ai problemi climatici si sommano i costi ancora elevati di fertilizzanti ed energia, una situazione finanziaria fragile per molte aziende, le guerre, le tensioni commerciali e la crescente concorrenza internazionale.

È in questo clima che riparte il confronto politico sulle scelte che definiranno il futuro dell’agricoltura europea. Nei prossimi mesi, infatti, si concentreranno alcune delle decisioni più importanti della seconda Commissione guidata da Ursula von der Leyen.

E il nodo centrale sarà inevitabilmente la futura Politica agricola comune.

Il paradosso della sicurezza alimentare

Il dibattito europeo si inserisce in uno scenario geopolitico profondamente cambiato. L’alimentazione è diventata sempre più uno strumento di potere e le grandi potenze stanno rafforzando le proprie politiche agricole in nome dell’autonomia, della resilienza e della sicurezza alimentare.

Gli Stati Uniti hanno portato esplicitamente l’agricoltura nell’ambito della sicurezza nazionale. La Cina da anni persegue l’obiettivo di mantenere sotto il proprio controllo la produzione alimentare strategica. Anche la Russia considera l’autosufficienza nelle produzioni alimentari di base un obiettivo strategico.

Il messaggio che arriva dal resto del mondo è quindi chiaro: l’agricoltura non è più vista come un settore da sostenere soltanto per ragioni economiche o sociali. È diventata un asset strategico.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso europeo. Mentre le altre grandi potenze rafforzano la propria capacità produttiva, l’Unione rischia di ridurre risorse e centralità della propria politica agricola.

La partita decisiva si gioca su Pac e bilancio

L’autunno europeo sarà dominato soprattutto da due negoziati: quello sulla futura Pac e quello sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione.

Le proposte della Commissione europea prevedono una significativa riorganizzazione della politica agricola, accompagnata da una riduzione delle risorse e da una maggiore integrazione degli strumenti della Pac nei cosiddetti National and Regional Partnership Plans.

Per il mondo agricolo il rischio è quello di indebolire progressivamente la natura stessa della politica agricola comune.

Una Pac con meno risorse, privata della tradizionale struttura fondata sui due pilastri e sempre più dipendente da piani nazionali e regionali potrebbe infatti allontanarsi dagli obiettivi originari fissati dai Trattati europei: garantire un equo tenore di vita agli agricoltori, stabilizzare i mercati, assicurare gli approvvigionamenti alimentari e garantire ai consumatori disponibilità di cibo a prezzi ragionevoli.

La “C” della Pac è davvero in pericolo

Il problema non è soltanto finanziario. È soprattutto politico.

Con l'integrazione degli strumenti agricoli nei piani collegati al bilancio pluriennale, una parte crescente delle decisioni potrebbe uscire dal tradizionale perimetro della politica agricola per entrare nel terreno delle grandi trattative finanziarie europee.

Aumenterebbe così inevitabilmente il peso dei ministri delle Finanze e degli Affari europei nelle scelte relative anche a strumenti altamente tecnici, come quelli dell'Organizzazione comune dei mercati.

Il rischio, secondo le organizzazioni agricole, è che le decisioni sulla produzione agricola europea finiscano per essere condizionate più da equilibri politici e finanziari che dalle reali esigenze economiche e agronomiche delle aziende.

E il problema potrebbe accentuarsi nella fase di applicazione nazionale e regionale della Pac, quando le diverse amministrazioni si troveranno a competere per risorse e priorità.

Il risultato potrebbe essere una politica agricola sempre meno uniforme. Una Pac, insomma, che rischia di perdere proprio la sua caratteristica fondamentale: la “C” di Comune.

Agricoltori, sentinelle del territorio

Ridurre il ruolo dell'agricoltura alla sola produzione di alimenti sarebbe però un errore strategico.

Gli agricoltori garantiscono infatti anche la presenza economica e sociale nelle aree rurali, contribuiscono alla gestione del territorio e rappresentano un presidio fondamentale contro il degrado e l'abbandono.

Gli incendi che hanno colpito numerose aree europee durante l'estate lo hanno dimostrato ancora una volta. In molti territori gli agricoltori hanno affiancato i vigili del fuoco, mettendo a disposizione uomini, mezzi e attrezzature per contrastare le fiamme.

