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Olio extravergine di oliva italiano venduto a 7-7,7 euro/kg: la speculazione è già partita?
Frodi e speculazioni sarebbero già partite secondo le 30 associazioni che hanno scritto al ministro Lollobrigida. Occorre un’azione di controllo straordinaria che incroci i database fiscali, del registro Sian e della produttività media degli oliveti
06 ottobre 2025 | 16:00 | C. S.
E’ già partita la corsa all’olio di carta, ovvero a quelle frodi e speculazioni che creano olio solo sulla carta, sulla base di false dichiarazioni, DDT e fatture, per far diventare extravergine nazionale quello che proviene dall’estero: Spagna, Grecia e Tunisia.
CIA Agricoltori Italiani di Puglia, Italia Olivicola, Oliveti Terra di Bari e da altre 27 grandi organizzazioni di produttori, cooperative, realtà associative di tutto il settore olivicolo-oleario italiano hanno scritto al Ministro Lollobrigida chiedendo un piano straordinario di controlli.
La pressione e i timori di tali controlli interforze hanno generato negli operatori disonesti un freno formidabile per le attività illecite (false fatture di acquisto di olive e/o importazioni illegali di olio sfuso). Purtroppo finita la parte straordinaria di controlli, a nostro avviso, le attività illegali sono riprese come e più di prima.
Ecco i punti sottoposti al titolare di via XX settembre:
1. Quotazioni: Sono mesi che moltissimi scambi di olio extravergine oliva Italiano vengono realizzati con un range di quotazione tra 7 e 7,7 euro. Il sistema Italia, nelle ultime due campagne di produzione non ha mai registrato valori così bassi. Come è possibile registrare tali valori nelle vendite di olio sfuso? Ci dicono che ci siano prezzi di acquisto da frantoi e da aziende agricole ancora più bassi tra 5 e 6 euro. È possibile che ci siano “agricoltori” o “frantoi” così all'oscuro delle quotazioni delle borse merci, che hanno venduto il loro prodotto sottocosto? Considerando che il nostro paese si è dotato del SIAN e della fatturazione elettronica, strumenti potentissimi di analisi, sarebbe abbastanza agevole scremare la grande platea degli operatori del settore e selezionare le vendite e gli acquisti effettuati molto di sotto delle quotazioni di mercato e i relativi operatori per approfondirne le dinamiche e finalizzare meglio l’attività di controllo.
2. Aziende: Spesso dietro un lotto di olio “Travestito” ci sono un'azienda, un imprenditore, un produttore. Selezionato l'elenco di cui sopra, potrebbe essere opportuno verificare in quali periodi, con quali attrezzature, manodopera e tipologia di azienda tali produzioni sono state garantite. Molto probabilmente ci saranno aziende con trattori arrugginiti, senza forza lavoro negli altri periodi e nelle altre attività di campo che, grazie ad una grande dose di “fortuna”, ogni anno, baciati dal Signore, producono frutti abbondanti con performance eccellenti di produttività. Potrà anche essere che ci siano contratti di affitto o di vendita in campo di frutti di aziende con alberi distrutti dalla xylella, incolte da anni con giovani impianti, che riescono a garantire ad alcuni produttori e alcuni frantoi continuità di produzioni di qualità. In ultimo sempre incrociando i dati potrà accadere che gli operatori più bravi e più fortunati siano in passato già inciampati in problematiche connesse a frodi, truffe o irregolarità del settore.
3. Territorio: Selezionati gli elenchi riteniamo abbastanza agevole confrontare le produzioni delle aziende agricole fornitrici dei frantoi, le rese e le qualità con quelle di colleghi degli stessi areali; molto probabilmente noteremo disparità macroscopiche.
4. Trasporti: selezionati gli operatori più “attivi e più bravi” nella vendita sottocosto, potrebbe essere utile verificare le attività di trasporto (con quali autisti, con quali mezzi, in quali giorni) anche ascoltando a campione qualche collaboratore: temiamo che se solo avessimo la possibilità di incrociare utenze telefoniche di tali collaboratori potremmo trovare diversi trattori, rimorchi e tante cisterne che viaggiano senza autista nel nostro Paese. Sempre in riferimento ai trasporti, potremmo notare come tanti di questi trasporti di questo prodotto a basso prezzo, saranno stati effettuati o dagli stessi titolari dell’attività o dalla stessa impresa di trasporti che ha anche, guarda caso, tanta attività estera.
5. Finanze: è indubbio, Signor Ministro, che con quotazioni così elevate sia stato abbastanza complesso, durante i periodi di raccolta e molitura, generare riserve e movimentazioni finanziarie così importanti come richieste dai valori dell'olio. Anche per questo motivo riteniamo che le attività illecite siano slittate a periodi di maggiore tranquillità, nel tempo, per consentire approvvigionamenti finanziari e scambi degli stessi garantiti. Anche su questo fronte molto probabilmente potremmo notare come gli scambi di questo prodotto “a saldi” siano stati caratterizzati da pagamenti comodi e differiti.
6. Operatori: sempre a proposito di bravura e di super-capacità, molto probabilmente scopriremmo che gli operatori più concorrenziali con fatturati esplosi in questo anno hanno una organizzazione aziendale limitatissima, quasi inesistente, con strutture, mezzi e fabbricati molto più simili ad una officina che ad una impresa olearia. Le scriviamo signor Ministro perché riteniamo che il settore sia fortemente sotto attacco non solo in termini di reddito degli operatori agricoli, ma nella sua complessità di filiera e nella sua permanenza sui mercati. Se continuiamo a consentire che non ci sia differenza qualitativa tra una bottiglia marcata di olio italiano e una di olio comunitario o extracomunitario, a brevissimo perderemo tutte le quote di mercato conquistate in decenni di attività con pregiudizio enorme per tutta la filiera e per il nostro paese. Chiediamo a Lei e al Sottosegretario di compiere un'ulteriore attività straordinaria perché siamo convinti che, stante il divario delle quotazioni di questa campagna degli oli italiani con quelli esteri, questa volta sia possibile sgominare questo manipolo di malfattori e consentire alla stragrande maggioranza degli operatori della filiera olivicola di cogliere le opportunità che il mercato offre e di riportare in auge una delle perle del Made in Italy. Siamo altrettanto convinti che, se non interveniamo immediatamente, questa organizzazione ormai collaudata creerà grandissimi problemi commerciali alla campana olearia che sta per avviarsi.
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