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Il mercato dell'olio di oliva in affanno. Colpa del panel test?

Luis Folque, espressione del mondo industriale e presidente del Comitato consultivo del Coi: "basta che un panel riscontri un lievissimo difetto, vero o presunto, magari conseguente a cattive condizioni di conservazione, per parlare subito impropriamente di frode."

15 giugno 2015 | C. S.

Il consumo mondiale degli oli d’oliva cresce con difficoltà: +2%, rispetto all’aumento del 4% che hanno registrato gli altri oli vegetali. E’ il dato emerso alla riunione del Comitato Consultivo del COI (Consiglio Oleicolo Internazionale), appena conclusasi a Milano.

L’analisi dei numeri ha anche confermato che lo spazio per ampliare il mercato ci sarebbe: quello di oliva rappresenta soltanto il 3% dei consumi mondiali di oli vegetali. Ecco perché il COI ritiene fondamentale un’operazione di rilancio dell’immagine dell’olio. In particolare, è necessario far comprendere ad un pubblico più vasto i vantaggi salutistici di questo condimento, in tutte le sue categorie.

L’attività di promozione, in questo quadro, assume grande importanza. E’ all’Est asiatico che il COI guarda con attenzione. Quest’anno, in Giappone prenderà avvio una campagna sui benefici dell’olio d’oliva, che proseguirà nel 2016, coinvolgendo istituzioni e consumatori.

Anche in Cina sono previste attività promozionali in ambito fieristico, ma è soprattutto lo sviluppo della produzione locale che appare promettente, attraverso coltivazioni superintensive.

Molti intervenuti hanno tuttavia lamentato che la carenza di finanziamenti costringa il COI a tenere basso il livello delle attività di comunicazione, con piccole campagne di 18 mesi: per ottenere risultati permanenti occorrerebbe investire in un Paese per almeno 3 – 5 anni. Alla necessità di rafforzare la comunicazione positiva sull’olio è legato il problema del panel test, vale a dire il metodo per l’analisi organolettica, basato sull’assaggio da parte di un gruppo (panel) di esperti. La frequente discordanza di giudizio tra panel diversi ha prodotto pesanti polemiche, anche mediatiche, che hanno gettato profondo discredito sugli oli d’oliva. Molti partecipanti, inoltre, hanno segnalato casi di applicazione non corretta del metodo.

Al riguardo Luis Folque, presidente del COI (ndr espressione del mondo industriale dell'olio d'oliva), ha osservato: “Dopo diversi anni di applicazione, è giunto il momento di chiedersi se sia necessario qualche aggiornamento. Per il vino, si discute di migliore o peggiore qualità, ma non viene mai messo in discussione che si tratti veramente di vino. Per l'olio d'oliva, invece, si assiste da anni ad una lotta per affermare che solo l'olio extravergine è buono e salutare, mentre tutti gli altri non vengono neppure presi in considerazione e basta che un panel riscontri un lievissimo difetto, vero o presunto, magari conseguente a cattive condizioni di conservazione, per parlare subito impropriamente di frode.” Eppure, numerosi studi scientifici dimostrano che tutte le categorie di olio d’oliva sono salutari. “Nessuno vuole eliminare il panel test – ha assicurato Folque – ma dobbiamo chiederci se non stiamo facendo un prodotto per esperti più che per il consumatore”.

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