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Sansa, il sottoprodotto che fa bene all'ambiente e all'economia
11 novembre 2016 | C. S.
Da decenni, norme Ue ed italiane regolano l’impiego di questo residuo della lavorazione di olive in frantoio, accusato ingiustamente di essere dannoso per la salute.
La sansa fa bene all’ambiente e all’economia. Quello che, tecnicamente, si potrebbe considerare uno “scarto” della lavorazione delle olive in frantoio, al contrario, è valorizzato dal lavoro delle aziende che estraggono dalla sansa un olio alimentare e un combustibile di origine vegetale. Lo sottolinea ASSITOL, l’associazione che rappresenta l’industria olearia italiana.
“Purtroppo, ancora oggi la sansa è guardata ingiustamente con sospetto – afferma Michele Martucci, presidente del Gruppo olio di sansa – in alcuni casi, è accusata di danneggiare la salute dell’uomo oppure è erroneamente scambiata per un rifiuto”. Una diffidenza ingiustificata, come dimostrano le regole europee, in vigore ormai da decenni: la produzione di olio di sansa per il consumo alimentare è prevista dalla stessa normativa comunitaria sulla classificazione degli oli d’oliva, di cui lo stesso sansa fa parte. In comune con l’extravergine, questo suo fratello minore ha l’identica composizione a base di grassi monoinsaturi, essenziali per la salute dell cuore.
Secondo i dati Istat-Assitol, oltre 40mila tonnellate di olio di sansa sono state vendute all’estero nel 2015. Ciò conferma come questo prodotto sia diventato la porta d’accesso a quei Paesi che non conoscono l’extravergine, avvicinando così nuovi consumatori alla dieta mediterranea. Inoltre, questo segmento dell’export incide positivamente sulla nostra bilancia dei pagamenti.
Dal punto di vista ambientale, il sansificio deve osservare norme assai rigide sulla sua attività, sia per le autorizzazioni sia per i limiti delle emissioni. “Il legislatore italiano - avverte il presidente del Gruppo sansa di ASSITOL - ha costruito un sistema di controlli efficace, evitando così ripercussioni sull’ambiente e sulla salute”. Inoltre, grazie alla sua origine vegetale, dalla sansa, si ricavano ammendanti e mangimi, come previsto dalle norme UE.
Non è corretto ciò che talvolta affermano i media, cioè che la sansa sia tossica. Al contrario, la sua doppia anima, alimentare ed energetica, fa ben sperare per i suoi utilizzi “green”. La sansa, infatti, è anche una biomassa, utilizzata per la produzione di energia rinnovabile, come riconosciuto già nel Dlgs 152/2006 e, di recente, anche dal DM Rinnovabili.
In particolare, l'elettricità ricavata dalla sansa è usata negli impianti di cogenerazione degli stessi sansifici, a vantaggio dell’ambiente. Secondo le stime di ASSITOL, lo scorso anno sono stati prodotti 483GHW di energia elettrica da sansa: un quantitativo sufficiente a rifornire 140mila famiglie. La sansa viene pure utilizzata negli impianti agroalimentari di estrazione per generare energia termica in sostituzione dei combustibili fossili, contribuendo così alla riduzione di CO2 emessa in atmosfera.
Il recente DM Rinnovabili ha facilitato il conferimento di questi sottoprodotti alle aziende del territorio circostante, favorendo così un rapporto più stretto tra la produzione agricola e quella industriale. “Siamo rinnovabili al 100% - conclude il presidente Martucci – perché lavoriamo una materia di origine agricola, quindi che deriva dalla terra, destinandola ad impieghi diversi, ma per poi ritornare sempre all’ambiente”.
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