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Dai frantoi non nasce solo olio, sottoprodotti diventano energia e nuove risorse
Il ruolo dei frantoiani nella transizione sostenibile della filiera olivicola. Ciò che in passato veniva considerato uno scarto rappresenta oggi una risorsa preziosa, una biomassa rinnovabile con molteplici utilizzi
04 giugno 2026 | 15:15 | C. S.
Dai frantoi non nasce più soltanto olio extravergine di oliva: sottoprodotti come sanse, nocciolino, foglie e acque di vegetazione possono diventare energia, fertilizzanti organici e nuove materie prime per applicazioni alimentari, cosmetiche e industriali.
È questo il messaggio lanciato da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari – in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, nell’ambito del percorso di comunicazione realizzato insieme a Italia Olivicola in attuazione del Programma Operativo previsto dal Regolamento (UE) 2021/2115.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha profondamente cambiato il modo di guardare ai sottoprodotti della lavorazione delle olive. Ciò che in passato veniva considerato uno scarto rappresenta oggi una risorsa preziosa. Le acque di vegetazione possono diventare una fonte di composti antiossidanti naturali, come i polifenoli, destinati all’industria alimentare, nutraceutica e cosmetica. Sansa e nocciolino possono invece essere valorizzati per produrre energia rinnovabile, biogas, biometano o fertilizzanti organici destinati a tornare nei campi, chiudendo il ciclo dell’economia circolare.
Ogni campagna olearia produce non soltanto olio extravergine di oliva, ma anche una quantità rilevante di sottoprodotti. Da un quintale di olive si ottiene mediamente una quota limitata di olio, mentre la parte restante è composta da frazioni solide e liquide che richiedono una gestione corretta. La sfida dei frantoi moderni è trasformare questa complessità in valore, attraverso innovazione tecnologica, competenze professionali e nuovi modelli gestionali.
Il nocciolino, ad esempio, può essere utilizzato come biomassa rinnovabile per la produzione di calore, anche all’interno degli stessi frantoi. La sansa può essere destinata a processi di digestione anaerobica per la produzione di biogas e biometano, mentre il digestato può tornare al terreno come fertilizzante stabilizzato. Attraverso il compostaggio o la produzione di biochar, i residui della lavorazione possono contribuire al miglioramento della fertilità del suolo e al sequestro del carbonio.
Questa evoluzione è strettamente legata anche all’innovazione degli impianti. Tecnologie più efficienti consentono di migliorare la resa estrattiva, preservare la qualità nutrizionale dell’olio, ridurre i consumi energetici e limitare l’impatto ambientale. Il frantoio moderno si sta così trasformando progressivamente in una vera bioraffineria agricola, capace di valorizzare ogni componente dell’oliva.
La sostenibilità, dunque, non riguarda solo la gestione dei sottoprodotti. Un frantoio moderno è chiamato a migliorare l’efficienza energetica, ridurre sprechi e consumi, garantire tracciabilità e preservare la qualità del prodotto lungo tutta la filiera.
Per il consumatore, scegliere un olio extravergine di qualità significa sempre più spesso scegliere anche un modello produttivo attento all’ambiente, alla valorizzazione delle risorse e alla tutela del territorio.
“Per anni si è parlato di sostenibilità come di un costo. Oggi i frantoi italiani dimostrano che può diventare un’opportunità – sottolinea il presidente di AIFO Alberto Amoroso – Il frantoio moderno non è più soltanto il luogo dove si estrae l’olio dalle olive. Sta diventando una vera e propria bioraffineria agricola, capace di generare valore da ogni componente del frutto. Recuperare i sottoprodotti, ridurre gli sprechi e investire in innovazione significa tutelare l’ambiente, rafforzare la competitività delle imprese e creare nuovo valore per la filiera. È questa la direzione del lavoro che AIFO sta portando avanti insieme a Italia Olivicola – conclude Amoroso – aumentare la consapevolezza dei consumatori, valorizzare il ruolo dei frantoi e raccontare una qualità dell’olio extravergine che nasce anche da processi produttivi più responsabili, efficienti e sostenibili”.
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