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Allarme per le mancate vendite dirette di olio d'oliva

Nelle zone arancioni e rosse aspettando di capire quando potranno venire a ritirare l'olio extra vergine d'oliva, i clienti comprano l’olio in offerta alla Gdo per il fabbisogno familiare quotidiano

13 novembre 2020 | C. S.

Il mondo agricolo non urla, ma lotta per sopravvivere alla seconda ondata di Covid. Con l’Umbria color arancione e lo spettro di un nuovo lockdown, l’intero comparto produttivo rischia il collasso con fatturati che crollano dal 40 al 60% in diversi comparti.

Lo stock di olio extravergine d’oliva italiano è salito rispetto al 2019 segnando +85,9% (Fonte report Frantoio Italia ICQRF del 4/11).

In totale sono oltre 155mila le tonnellate di extravergine stoccato oggi nei frantoi italiani, di cui ben 12.885 in Umbria, che supera così la Calabria, il Lazio e la Sicilia. Il dato- spiega Cia Umbria – deve essere letto soprattutto tenendo conto dei grandi confezionatori e non in riferimento ai piccoli produttori di olio 100% umbro, i quali però affrontano nuove e pesanti criticità.

“Ad oggi il nuovo blocco causato dalla seconda ondata di Covid provoca grande difficoltà nelle vendite – racconta un produttore Cia della zona di Montefalco – Il blocco degli spostamenti da un Comune all’altro ha frenato gli ordini.

Nel frattempo, aspettando di capire quando potranno venire a ritirarlo, i clienti comprano l’olio in offerta alla Gdo per il fabbisogno familiare quotidiano. Esempio è quello di un gruppo di acquisto del Veneto che ogni anno acquistava da noi circa 130 litri di olio, che poi spedivo, e che quest’anno non compreranno affatto. Bloccate anche le spedizioni in Germania, dove spedivo con regolarità ogni anno il nostro olio. A questo si aggiunge lo stop del canale Horeca, che segna per i produttori che avevano accordi con i ristoranti dell’Umbria un -40%.

È una grave perdita che non verrà recuperata, almeno per quest’anno.

Per quanto possibile – continua il produttore – cerchiamo di organizzarci per consegnare a domicilio, ma non sempre ci riusciamo, perché il personale è ridotto e viene impiegato sul campo”.

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