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Le priorità dei frantoi italiani di Aifo: valore, credito, biologico e sostenibilità

Le priorità dei frantoi italiani di Aifo: valore, credito, biologico e sostenibilità

Più valore all’olio italiano: accanto al tema del mercato, grande attenzione è stata dedicata agli strumenti finanziari. Spazio anche alla valorizzazione dei sottoprodotti dei frantoi, tema sempre più centrale in una prospettiva di economia circolare

01 giugno 2026 | 15:00 | C. S.

Più valore all’olio italiano, strumenti finanziari adeguati per sostenere i frantoi, maggiore riconoscibilità del biologico, investimenti su sostenibilità, sottoprodotti e innovazione. Sono questi i principali messaggi emersi dalla due giorni nazionale “Frantoi italiani: valore, innovazione e mercato”, promossa da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari al Palazzo D’Avalos di Vasto (CH), con il patrocinio del Comune.

L’iniziativa ha riunito frantoiani provenienti da tutta Italia, rappresentanti delle istituzioni, tecnici, associazioni di categoria, esperti del settore e centinaia di partecipanti, trasformando Vasto per due giornate in un luogo di confronto nazionale sul futuro della filiera olivicola-olearia.

Ad aprire i lavori sono stati il sindaco di Vasto Francesco Menna e il presidente AIFO Alberto Amoroso. Alla seconda giornata ha preso parte anche il vicesindaco Felicia Fioravante. A loro AIFO ha rivolto un ringraziamento per l’accoglienza e per l’ospitalità riservata alla comunità dei frantoiani, in una cornice istituzionale e culturale che ha contribuito al successo dell’iniziativa.

Il confronto si è sviluppato in un momento particolarmente delicato per il comparto, segnato dal rallentamento del mercato dell’olio, dal calo dei prezzi, da giacenze ancora significative e dall’avvicinarsi della nuova campagna olivicola. Una fase che impone alla filiera di superare logiche emergenziali e di lavorare su strumenti concreti per rafforzare la competitività delle imprese.

Nel panel dedicato al tema “Come aumentare il valore dell’olio: mercato, certificazioni e finanza”, il professor Angelo Frascarelli dell’Università degli Studi di Perugia ha evidenziato la necessità di passare da una semplice logica di prodotto a una vera catena del valore, in cui qualità, territorio, reputazione, certificazioni, comunicazione e rapporto con il consumatore diventino leve strategiche per sostenere il prezzo dell’olio italiano.

Accanto al tema del mercato, grande attenzione è stata dedicata agli strumenti finanziari. Vincenzo Bisaccia ha approfondito il ruolo del credito agrario moderno e del pegno rotativo come leva utile a sostenere la liquidità delle imprese e a decongestionare le vendite nei momenti di maggiore pressione commerciale. Manlio Livio Cassandro, dello Studio Cassandro Progettazione e Finanziamenti, ha illustrato le opportunità legate ai progetti di filiera, alla promozione internazionale, ai fondi europei e ai nuovi strumenti connessi a sostenibilità, carbon farming e cooperazione transfrontaliera.

Tra i temi più significativi anche quello della sostenibilità ambientale certificata. Matteo Malorgio, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha presentato lo schema nazionale “Made Green in Italy” come strumento credibile per comunicare al mercato l’impronta ambientale dei prodotti e contrastare il greenwashing attraverso metodologie scientifiche e verifiche indipendenti.

Uno dei passaggi centrali della due giorni è stato il confronto sull’olio biologico, alla presenza del sottosegretario al Masaf Luigi D’Eramo. Nel suo intervento, D’Eramo ha annunciato che sarà presto disponibile il marchio biologico nazionale, uno strumento che potrà essere utilizzato anche sull’olio e che punta a rafforzare la riconoscibilità delle produzioni biologiche italiane. Al panel hanno preso parte anche Alissa Mattei, capo panel AIFO ed esperta di olio, Leonardo Seghetti, vicepresidente O.L.E.A., e Gaetano Agostini, vicepresidente AIFO.

La sessione ha messo in evidenza come il biologico rappresenti una delle principali opportunità di crescita per l’olio italiano, a condizione che sia accompagnato da tracciabilità, controlli, comunicazione chiara e capacità di distinguere il valore reale della certificazione da altri claim commerciali meno strutturati.

Spazio anche alla valorizzazione dei sottoprodotti dei frantoi, tema sempre più centrale in una prospettiva di economia circolare. La sessione ha affrontato il possibile riutilizzo di sanse, reflui, nocciolino, foglie e residui di potatura in ambiti diversi: agricoltura, energia, biogas, nutraceutica, cosmesi e nuovi materiali. Sono intervenuti Lorella Rossi del CIB – Consorzio Italiano Biogas, l’ing. Alessandro Pietrodarchi di Ecolan Spa ed Elia Pellegrino, vicepresidente AIFO. Dal confronto è emersa una visione chiara: ciò che per anni è stato considerato un costo o un problema gestionale può diventare una leva di reddito, innovazione e sostenibilità per i frantoi.

La conclusione dei lavori è stata dedicata al Piano olivicolo nazionale e alle prospettive per i frantoi, con la partecipazione dell’onorevole Marco Cerreto, membro della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati. Nel suo intervento, Cerreto ha richiamato il quadro di “ColtivaItalia”, provvedimento attualmente in discussione alla Camera, all’interno del quale è inserito anche il Piano olivicolo nazionale, con una dotazione di 300 milioni di euro a disposizione del settore. Al confronto hanno preso parte anche Dora Desantis per FOOI, Francesca Petrini per CNA Agroalimentare e il presidente AIFO Alberto Amoroso.

“Il Congresso AIFO ha confermato una necessità ormai evidente: i frantoi non chiedono interventi episodici, ma una strategia stabile per dare valore all’olio italiano e garantire sostenibilità economica alle imprese – dichiara Alberto Amoroso, presidente AIFO –. In questi due giorni abbiamo discusso di mercato, credito, pegno rotativo, biologico, sostenibilità ambientale, sottoprodotti e Piano olivicolo nazionale. Sono tutti tasselli della stessa sfida: costruire una filiera più organizzata, capace di difendere il lavoro dei frantoiani e di trasformare la qualità dell’olio italiano in valore riconosciuto dal mercato. Il confronto con le istituzioni, con gli esperti e con le altre organizzazioni della filiera – aggiunge Amoroso – ha confermato che il frantoio deve essere considerato sempre più un presidio produttivo, economico e territoriale. Senza frantoi moderni, sostenibili e finanziariamente solidi, anche la qualità dell’olio italiano rischia di perdere forza. Per questo vogliamo che l’appuntamento di Vasto diventi un momento stabile di confronto nazionale”.

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