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Più attenzione ai mercati emergenti per la rinascita dell’olivicoltura italiana

L'olivicoltura italiana protagonista nello scenario internazionale, come quando era leader mondiale per quantità, qualità e prestigio dei marchi. Per arrivare a  questi risultati ItaliaOlivicola vuole aumentare il valore della produzione delle OP e cooperative

08 maggio 2019 | C. S.

Italia Olivicola, la prima organizzazione dell’olivicoltura italiana che conta 250.000 produttori presenti in 15 regioni, accende i riflettori a TuttoFood, la fiera internazionale del B2B, sull’olio extravergine di oliva italiano e sulle opportunità di crescita a livello internazionale.

Le 57 organizzazioni di produttori, appartenenti a Italia Olivicola, fatturano annualmente 54 milioni di Euro ed esportano in 43 paesi del mondo la qualità dell’olio extravergine di oliva 100% italiano, DOP, Igp, monovarietale, biologico tracciato e certificato.

Se l'Italia è il primo Paese al mondo per consumo complessivo di olio di oliva, con 600.000 tonnellate l'anno - il 20% più della Spagna ed il doppio rispetto agli Stati Uniti - si evidenza una diffusa volontà a livello politico e tra gli operatori della filiera olivicola nazionale di rilanciare il settore e superare la fase di appannamento che c'è stata dagli inizi degli anni duemila ad oggi. L'olivicoltura italiana vuole tornare ad essere protagonista nello scenario internazionale, quando era leader mondiale per quantità, qualità e prestigio dei marchi.

“Abbiamo il dovere di lavorare per trainare la nostra olivicoltura fuori dalla grande emergenza dovuta alle calamità naturali e alla xylella che purtroppo hanno falciato la produzione nazionale in questa campagna appena trascorsa” – dichiara Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola – “Occorre impegnarsi, anche attraverso la nuova Pac ed un nuovo Piano Olivicolo Nazionale, su un percorso di ammodernamento degli impianti in grado di rendere i nostri uliveti competitivi e pronti a rispondere alle sfide dei mercati. La bandiera della produzione olivicola italiana è certamente quella della qualità che abbiamo il dovere di difendere perchè è l'unica che può darci la possibilità di arrivare ai consumatori di tutto il mondo e di sbaragliare una concorrenza sempre più orientata al mero profitto”.

La produzione italiana mantiene infatti il primato incontrastato nella qualità, nella ricchezza dei quasi 500 cultivar presenti a livello nazionale, nella sostenibilità del territorio e di un sistema basato su tracciabilità e certificazioni di prodotto, nonché impianti intensivi rispettosi dell’ecosistema. A fronte di questo scenario di unicità, Italia Olivicola ha individuato misure per portare avanti la rinascita, unitamente a interventi per la modernizzazione degli oliveti che devono essere la principale leva del prossimo piano olivicolo nazionale con il progetto per il recupero delle aree devastate dalla xylella, in fase di implementazione a livello nazionale.

1. Presidiare meglio i mercati emergenti
Da un'analisi di Italia Olivicola è emerso che l'Italia è ancora leader in Germania e Canada, ma ha ceduto lo scettro di primo esportatore alla Spagna nel vasto e ricco mercato degli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di conquistare e ampliare la presenza nei Paesi con i più elevati tassi di crescita della domanda di olio di oliva. L’Italia è seconda dopo la Spagna in Cina, Russia, Messico, Giappone e occupa la terza posizione in Brasile, dopo Portogallo e Spagna.

2. Esigere pratiche commerciali leali
Fino all'80% dell'olio extra vergine di oliva commercializzato nei punti di vendita della distribuzione organizzata è venduto in promozione, pratica che danneggia gli olivicoltori, soprattutto quando è attuata in modo prolungato nel tempo e durante la fase immediatamente successiva al raccolto.
Si avverte la necessità di regolamentare le attività di promozione, tramite interventi legislativi europei e nazionali o, in alternativa, introducendo linee guida concordate tra le diverse categorie di operatorie economici coinvolti nella filiera.

3. Puntare su un maggior consumo a livello mondiale
La domanda mondiale di olio di oliva ha superato la soglia di 3 milioni di tonnellate ed è aumentata dell'11% dal 2003 ad oggi. A prevalere sono gli altri oli vegetali con il 97% del consumo mondiale, nonostante i benefici salutistici associati con il consumo di olio di oliva. Dal 2003 ad oggi, la domanda pro capite annuale di olio di oliva è diminuita da 0,452 a 0,391 litri.
A frenare la diffusione del prodotto ci sono soprattutto due fattori: la scarsa conoscenza delle caratteristiche qualitative, le politiche protezionistiche praticate da molti Paesi terzi rispetto all'Unione europea. Lo scorso anno, l'India ha aumentato i dazi all'importazione sull'olio extra vergine di oliva dal 12,5% al 30%.

Parallelamente Italia Olivicola sta portando avanti ambiziosi obiettivi per costruire una filiera moderna e coesa: migliorare la competitività tramite investimenti per la modernizzazione, rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori, promuovere ricerca e innovazione per superare le criticità. Concentrare l’offerta con l’ambizione di aumentare il valore della produzione commercializzata delle OP e cooperative, fino a rappresentare il 100% dell’olio prodotto dagli olivicoltori aderenti, con l’intenzione di estendere il sistema di tracciabilità su tutta la filiera e creare valore aggiunto da redistribuire al produttore. Difendere il Made in Italy, proposito che contraddistingue il comparto nel lavorare sul valore della trasparenza della qualità, lottando contro ogni forma di contraffazione.

“Italia Olivicola in questi anni è riuscita a costruire un sistema virtuoso che consente all’olio extravergine dei produttori italiani di arrivare, sia direttamente sia attraverso accordi commerciali esterni, in 43 Paesi del mondo, e bisogna proseguire su questa strada per portare più valore al lavoro degli agricoltori” – conclude Gennaro Sicolo – “Allo stesso tempo abbiamo il dovere di coltivare anche le giovani generazioni, per dare speranza ad un settore strategico per l’economia agricola italiana e per provare a risolvere, attraverso la ‘cultura’ dell’ulivo, anche problemi sociali e ambientali che purtroppo caratterizzano la nostra quotidianità”.

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