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I frantoi calabresi valutano la serrata: a rischio la campagna olearia
L'AFOCC lancia l'allarme a poche settimane dalla nuova campagna olearia: invenduto, prezzi in picchiata e costi alle stelle mettono in ginocchio il settore. Tre proposte per salvare la filiera, ma se non arriveranno risposte si valuta la serrata
27 agosto 2026 | 13:40 | C. S.
La Calabria olearia si prepara a una delle campagne più difficili degli ultimi anni. Mentre i frantoi iniziano a mettere a punto i macchinari per la prossima stagione, gli oleifici devono fare i conti con un'eredità pesante: silos ancora pieni di olio della scorsa annata, prezzi in caduta libera e costi di produzione che continuano a salire senza tregua.
A suonare il campanello d'allarme è l'Associazione Frantoi Oleari Calabria Citra (AFOCC), che chiede a Regione e Ministero un tavolo di crisi urgente. La richiesta è già stata inoltrata dalle associazioni di categoria, ma fino a oggi nessuna convocazione è arrivata.
"Non possiamo più aspettare", dichiara Leone Chiaramonte, presidente AFOCC. "La nuova campagna rischia di aggravare una situazione già al limite. I frantoi si troveranno a sostenere nuovi costi senza alcuna certezza di poter piazzare il prodotto a condizioni sostenibili".
Non bastano però interventi tampone, secondo l'associazione. Serve una vera strategia commerciale e organizzativa per rilanciare l'intera filiera. Ed ecco le tre proposte sul tavolo.
Prima: un portale comune dei frantoi. Una piattaforma digitale per conoscere in tempo reale quantità e qualità dell'olio disponibile, favorendo l'incontro diretto tra domanda e offerta. Più trasparenza significa più forza contrattuale e prezzi più equi.
Seconda: andare a cercare il mercato, non aspettarlo. Di fronte alla stagnazione delle vendite, AFOCC propone un'azione commerciale organizzata per conquistare nuovi acquirenti, in Italia e soprattutto all'estero. L'obiettivo è trovare mercati che sappiano riconoscere il valore dell'extravergine italiano 100%, creando condizioni di vendita più favorevoli per l'intera filiera.
Terza: stoccaggio strategico del prodotto di qualità. Niente svendite per liberare i silos. I frantoi chiedono di conservare l'olio nelle condizioni ottimali, trasformando lo stoccaggio in uno strumento di programmazione commerciale. Attendere il momento giusto per vendere, individuare gli acquirenti disposti a pagare il giusto prezzo, far sì che la qualità diventi una leva per una migliore remunerazione.
La crisi, sottolinea AFOCC, non riguarda solo i frantoi. Rischia di travolgere l'intera filiera, dagli olivicoltori alla commercializzazione, mettendo a repentaglio redditività, investimenti e futuro stesso degli oliveti.
Per questo l'associazione insiste: il confronto con le istituzioni deve aprirsi subito, prima che la nuova campagna abbia inizio.
"I frantoiani vogliono continuare a lavorare e valorizzare l'olio calabrese", conclude Chiaramonte. "Ma servono condizioni che consentano alle imprese di restare sul mercato".
Se le risposte non arriveranno, la categoria non esclude forme di protesta più dure, fino alla serrata durante la prossima campagna. Non una contrapposizione, avverte l'associazione, ma un ultimo, forte richiamo alla responsabilità: la crisi dell'olio calabrese non può più essere rinviata.
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