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Cresce in quantità e valore l'export di uva da tavola italiana

Cresce in quantità e valore l'export di uva da tavola italiana

L’uva da tavola è il secondo prodotto ortofrutticolo italiano più esportato dopo le mele, con un forte aumento nel 2020 sia delle quantità e soprattutto del valore pari a oltre 720 milioni di euro

21 aprile 2021 | C. S.

I dati della bilancia commerciale Export/Import del 2020 diffusi da Fruitimprese confermano il dinamismo e la grande professionalità delle imprese ortofrutticole italiane, che - nonostante il Covid 19, le avverse condizioni climatiche e il conseguente calo (-3,4) delle quantità immesse sul mercato - sono riuscite a spuntare prezzi più alti per la frutta fresca venduta sui mercati esteri (+7% ) per un controvalore di oltre 2,5 miliardi di euro. “Sono risultati tanto più significativi in quanto ottenuti in un anno di grandi difficoltà che i produttori e gli operatori commerciali dell’ortofrutta hanno affrontato con spirito di sacrificio e dando prova di grande professionalità, continuando a lavorare per rifornire i mercati, affrontando anche i costi aggiuntivi legati alla pandemia”, commenta Giacomo Suglia, vicepresidente nazionale Fruitimprese e presidente APEO, l’associazione dei produttori/esportatori pugliesi.

“I risultati ottenuti in un anno, lo ripeto, di gravissime difficoltà confermano ancora una volta che le nostre produzioni sono in linea con le richieste del mercato e le esigenze dei consumatori sempre più attenti alla provenienza del prodotto e al rispetto delle norme ambientali, etiche e fitosanitarie, che in Italia sono tra le più restrittive a livello europeo. Penso che questa nostra linea sia stata premiata dai consumatori con un continuo apprezzamento dei nostri prodotti”.
Ma qui voglio sottolineare – continua Suglia – “anche un elemento che riguarda da vicino la nostra Puglia e la produzione che è il simbolo della nostra regione: l’uva da tavola. Dai dati Fruitimprese emerge che l’uva da tavola è il secondo prodotto ortofrutticolo italiano più esportato dopo le mele, con un forte aumento nel 2020 sia delle quantità (+7,25) e soprattutto del valore (+ 9.95) pari a oltre 720 milioni di euro. Risultati che fanno ben sperare, in questo  particolare momento di difficoltà occupazionale, sociale ed economica”.

Questi dati incoraggianti sono la conseguenza della lungimiranza delle nostre imprese che ormai da molti anni hanno operato una riconversione varietale verso varietà di uva da tavola senza semi (seedless). Ricordo che è nato nel 2016 un Consorzio  di 24 aziende, Nu.Va.U.T. (Nuove Varietà di Uva da Tavola) che in accordo con il C.R.E.A. (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) finanzia la ricerca per nuove varietà di uva da tavola. L’intento è quello di “regolare le attività di trasferimento, valutazione  e valorizzazione di nuove varietà di uva da tavola”. Con l’uva da tavola siamo il terzo paese produttore al mondo, la nostra qualità è riconosciuta sui mercati internazionali e su quello interno.

“Alla luce di questi risultati mi aspetto una grande considerazione da parte della politica e delle istituzioni, regionali e nazionali,  affinché diano la giusta considerazione ad un settore vitale per l’equilibrio socio-economico del nostro Paese.   Aver raggiunto questo traguardi, con le difficoltà del Covid 19, i mille problemi legati ai cambiamenti climatici e il perdurante embargo con la Russia (che dura dall’agosto del 2014), è motivo di profondo orgoglio per questo settore”, continua Suglia .

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