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Orzo al posto del mais per salvare la zootecnia italiana

Orzo al posto del mais per salvare la zootecnia italiana

La produzione di orzo è andata oltre ogni aspettativa, interessante anche dal punto di vista dei prezzi, e probabilmente le superfici delle colture invernali potranno essere ampliate. Una indispensabile boccata d’aria

07 luglio 2022 | C. S.

Continua, anzi si aggrava, il problema italiano della mancanza di disponibilità di materie prime destinate all’alimentazione animale e all’industria di trasformazione. A un’annata caratterizzata da una scarsità di piogge senza precedenti, potrebbero aggiungersi gli effetti derivanti dall’applicazione della strategia Farm to Fork, una politica europea nata per salvaguardare l’ambiente i cui divieti a priori rischiano, tuttavia, di compromettere gravemente l’agricoltura italiana e aumentare la nostra dipendenza dall’estero. Lo scenario è inoltre molto preoccupante anche a causa della carenza di fertilizzanti che, in seguito all’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina e al conseguente aumento del gas, erano stati interessati dalla chiusura di diversi stabilimenti produttivi in Europa a all’aumento vertiginoso dei prezzi.

Compag – la federazione italiana dei commercianti di prodotti per l’agricoltura e degli stoccatori - ha raccolto le considerazioni dei propri associati sulla campagna in corso e notato uno sviluppo incoraggiante: qualche speranza può essere riposta nell’orzo. Questo cereale, spesso sottovalutato, ha un ciclo più breve rispetto ad altri cereali. Inoltre si presta a essere coltivato anche in regioni fredde o aride e le tecniche colturale e antiparassitaria sono simili a quelle adottate per il frumento. In base alle prime valutazioni degli operatori del settore, sembra che la produzione italiana di orzo per il 2022 stia registrando buoni risultati e, soprattutto a livello qualitativo, superiori alle aspettative. Lo stato sanitario dell’orzo è ottimo e, nonostante i costi di produzione siano in forte aumento e la siccità abbia colpito tutto il territorio fin dai primi mesi dell’anno, i risultati sono buoni per quanto riguarda il peso specifico, con valori in media di circa 64-65 nel Centro Italia e 66-69 in Pianura Padana, determinante anche per la qualità della granella.

È ancora prematuro fornire stime generali per questa campagna, poiché in alcune zone d’Italia la trebbiatura non è ancora conclusa, ma finora questa coltura ha prodotto piacevoli sorprese. In Lombardia ed Emilia-Romagna, ad esempio, le punte massime delle rese hanno superato gli 80 quintali per ettaro, con peso specifico nei casi migliori superiore a 70-72, e questo probabilmente perché – trattandosi di una coltura a ciclo breve – è riuscita a scappare alla siccità. Nel Centro Italia. invece, la resa media è di circa 50 quintali per ettaro.

Finora la produzione di orzo è andata oltre ogni aspettativa, interessante anche dal punto di vista dei prezzi, e probabilmente le superfici delle colture invernali potranno essere ampliate. Una indispensabile boccata d’aria in un contesto nazionale quanto mai opprimente, ma sarebbe pericoloso farsi troppe illusioni: gli esperti concordano sulla necessità di non avere le stesse aspettative per quanto riguarda la prossima raccolta di mais. Mancano le materie prime, e l’orzo può essere senz’altro un’alternativa per l’alimentazione animale.

Considerata la situazione attuale, Compag non si stancherà mai di ricordare quanto sia importante salvaguardare, se non aumentare, la produzione nazionale di cereali per rispondere ai bisogni effettivi e non cadere nella dipendenza dall’estero. Una buona prevenzione dei danni derivanti dal clima, l’assistenza tecnica in campo e la costruzione di filiere solide, sono sicuramente una spinta utile per sostenere la produzione di materie prime nazionali. Le filiere in particolare sono indispensabili per costruire rapporti commerciali durevoli e per migliorare la redditività dei soggetti coinvolti, e gli aiuti nazionali che sono previsti anche per l’orzo, oltre che per il mais e il grano duro, andrebbero garantiti anche per i prossimi anni e allargati anche alle filiere zootecniche.

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