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Un passo indietro nel percorso di valorizzazione dell'olio artigianale

Bocciato l'emendamento che proponeva disposizioni per la valorizzazione del settore dell’olio artigianale e per la creazione della denominazione olio extravergine di oliva di qualità eccellente

03 luglio 2020 | Stefano Caroli

Come reso noto dal'lanalisi della Coliretti diffusa in occasione dell'assemblea di l'emergenza coronavirus ha causato un crack da 2 miliardi di euro all'olio d'oliva Made in Italy a causa della chiusura forzata di bar, ristoranti e agriturismi, ancora alle prese con una difficile ripartenza, degli ostacoli alle esportazioni e dell'azzeramento delle presenze turistiche, dove l'extravergine e' tra i prodotti della filiera corta piu' acquistati dai vacanzieri

Come nei bollettini di guerra, i numeri del dramma che scorrono nell’indifferenza di chi non è toccato in maniera diretta dalla questione, sono per altri storie di vita, di notti insonni, di preoccupazioni come imprenditori, capi-famiglia, datori di lavoro che aspettano dal governo, dal Ministero dell’Agricoltura, dalla Ministra Bellanova, uno sguardo di compassione e una decisione che salvi l’economia agricola di intere regioni, la salute dei cittadini, la bellezza del paesaggio olivicolo  e il futuro di migliaia di aziende, i frantoi italiani, schiacciati tra i bisogni degli olivicoltori e le politiche dei prezzi di mercato nelle mani dei mediatori, degli imbottigliatori e della GDO.

Come Presidente dell’AFP -Associazione Frantoiani di Puglia – rappresentando la categoria nella regione più produttiva d’Italia, sento di dover ricordare a chi ha il potere di intervenire, che l’unica strada percorribile per uscire dal vicolo cieco delle cisterne piene, del mercato dominato dai player stranieri e dei prezzi al ribasso che prolificano sui volantini dei supermercati, è offrire ai consumatori gli strumenti per riconoscere e pagare consapevolmente la qualità superiore di un prodotto 100% italiano e proveniente da una filiera corta, controllata, tracciabile e garantita dal produttore.

Un passo indietro e contrario al percorso virtuoso che può risarcire e rilanciare l’alimento emblema della dieta mediterranea, passando attraverso politiche di valorizzazione della qualità superiore, è stato fatto quando non si è portato a termine l'emendamento presentato da Chiara Gagnarli (M5S) al DL Cura Italia, che proponeva disposizioni per la valorizzazione del settore dell'olio di oliva:

- per la valorizzazione del settore dell’olio di oliva di qualità artigianale

- per la denominazione olio extravergine di oliva di qualità eccellente

Se il governo sarà consapevole dell'importanza socioeconomica e ambientale della produzione di olio d'oliva in molte regioni d’Italia, dovrà con urgenza porre immediatamente rimedio per evitare che molti produttori corrano il rischio di dover cessare la loro attività, vedendo scomparire gli oliveti dal paesaggio agrario, non per l’epidemia di xylella, ma per l’abbandono causato dal virus dell’indifferenza.

Consentire ancora un sistema di determinazione dei prezzi al ribasso concretizzerà il rischio che si crei un fenomeno noto in economia come “selezione avversa”. Quando il prezzo medio di un prodotto si attesta a livelli estremamente bassi, chi produce lo stesso alimento di qualità superiore ha solo due possibilità:

- uscire dal mercato con conseguenze drastiche sull’attività imprenditoriale e sui posti di lavoro, oppure

- cambiare segmento e convertirsi verso un olio di qualità inferiore, compatibile con i costi di produzione per ottenere un reddito adeguato in grado di gestire l’azienda e pagare i dipendenti.

Così però si condanna il vero olio extra vergine di oliva italiano, prodotto “identitario” che genera, nelle regioni vocate, più del 10% del Pil agricolo, legato alla storia, alla sacralità attribuitagli da tutte le religioni, alla dimensione alimentare e di cultura gastronomica, al valore paesaggistico delle piante da cui nasce.

Un olio extra vergine di alta qualità è il frutto dell’incontro tra la migliore produzione agricola e la scelta della giusta epoca di raccolta, con l’esperienza e la tecnica del mastro frantoiano, della sua arte, dell’estro e del suo talento, fattori, questi ultimi, che rendono un olio extra vergine di oliva emozionante con una personalità ed un valore straordinari. Per questo motivo, il frantoio è importante. Ed è importante la conoscenza, l'abilità tecnica, la filosofia personale e la capacità del mastro frantoiano (legge regionale pugliese 9/2014) di interpretare un territorio e le sue cultivar, l’etica con cui lavora ed opera, le sue scelte tecnologiche. Poiché nel mondo dell’extra vergine di oliva, al contrario di quanto avviene nella maggior parte delle industrie alimentari, non è possibile fare ricorso all’uso di additivi e coadiuvanti tecnologici, è davvero importante il modo in cui vengono coltivati gli olivi e effettuate le scelte tecnologiche che porteranno il frantoiano a realizzare il proprio progetto di olio, un risultato chimico ed organolettico frutto di precise scelte che determinano il valore nutrizionale, edonistico e salutistico per il quale vale la pena pagare il giusto prezzo.

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