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Olivicoltura calabrese sotto attacco, servono interventi urgenti
Coldiretti Calabria chiede: stop alle aste al doppio ribasso nella GDO, maggiore trasparenza in etichetta sull’origine delle olive, rafforzamento dei controlli sulla qualità reale dei prodotti, introduzione e applicazione effettiva del principio di reciprocità negli scambi internazionali
29 aprile 2026 | 13:35 | C. S.
“Non possiamo accettare che l’oro verde della nostra terra venga umiliato da logiche speculative. Difendiamo la dignità dei nostri produttori e la salute dei consumatori”.
L’olivicoltura calabrese, pilastro dell’economia agricola regionale e custode della biodiversità del territorio, sta attraversando una delle crisi più paradossali degli ultimi decenni. Coldiretti Calabria lancia l’allarme: mentre i costi di produzione nelle campagne sono cresciuti sensibilmente, anche per effetto dei rincari energetici e dei cambiamenti climatici, il prezzo riconosciuto agli olivicoltori resta ben al di sotto della soglia di sostenibilità. “Il costo di produzione di un litro di olio extravergine in Calabria si colloca mediamente tra 6,5 e 9 euro, con valori che possono superare i 9 euro nelle aree più svantaggiate. Una stima prudenziale è pari ad almeno 7,2 euro al litro. La GdO continua tuttavia a utilizzare l’olio come prodotto civetta, comprimendo i prezzi lungo la filiera e scaricando il peso sulle aziende agricole”, dichiara il Presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto. È anche per questo che la mobilitazione al Brennero assume un valore strategico: è lì che passa il confine simbolico di un sistema che oggi penalizza chi produce qualità e premia chi gioca al ribasso. Alla base della crisi c’è anche una questione strutturale: l’assenza di un reale principio di reciprocità negli scambi commerciali. Sul mercato italiano ed europeo arrivano oli provenienti da Paesi extra-UE che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti ai produttori calabresi e italiani.. Se un prodotto entra nel nostro mercato deve rispettare le stesse condizioni: questa è la vera reciprocità”.
Il nodo cruciale: origine e trasparenza: Punto critico resta la difficile identificazione del prodotto nazionale e calabrese di qualità rispetto alle miscele di oli comunitari ed extracomunitari. Sugli scaffali della GDO si trovano frequentemente bottiglie etichettate come “extravergine”, ma che in realtà derivano da blend di oli di diversa provenienza, spesso indicata in modo poco chiaro in etichetta. Una situazione che genera confusione nel consumatore e penalizza le produzioni di eccellenza del territorio. “
Qualità, legalità e correttezza sul mercato: Un passo importante nella lotta alle frodi è rappresentato dalla cosiddetta Legge Caselli, che ha rafforzato il quadro normativo introducendo specifici reati penali in materia di frodi agroalimentari. “Con le nuove norme, chi imbroglia non rischia più solo sanzioni amministrative ma risponde penalmente. È un segnale importante di civiltà giuridica e tutela del Made in Italy. Tuttavia il rafforzamento delle sanzioni deve essere accompagnato da controlli efficaci e da una piena trasparenza lungo tutta la filiera, per garantire condizioni di concorrenza leale”
La voce della filiera organizzata:Sulla qualità del comparto interviene anche Enrico Parisi, presidente di Assoproli Calabria, cooperativa OP olivicola: “Gli olivicoltori calabresi esprimono livelli elevatissimi di professionalità, competenze agronomiche e capacità di gestione della qualità lungo tutta la filiera. Il nostro è un patrimonio umano e produttivo straordinario, costruito su tradizione e innovazione. Tuttavia, questa qualità rischia di non essere adeguatamente valorizzata in un mercato che non distingue con chiarezza tra produzioni di eccellenza e prodotti derivanti da miscele di origine incerta”.
Opportunità: giovani, oleoturismo e nuove politiche:Nonostante le criticità, il comparto olivicolo calabrese mostra segnali importanti di vitalità e innovazione. Cresce l’interesse dei giovani imprenditori agricoli, così come si sviluppano nuove forme di valorizzazione del territorio legate all’oleoturismo. In questo contesto si inseriscono anche le nuove politiche di settore: il progetto nazionale Coltivaitalia prevede un Piano olivicolo nazionale da 300 milioni di euro, che può rappresentare un volano strategico per il rilancio del comparto. “Tuttavia, queste opportunità rischiano di essere vanificate se non si interviene sulle distorsioni del mercato, a partire dalla trasparenza e dalla reciprocità”.
Il ruolo della Regione Calabria:Coldiretti Calabria evidenzia positivamente che la Regione Calabria – Dipartimento Agricoltura ha predisposto un Piano Olivicolo regionale, che rappresenta un’opportunità importante per rilanciare il comparto.
Le richieste: Coldiretti Calabria chiede:stop alle aste al doppio ribasso nella GDO, maggiore trasparenza in etichetta sull’origine delle olive, rafforzamento dei controlli sulla qualità reale dei prodotti, introduzione e applicazione effettiva del principio di reciprocità negli scambi internazionali, valorizzazione sugli scaffali dei prodotti 100% italiani e calabresi
Appello ai cittadini- consumatori:Ogni volta che si acquista una bottiglia a prezzi troppo bassi, è necessario interrogarsi sulla reale qualità e origine del prodotto. Scegliere olio calabrese significa sostenere il territorio, la salute e il lavoro delle nostre imprese”.
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