Il loro ruolo, dunque, va ben oltre quello di semplici produttori di derrate agricole.

Non a caso, nel luglio 2025, il commissario europeo all'Agricoltura Christophe Hansen aveva definito gli agricoltori parte della “linea di difesa” dell'Unione europea.

Un comparto da oltre mille miliardi di euro

Anche dal punto di vista economico, l'agricoltura non è un settore marginale.

La filiera agroalimentare europea genera oltre 1.000 miliardi di euro di valore aggiunto lordo. Nell'Unione operano circa 9,1 milioni di aziende agricole, che danno lavoro a 8,7 milioni di persone.

A queste si aggiungono oltre 23.000 cooperative agricole, con più di 607.000 occupati, che rappresentano uno dei principali pilastri della filiera agroalimentare europea.

Considerare l'agricoltura una voce da gestire ai margini delle politiche europee sulla competitività sarebbe quindi una contraddizione. Il settore agricolo è parte integrante della strategia economica e industriale dell'Europa.

Il prezzo del cibo e il costo della vita

C'è poi un altro elemento destinato a pesare nel dibattito politico: il costo della vita.

Secondo l'ultimo Eurobarometro del Parlamento europeo, inflazione, aumento dei prezzi e costo della vita rappresentano oggi la principale preoccupazione per il 47% dei cittadini europei, sei punti in più rispetto all'autunno 2025.

La questione alimentare è naturalmente parte integrante di questo problema.

Ma garantire cibo a prezzi accessibili, sostengono gli agricoltori, non significa indebolire la capacità produttiva europea. Al contrario, significa creare le condizioni affinché l'agricoltura europea rimanga competitiva, produttiva e resiliente.

Un continente che rinuncia alla propria capacità produttiva rischia infatti di diventare più dipendente dalle importazioni proprio nel momento in cui le catene commerciali internazionali sono sottoposte a crescenti tensioni.

Servono certezze, non interventi tampone

Il settore agricolo chiede quindi una strategia di lungo periodo.

Non bastano più interventi emergenziali, misure temporanee e iniziative occasionali. Gli agricoltori hanno bisogno di politiche stabili, strumenti prevedibili e una prospettiva sufficientemente lunga per poter investire e innovare.

La questione è particolarmente delicata anche sul fronte del ricambio generazionale. Senza una prospettiva economica credibile sarà sempre più difficile convincere i giovani a scegliere l'agricoltura e garantire la continuità delle imprese nei prossimi decenni.

Innovazione e intelligenza artificiale non sostituiscono la Pac

L'innovazione rappresenterà comunque una delle chiavi del futuro. Il nuovo Fondo europeo per la competitività potrà contribuire alla diffusione di tecnologie come l'intelligenza artificiale, all'utilizzo dei dati e alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per rendere l'agricoltura più efficiente e resiliente.

Ma anche in questo caso la richiesta del settore è chiara: gli strumenti per la competitività devono rafforzare, non sostituire, la Pac.

Una politica dell'innovazione non può compensare una politica agricola indebolita. E nuovi strumenti finanziari non possono sostituire una Organizzazione comune dei mercati capace di intervenire efficacemente in una fase caratterizzata da crescente volatilità.

L'autunno della verità

La partita entrerà nel vivo nei prossimi mesi. A ottobre, mentre i leader europei saranno chiamati ad affrontare un Consiglio europeo cruciale, gli agricoltori si riuniranno a Stoccolma per il Congresso degli agricoltori europei.

Sarà un momento per valutare la situazione e definire la strategia del settore.

La domanda che accompagnerà il confronto sarà soprattutto una: che ruolo vuole avere l'agricoltura nella nuova Europa geopolitica?

Se sicurezza alimentare, autonomia strategica e competitività sono diventate componenti essenziali della sicurezza europea, indebolire l'agricoltura rischia di essere una scelta contraddittoria.

Non è in gioco soltanto il reddito degli agricoltori. È in gioco la capacità dell'Europa di produrre il proprio cibo, difendere le proprie campagne, mantenere vive le aree rurali e affrontare le crisi future con una maggiore autonomia.

Per questo la sfida della nuova Pac potrebbe essere molto più grande di una semplice trattativa sul bilancio.

Potrebbe decidere se l'Europa continuerà ad avere una Politica agricola Comune oppure soltanto una somma di politiche agricole nazionali.

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