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Tagliato del 30% il raccolto del grano, i costi superano ricavi
La minor produzione è significativa nel Centro-Nord per via della siccità e si va ad aggiungere all’aggravio dei costi di produzione per le aziende cerealicole: dal rincaro dei fertilizzanti a quello del gasolio
21 giugno 2022 | C. S.
Un taglio del raccolto del grano del 30%, queste le prime stime nel Centro-Nord nei primi giorni di trebbiatura. Una minor produzione che si va ad aggiungere all’aggravio dei costi di produzione per le aziende cerealicole: dal rincaro dei fertilizzanti (+170%) a quello del gasolio arrivato a 1,60 euro/lit. con un aumento nell’ultimo anno del 130%. A seguito della grave situazione di siccità che sta colpendo il territorio italiano, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, chiede, dunque, al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza e un decreto siccità per sostenere il comparto agricolo, vitale per il nostro Paese.
“L’assenza di precipitazioni nel periodo primaverile e le alte temperature che hanno anticipato la maturazione anche delle varietà tardive di frumento–dichiara Fini– hanno provocato cali produttivi davvero ingenti e una qualità non ottimale. Dalle prime stime, la media sembra essersi attestata sui 45-50q/ha, ben al di sotto dei 70-75 degli anni scorsi. Le produzioni 2021 registrano buone quotazioni nelle borse merci, ma questo consente solo parzialmente alle aziende di far fronte ai costi di produzione fuori controllo. Con medie produttive così basse, la marginalità sarà, infatti, ai limiti della sussistenza e molti coltivatori potrebbero decidere di non seminare grano in autunno, col risultato di una dipendenza ancora maggiore di materie prime agricole dall’estero, proprio nei mesi della crisi dell’import del grano durante il conflitto russo-ucraino”.
Le cause della grave crisi idrica che ha colpito l'intero bacino padano sono da ascrivere a precipitazioni sotto la media anche del 70% (anche 110 giorni di siccità assoluta in alcuni areali) e a un inverno senza neve. L'acqua che alimenta il Po è, infatti, quella delle nevicate invernali: l’apporto dello scioglimento del manto nevoso avrebbe determinato il riempimento dei laghi alpini come il Maggiore e quello di Como e -anche senza piogge- si sarebbe arrivati fino alla fine dell’estate. Un problema ulteriore è dato dal cuneo salino, che si sta spingendo a 20 chilometri dalla foce del Po, dove le falde acquifere sono diventate salmastre e dunque inutilizzabili. “Una situazione così sarebbe eccezionale anche ad agosto, il quadro è preoccupante e va affrontato con misure eccezionali -conclude Fini-, serve un intervento rapido del Governo per rispondere all’emergenza, da una rete di piccoli invasi a grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, utilizzando in maniera efficiente ed efficace i fondi del PNRR. Sono, inoltre, necessari nuovi strumenti di assicurazione, perché quelle che un tempo erano anomalie climatiche oggi stanno diventando la cronaca di tutti i giorni”.
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