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La nuova Pac olivicolo olearia deve prevedere l'aiuto accoppiato per gli olivicoltori

La nuova Pac olivicolo olearia deve prevedere l'aiuto accoppiato per gli olivicoltori

Con le attuali ipotesi in campo le imprese olivicole potrebbero perdere fino al 50% dei pagamenti diretti del primo pilastro che finora hanno consentito di mantenere l’equilibrio economico e finanziario

26 novembre 2021 | C. S.

La riforma della PAC è un rischio potenziale per il futuro del settore olivicolo-oleario italiano. Secondo le previsioni eseguite da Italia Olivicola, c’è la concreta possibilità che sia penalizzata, e fortemente, l’olivicoltura professionale ed orientata al mercato e ridotto ancora di più il potenziale produttivo rispetto alla situazione attuale.

Invece di favorire il potenziamento e il rafforzamento della posizione della filiera italiana nel contesto internazionale, si verificherebbe un affossamento definitivo.

”Dai conteggi che abbiamo eseguito, le imprese olivicole potrebbero perdere fino al 50% dei pagamenti diretti del primo pilastro che finora hanno consentito di mantenere l’equilibrio economico e finanziario. La cosiddetta convergenza potrebbe compromettere la redditività del settore con il rischio concreto di assestare un ulteriore duro colpo alla capacità produttiva dell’olivicoltura nazionale, già in crisi per la carenza di investimenti”. Sono le preoccupazioni rilevate da Italia Olivicola che ha inviato una lettera al Ministro Stefano Patuanelli condividendo alcune proposte da integrare nel Piano Strategico PAC 2023-2027, oggetto di discussione in queste ore nelle sedi istituzionali.

Prima del 31 dicembre prossimo, momento in cui il Piano verrà trasmesso alla Commissione UE è necessario aprire un confronto su alcune questioni essenziali.

La prima è relativa alla necessità di assicurare una cospicua dotazione finanziaria per gli eco-schemi utilizzabili dagli olivicoltori ed il contributo per ettaro di oliveto deve risultare in linea con le esigenze. Sarebbe del tutto inefficace, per esempio, una misura come l’inerbimento degli interfilari, remunerata con 70-80 euro per ettaro.

L’olivicoltura italiana basata su varietà storiche e su metodi produttivi classici è soggetta ad una situazione di fragilità - scrive nella lettera Gennaro Sicolo, ribadendo il ruolo multifunzionale dell’olivicoltura - che potrà essere superata solo con una modernizzazione del settore: il sostegno accoppiato deve essere impostato in maniera tale da tenere conto delle esigenze dell’olivicoltura tradizionale italiana e della riduzione che ci sarà nella componente degli aiuti disaccoppiati.

Relativamente al regime dei pagamenti diretti, è necessario attuare il dispositivo della convergenza in maniera graduale e utilizzando tutti gli strumenti disponibili per attenuare gli effetti redistributivi (ad esempio lo stop loss). A lungo termine si potrebbe valutare l’ipotesi di un pagamento uniforme, ma alla condizione di prevederlo a livello di aree omogenee e non su base unica nazionale

Infine, per quanto riguarda gli interventi dello sviluppo rurale, è auspicabile un impiego sinergico e mirato dei diversi strumenti, con particolare riferimento agli investimenti aziendali e alle misure a superfice per impegni agro-ambientali, tale da salvaguardare un settore produttivo bandiera per il Made in Italy.

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