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La quotazione del grano in picchiata: serve un’intesa sul prezzo come per il latte

La quotazione del grano in picchiata: serve un’intesa sul prezzo come per il latte

Ai cerealicoltori meno di 30 euro al quintale, nonostante 84 kg/hl di peso e il 14-15% di proteine. Gennaro Sicolo: “serve tracciabilità totale. Consumatori scelgano pasta 100% italiana”   

17 luglio 2025 | 12:00 | C. S.

Valutare accordi e iniziative utili a sostenere il prezzo e la qualità del grano duro pugliese, mutuando l’intesa già sperimentata in passato per il tema del latte. È questo l’obiettivo del tavolo sul prezzo del grano, convocato dall’assessore regionale Donato Pentassuglia, che si è svolto oggi mercoledì 16 luglio a Bari nella sede dell’Assessorato all’Agricoltura. CIA Agricoltori Italiani di Puglia è intervenuta al tavolo con il vicepresidente vicario Giannicola D’Amico, il direttore regionale Danilo Lolatte e i direttori provinciali Giuseppe Creanza, per CIA Levante Bari-Bat, e Nicola Cantatore per CIA Capitanata.

PREZZO IN PICCHIATA. “Il prezzo del grano duro è ormai sceso sotto la soglia dei 30 euro a quintale. Ai nostri produttori, per il cereale di maggior pregio, viene riconosciuto il valore che veniva quotato 20 anni fa, mentre loro devono sostenere i costi di produzione di oggi”, spiega D’Amico. “Siamo a un punto di non ritorno: da diversi anni, ormai, le superfici coltivate a grano duro si stanno riducendo. Continuando a penalizzare gli agricoltori, rischiamo di non avere più una cerealicoltura nazionale. Addio sovranità alimentare e addio made in Italy nella filiera grano-pane-pasta”.

UN SALTO DI QUALITÀ. “Apprezziamo l’iniziativa presa dall’assessore Pentassuglia”, aggiunge D’Amico, “e siamo d’accordo con lui quando esprime l’esigenza di fare salto di qualità, per trovare un punto di equilibrio sul prezzo e la qualità del nostro grano, e soprattutto per favorire la determinazione di un prezzo equo, mutuando quella che è stata l’esperienza di successo con gli accordi sul latte. Condividiamo la posizione di Pentassuglia anche sui costi di produzione: continuando a produrre senza redditività, è chiaro che di qui a poco in tanti abbandoneranno una coltura non più remunerativa. Sarebbe un danno enorme per la Puglia e per l’Italia”.

VALORI ECCELLENTI. Il valore accordato al grano duro è in disequilibrio non solo con i costi di produzione affrontati dai cerealicoltori ma anche con gli altissimi parametri qualitativi registrati dai raccolti: il peso specifico del frumento duro registra una media di 84 kg/hl, con le proteine che raggiungono l’eccellenza assoluta, vale a dire un 14-15%, oltre il livello richiesto da industria molitoria e della pasta per uno dei prodotti di punta del made in Italy. Pentassuglia, nel corso della discussione, ha rimarcato come la produzione di grano duro pugliese sia certificata anche rispetto ai propri effetti nutraceutici.

LA BATTAGLIA CIA. Il vicepresidente vicario di CIA Puglia, Giannicola D’Amico, ha sottolineato “l’intensa battaglia condotta da CIA già dal 2023 con la raccolta di quasi 100mila firme, la mobilitazione di 45 comuni pugliesi, le manifestazioni a Bari, Foggia e Roma. “Qui produciamo rispettando la maturazione naturale del grano, senza utilizzare sostanze e residui tossici. I Paesi da cui l’Italia importa massicciamente, invece, producono con regole e standard qualitativi molto diversi. C’è un tema fondamentale che è quello della completa tracciabilità. La partenza di Granaio Italia in via sperimentale è una nostra conquista, ma da sola non basta. I costi di produzione sono ormai arrivati a 1200-1300 euro per ettaro. Si produce sotto costo, mentre l’incidenza dei cambiamenti climatici è sempre più onerosa anche rispetto agli interventi tecnici colturali. C’è un problema di sicurezza alimentare sulle produzioni importate.

PAC PENALIZZANTE. Da Bruxelles, interviene anche Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani: “La riforma PAC penalizza duramente il comparto del grano. È per questo che siamo qui a fare ascoltare la voce degli agricoltori. Sul grano occorre trovare un accordo che soddisfi tutta la filiera e che, come per il latte, tenga conto dei costi di produzione. L’Europa e l’Italia devono attuare delle misure per affrontare seriamente il problema della concorrenza sleale dei Paesi che producono secondo standard e con costi di produzione nettamente inferiori ai nostri, in un regime di regole assolutamente blande o del tutto inesistenti per loro”. Le importazioni massicce, lo squilibrio lungo la catena di filiera a tutto svantaggio dei produttori, la crescita dei costi di produzione, la siccità e le croniche lacune infrastrutturali stanno mettendo a serio rischio la nostra cerealicoltura. I consumatori – conclude Sicolo - scelgano solo pasta realizzata interamente con grano italiano”.

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