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La resilienza delle indicazioni geografiche alimentari nonostante crisi e rincari
Il Rapporto oriGIn 2026 conferma il ruolo centrale dei consorzi. Oltre 73 miliardi di fatturato e 640mila posti di lavoro diretti nel mondo. Preoccupano costi di produzione e tensioni commerciali
06 maggio 2026 | 10:00 | C. S.
Nonostante un contesto globale segnato da rincari, guerre commerciali e incertezza geopolitica, le Indicazioni Geografiche (IG) tengono botta. A certificarlo è il GI Trends Survey 2026, la ricerca annuale pubblicata oggi da oriGIn (l’alleanza mondiale dei consorzi di tutela delle IG), giunta alla sua quinta edizione.
L’indagine ha raccolto le risposte di 32 gruppi IG in rappresentanza di 20 Paesi e 5 continenti, coprendo prodotti agricoli, vini, spiriti e artigianato. Un campione significativo – spiega oriGIn – dello scenario globale che conta circa 20mila IG riconosciute a livello internazionale.
I numeri del sistema IG
I soli gruppi intervistati generano complessivamente:
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73,1 miliardi di euro di fatturato
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58,9 miliardi di export
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640.000 posti di lavoro diretti
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Oltre 1 milione di km² di territorio gestito
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Circa 14 milioni di visitatori l’anno
Un 2025 a due facce
Le performance di vendita nell’ultimo anno sono state contrastanti: il 42% dei gruppi ha registrato una crescita, mentre il 39% ha segnato un calo. Il quadro riflette il peso combinato di dazi, tensioni commerciali e incertezza geopolitica.
Sul fronte dei costi, il 77% dei consorzi ha subito un aumento dei costi di produzione. Tuttavia, il 78% ha mantenuto stabili i livelli occupazionali, segnale di una resilienza strutturale e di un impegno di lungo periodo verso il lavoro.
Clima di cautela per il 2026
Le attese per l’anno in corso sono prevalentemente prudenti: il 48% dei gruppi prevede condizioni economiche sfavorevoli – un dato più pessimistico rispetto all’edizione precedente del sondaggio.
I consorzi, spina dorsale del sistema
Per la prima volta, l’indagine ha messo a fuoco in modo specifico il ruolo dei gruppi di produttori (consorzi, associazioni di tutela), finora poco documentato nella loro governance interna, funzionamento e dinamiche finanziarie.
I risultati principali:
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Il 77% dei gruppi dichiara un coinvolgimento alto o molto alto dei propri membri nelle decisioni strategiche, a conferma del modello di governance collettivo e dal basso tipico del sistema IG.
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Il 48% rappresenta il 100% degli attori della filiera (dalla produzione alla commercializzazione), segno di una forte legittimazione istituzionale.
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Le attività principali risultano essere la promozione e la tutela legale dei nomi tutelati.
Il commento del Presidente oriGIn
«I gruppi IG sono un pilastro del sistema – ha dichiarato Riccardo Deserti, Presidente di oriGIn – il fondamento della sua resilienza e credibilità nel lungo termine. L’indagine 2026 conferma che, nonostante un contesto globale difficile, queste associazioni restano impegnate a proteggere i propri nomi, espandere i mercati e servire i propri associati, generando così valore sociale, economico e ambientale duraturo per le loro comunità».
Deserti ha inoltre annunciato che, grazie all’identificazione di modelli e buone pratiche a livello mondiale, oriGIn rafforzerà le proprie iniziative di capacity building a supporto dei consorzi.
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