Associazioni di idee
Difendere il vino significa difendere territori, lavoro e una parte profonda dell’identità italiana
Un’analisi approfondita sui cambiamenti dei consumi internazionali, sulle nuove esigenze dei mercati e sulla necessità per il vino italiano di continuare a investire sulla qualità e sull’identità territoriale come elementi distintivi
04 giugno 2026 | 08:30 | C. S.
Il 79° Congresso nazionale di Assoenologi ha trasformato Conegliano e la Fiera di Santa Lucia di Piave in uno dei principali luoghi di confronto sul futuro del vino italiano ed europeo. Tre giornate intense, partecipate e ricche di contenuti che hanno riunito centinaia di enologi, tecnici, produttori, imprese, studenti e rappresentanti delle istituzioni attorno ai grandi temi del settore: mercati internazionali, sostenibilità, salute, cambiamenti climatici, formazione, innovazione e valorizzazione dei territori.
Ad aprire ufficialmente il congresso è stata la relazione del presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, che ha richiamato il settore alla necessità di affrontare le nuove sfide senza chiusure autoreferenziali. “Difendere il vino – ha sottolineato – significa difendere molto più di una filiera economica. Significa tutelare territori, paesaggi, comunità, lavoro e cultura. Il vino italiano non può restare in silenzio di fronte a narrazioni ideologiche che rischiano di colpire uno dei simboli più autentici del Made in Italy”. Cotarella ha parlato anche della necessità di “un nuovo Rinascimento del vino italiano”, fondato su competenza tecnica, credibilità scientifica e capacità di dialogare con le nuove generazioni.
Parole che hanno rappresentato il filo conduttore dell’intera manifestazione, caratterizzata da una presenza istituzionale di altissimo livello. Nel messaggio inviato al congresso, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il vino italiano “uno straordinario ambasciatore dell’Italia nel mondo”, sottolineando il valore del comparto come elemento identitario, economico e culturale del Paese.
Particolarmente atteso l’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, premiato da Assoenologi come “Personaggio dell’anno 2026”. Il ministro ha ribadito l’impegno del Governo nella difesa del settore vitivinicolo italiano, ricordando come il vino sia parte integrante della cultura mediterranea e di uno stile di vita fondato sull’equilibrio e sul consumo consapevole. “Non permetteremo – ha detto – che il vino venga criminalizzato con approcci ideologici lontani dalla nostra storia e dalla nostra cultura”.
Importanti anche i contributi del commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, dell’europarlamentare Dario Nardella, del presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, del senatore Dario Stefano e del videomessaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha ribadito il valore economico e sociale della filiera vitivinicola italiana.
Tra i momenti più apprezzati del congresso la lectio di Renzo Cotarella, amministratore delegato di Marchesi Antinori, dedicata ai nuovi scenari del mercato mondiale del vino. Un’analisi approfondita sui cambiamenti dei consumi internazionali, sulle nuove esigenze dei mercati e sulla necessità per il vino italiano di continuare a investire sulla qualità e sull’identità territoriale come elementi distintivi.
Nella serata conclusiva è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nominato socio onorario di Assoenologi. “Il vino fa parte della nostra cultura – ha affermato – e tutta la nostra tradizione è ricca di riferimenti al vino”. Nordio ha inoltre sottolineato come sia necessario “intervenire sulla comunicazione”, distinguendo tra abuso e consumo moderato e consapevole, definendo il vino “un autentico simbolo del branding italiano nel mondo”.
Grande attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra vino e salute, tema affrontato dal professor Francesco Montorsi, luminare di fama internazionale, che ha evidenziato come il consumo moderato e consapevole del vino, inserito in corretti stili di vita e nella dieta mediterranea, sia profondamente diverso dall’abuso di alcol e non possa essere oggetto di semplificazioni ideologiche.
Il congresso ha inoltre posto al centro il tema dei giovani e della formazione enologica, con particolare attenzione al dialogo con le nuove generazioni e ai progetti di valorizzazione dei vitigni identitari italiani, tra cui il Cannonau.
Molto seguite anche le relazioni tecniche dedicate alla gestione sostenibile del vigneto, agli effetti del cambiamento climatico, alle innovazioni genetiche, alla digitalizzazione e all’enoturismo. Ad accompagnare i lavori congressuali due degustazioni tecniche particolarmente partecipate: quella dedicata ai Metodo classico italiani e Champagne e quella riservata ai vitigni autoctoni e alle diverse espressioni del Prosecco.
“Questo congresso – ha concluso Riccardo Cotarella – ha dimostrato che Assoenologi oggi è una realtà autorevole, ascoltata e centrale nel dibattito sul vino italiano. La nostra forza nasce dai territori, dalle competenze dei nostri cinquemila associati e dalla capacità di dialogare con istituzioni, università, imprese e comunità. Il vino italiano ha futuro soltanto se continuerà a essere credibile, umano e profondamente legato alla propria identità”.
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