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Chiuso il mercato dei futures dell'olio d'oliva, ora la Spagna olearia punta sulle criptovalute
Non è un pesce d'aprile: il 1 aprile debutterà Olivacoin, la prima criptovaluta block-chain dedicata alla filiera olivicolo olearia. L'obiettivo è convertire l'olio d' oliva in un prodotto “dotato di intelligenza”
09 febbraio 2018 | T N
L'olio d'oliva ha smesso, da qualche mese, di essere un prodotto finanziario.
E' infatti stato chiuso Mfao, il mercato dei futures dell'olio di oliva, nato nel 2004 in Spagna che voleva replicare il successo delle borse merci mondiali di derrate agricole, come è Chicago.
La società è stata sciolta “a causa delle ingenti spese necessarie e dei severi requisiti di adeguamento e normativi ed economici richiesti da Bruxelles.” Essendo uno strumento finanziario, infatti, l'Unione europea aveva chiesto un adeguamento alla normativa di settore.
Ora il Dipartimento di Economia Finanziaria e Gestione Operativa dell'Università di Siviglia, insieme con la Scuola Tecnica Superiore di Ingegneria della stessa Università, vuole sfruttare il difetto normativo e giuridico in tema di criptovalute per creare una moneta virtuale, la Olivacoin, destinata alla filiera dell'olio di oliva.

La nuova criptovaluta, destinata solo a scambi interni nella filiera, debutterà il 1 aprile. E non è un pesce d'aprile.
La volontà degli ideatori è sfruttare la tecnologia intrinseca delle criptovalute, la block-chain, per creare un sistema di scambio che garantisca la tracciabilità, “garantendo e certificando la sua origine, in modo affidabile e sicuro, senza la necessità di intermediari”.
La volontà degli ideatori e del papà della Olivacoin, Ismael Santiago Moreno è quella di convertire l' olio d'oliva in un prodotto “dotato di intelligenza”.
Il sistema chiuso permette scambi e negoziazioni solo tramite una tessera elettronica di identificazione, marcando digitalmente ogni scambio sul mercato internazionale.
Secondo i creatori il sistema permetterebbe anche di eliminare gli intermediari e i costi di intermediazione, consentirebbe una drastica riduzione delle procedure di importazione ed esportazione grazie a contratti intelligenti e i pagamenti avverrebbero in pochi secondi, basandosi sulle tecnologie crittografiche che supportano le valute virtuali.
La volontà dell'Università di Siviglia è anche di entrare nel circuito di finanziamenti dell'Unione europea che investirà 340 milioni di euro fino al 2020 in tali tecnologie per creare sistemi di transazioni digitali.
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