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Limitare l'importazione selvaggia di riso: si rivede la clausola di salvaguardia
A poche settimane dall’avvio della raccolta di riso le importazioni selvagge hanno fatto crollare le quotazioni all’origine del prodotto nazionale che per le varietà più note come il Carnaroli o l’Arborio sono quasi dimezzate
29 ottobre 2025 | 10:00 | C. S.
La richiesta di una clausola di salvaguardia efficace per limitare i danni causati dall’import selvaggio di riso è importante per tutelare i record della filiera nazionale dopo il crollo dei prezzi pagati ai risicoltori italiani proprio a causa degli arrivi di prodotto straniero che non rispetta gli standard produttivi europei. Ad affermarlo sono Coldiretti e Filiera Italia che commentano favorevolmente la proposta di revisione del Regolamento relativo al Sistema di Preferenze Generalizzate (Spg) portata dall’Italia, con il sottosegretario del Masaf D’Eramo, al Consiglio Agrifish che ha trovato il sostegno di Francia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Romania. Un importante segnale per la costruzione di un'alleanza in seno al Consiglio contro l’attuale orientamento.
Nel quadro del dibattito sulla revisione del Regolamento sul Sistema delle Preferenze Generalizzate (Spg), la recente evoluzione ha suscitato, infatti, molte preoccupazioni per il settore risicolo europeo. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, la proposta attuale rischia di dare vita a una clausola di salvaguardia che, pur funzionando in modo automatico, sarebbe del tutto inefficace per proteggere le produzioni comunitarie. Il limite previsto per l’attivazione – fissato a oltre 600mila tonnellate di riso lavorato – così come la durata eccessivamente breve dell’attivazione della clausola al superamento di tali soglie, sono irrealistici e insufficienti a difendere concretamente la filiera nazionale, soprattutto alla luce del fatto che le importazioni storiche hanno raggiunto al massimo le 560mila tonnellate.
Un meccanismo del genere rischierebbe così di lasciare scoperti produttori e lavoratori italiani, senza offrire una vera risposta alle sfide concorrenziali degli ultimi anni.
A poche settimana dall’avvio della raccolta di riso le importazioni selvagge hanno fatto crollare le quotazioni all’origine del prodotto nazionale che per le varietà più note come il Carnaroli o l’Arborio sono quasi dimezzate, passando indicativamente da 1,-1,10 euro al chilo a 60-70 centesimi, nell'attuale campagna, nonostante una produzione di poco sopra i livelli dello scorso anno.
L’incremento del 10% negli arrivi di riso straniero nei primi sette mesi del 2025 – pari a 208 milioni di chili stando ai dati Coldiretti su base Istat – sta pesando fortemente sulla filiera nazionale. La criticità è aggravata dal fatto che il 60% delle importazioni beneficia di dazi agevolati, e metà di queste arriva già confezionata. Coldiretti sottolinea che dal 2009, le importazioni favorite dall’iniziativa Eba sono passate da 9 a quasi 50 milioni di chili, generando concorrenza sleale legata anche all’utilizzo di pesticidi vietati in Europa e al sospetto sfruttamento del lavoro minorile. Questa dinamica potrebbe amplificarsi, secondo le associazioni agricole, con eventuali futuri accordi tra Ue e India.
Il settore risicolo italiano, primo produttore europeo con circa 1,4 miliardi di chili di risone all’anno, vede la maggiore concentrazione delle coltivazioni nelle province del Nord: Pavia con 83.000 ettari e Vercelli e Novara con 100.000 ettari complessivi, che rappresentano il 90% della superficie nazionale. A questa filiera partecipano oltre diecimila famiglie, fra imprenditori e lavoratori, distribuite in tutta Italia.
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