Salute
Il fritto non fa male anche se con olio di girasole
Lo studio dell'Università di Madrid mostra che la frittura non dà problemi salutistici ed equipara l'olio d'oliva a quello di semi di girasole
28 gennaio 2012 | R. T.
La notizia ha fatto il giro del mondo non appena è stata pubblicata sul British Medical Journal.
Uno studio dell'Università Autonoma di Madrid avrebbe infatti acclarato che non esiste alcuna correlazione tra rischio di malattine cardiache, alta pressione e colesterolo elevato, con l'assunzione di cibi fritti purchè in olio di oliva o in olio di semi di girasole.
I ricercatori hanno esaminato le abitudini di oltre 40.757 persone, di età compresa tra i 29 e i 69 anni, in un arco di tempo lungo ben 11 anni. I ricercatori hanno registrato il numero di volte in cui i partecipanti consumavano cibo fritto e il numero di decessi per problemi cardiovascolari registrati negli undici anni di follow-up, in tutto 1.134, o di malattie legate a disturbi del cuore e di arterie, circa 606 casi. Incrociando i due dati, hanno potuto chiarire che non c’era alcuna associazione tra le due cose.
Secondo Pilar Guallar-Castillon, questi numeri mostrano chiaramente che anche in un Paese come la Spagna, dove grandi quantità di cibi fritti vengono consumati sia dentro che fuori casa giornalmente, “non è stata osservata alcuna associazione tra il loro consumo e il rischio di malattie coronarica o di morte. Il nostro studio sfata il mito che vuole il cibo fritto generalmente legato a queste malattie”. Ma, a salvare le arterie degli spagnoli, secondo i ricercatori, sarebbero le materie prime della dieta mediterranea, cioè l’olio di oliva e quello di semi di girasole.
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