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Industria mangimistica, crescono nel 2025 produzione e fatturato. In aumento anche gli investimenti e gli occupati nel settore

Industria mangimistica, crescono nel 2025 produzione e fatturato. In aumento anche gli investimenti e gli occupati nel settore

Il quadro positivo a livello dei fondamentali deve fare i conti con uno scenario internazionale profondamente complesso. Ci sono poi alcune scadenze regolatorie europee come la ormai imminente applicazione della normativa (EUDR) contro la deforestazione

01 giugno 2026 | 12:00 | C. S.

Il 2025 dell’industria mangimistica italiana si è concluso con quattro segni positivi: in crescita fatturato, produzione, investimenti e occupazione. Il settore conferma il ruolo centrale all’interno del sistema agrozootecnico-alimentare nazionale. I dati economici e produttivi del 2025 sono stati presentati nel corso dell'Assemblea annuale di Assalzoo (Associazione Nazionale Tra Produttori di Alimenti Zootecnici) svoltasi oggi a Parma. La produzione nazionale di mangimi ha raggiunto 15,628 milioni di tonnellate, registrando un incremento dell’1,1% rispetto al 2024. Il dato del fatturato mostra un aumento leggermente più significativo, portandosi a quota 10,167 miliardi di euro, con una crescita di circa il 3% rispetto al 2024. Una nota di importanza economica e sociale proviene dal fronte occupazionale con una crescita di oltre il 4% rispetto al 2025 e con un numero complessivo di addetti diretti di 8.850 addetti. Di rilevanza industriale anche il dato degli investimenti fissi lordi che è in crescita del 5,3% rispetto al 2024, a conferma di un’esplicita visione imprenditoriale segnata dalle scelte di innovazione, di sostenibilità e di efficienza degli impianti.
 
“I dati economici e produttivi - commenta il Presidente Assalzoo, Massimo Zanin - confermano, allo stesso tempo, la solidità dell’industria mangimistica italiana e la predisposizione del nostro comparto nel costruire il successo di domani; ciò si dimostra anche nella capacità di adattamento a un quadro internazionale particolarmente instabile. L’insieme dei risultati, tutti segnati dalla crescita, confermano la forza competitiva delle imprese mangimistiche, l’attenzione alla qualità della produzione e la consapevolezza del ruolo sociale, oltre che economico, che riveste un segmento che è parte integrante del settore alimentare come il nostro”.
 
Le sfide del settore
Il quadro positivo che si riscontra a livello dei fondamentali deve tuttavia fare i conti con uno scenario internazionale profondamente complesso. “Le tensioni geopolitiche globali (dalla guerra russo-ucraina ai conflitti mediorientali fino alle recenti crisi internazionali) hanno avuto - sottolinea Zanin - pesanti riflessi sui mercati dell’energia, dei trasporti e delle materie prime agricole. Per un paese come l'Italia questi scostamenti vanno ad amplificare delle situazioni di strutturale vulnerabilità. Importiamo gas e petrolio, trasportiamo su gomma quasi oltre l’80% delle materie prime vegetali necessarie alla produzione mangimistica e il 100% dei mangimi destinati all’allevamento. Per questo servono misure di contenimento rispetto alla situazione attuale, con riguardo non solo ai costi energetici, ma con un'attenzione particolare anche alla capacità di autoapprovvigionamento interno delle materie prime necessarie, a partire dal riconoscimento del mais come coltura strategica che permetta finalmente un’inversione positiva nella produzione di questo cereale indispensabile per tutta la filiera agro-zootecnica-alimentare”.
 
Oltre alla situazione geopolitica, ci sono poi alcune scadenze regolatorie europee come la ormai imminente applicazione della normativa (EUDR) contro la deforestazione. “Ci siamo impegnati - ricorda il Presidente Assalzoo - per ottenere il rinvio di un anno della sua applicazione, ora fissata al 31 dicembre 2026. Il rinvio non ha però risolto tutti i problemi. La sostenibilità ambientale è un obiettivo condivisibile e necessario, ma deve procedere di pari passo con la sostenibilità economica: occorre evitare che un eccesso di oneri burocratici rischi di compromettere la già fragile competitività del sistema agroalimentare”.
 
Di cruciale importanza per il settore - sottolinea Zanin - è la gestione delle emergenze sanitarie, che vanno affrontate secondo la logica integrata One Health, nella quale c’è una connessione continuativa tra salute animale, salute umana e salute ambientale. Le epizoozie, come la Peste Suina Africana e l’Influenza Aviaria, mettono sotto forte pressione la filiera. Noi mangimisti svolgiamo un ruolo chiave in questo processo: nel controllo, nella prevenzione e nella tracciabilità a tutela degli allevamenti”.
 
I deficit della produzione zootecnica nazionale, che vedono l’Italia dipendere dall’estero per oltre il 60% della carne bovina e oltre il 40% di quella suina (ma analoga situazione riguarda il settore ovicaprino, del pesce e del latte nonostante i miglioramenti degli ultimi anni), oltre che per le materie prime vegetali, rappresentano una sfida decisiva per tutta l’economia alimentare. Assalzoo, consapevole dell’importanza della questione, ha provato a indicare la via della coesione e del dialogo di filiera attraverso la prima edizione degli Stati Generali della Zootecnia che si sono tenuti a febbraio a Verona nel corso di Fieragricola Verona. “Gli Stati Generali - conclude Zanin - hanno riunito per la prima volta la produzione primaria, l’industria di trasformazione e la grande distribuzione. Il Terzo Rapporto FeedEconomy ha dimostrato come la nostra filiera zootecnica generi oltre 180 miliardi di euro, qualcosa più dell’8% del PIL nazionale. Fare sistema non è più una scelta ma una necessità assoluta per difendere questo patrimonio in maniera credibile ed efficace. Con questo spirito di dialogo e di partecipazione Assalzoo e le aziende che ne fanno parte continueranno a promuovere il dialogo con la filiera per una visione di sistema”.

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