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La bellezza? In un crocifisso ligneo duecentesco nel Senese

Un volume curato da Cecilia Alessi per ali edizioni getta nuova luce sul capolavoro della scultura medievale conservato nell’abbadia cistercense di San Salvatore

15 novembre 2008 | T N

E’ già disponibile in libreria ed è stato presentato al pubblico venerdì 14 novembre, nei locali della Soprintendenza in Via del Capitano 1, a Siena, il nono tomo de “I Quaderni”, la collana specialistica della Soprintendenza per i Beni storici, artistici e etnoantropologici delle Province di Siena e Grosseto edita da ali edizioni (link esterno) e realizzata con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Il volume è dedicato a un importante e innovativo studio storico-critico sul grande crocifisso ligneo duecentesco conservato nell’abbazia cistercense di Abbadia San Salvatore (Siena), considerato non solo uno dei capolavori della scultura medievale italiana, ma anche uno dei rarissimi esempi superstiti di crocifissi di grande dimensione del XII secolo.

Nel saggio centrale, sviluppato dal ricercatore dell’Università di Pisa Andrea Del Grosso, l’opera illustra, attraverso un complesso lavoro di raffronti stilistici con altri crocifissi astili coevi presenti in diverse località italiane e estere, nuove ipotesi di attribuzione e di collocazione della celebre scultura, la cui vicenda storica presenta singolari caratteri di continuità legati probabilmente anche al contesto storico e geografico in cui l’opera è stata tramandata.

Del Grosso giunge alla conclusione che sulle definitive scelte formali dell’autore devono aver inciso tanto il retroterra culturale dell’artista quanto elementi e influenze derivanti dallo studio, da parte dell’artista medesimo, della storia della Chiesa e dell’Abbazia stessa. Il ricercatore pisano ipotizza inoltre che l’opera sia stata realizzata sotto la stretta supervisione di un’influente personalità del monastero: il Crocifisso sembra infatti echeggiare i fermenti religiosi che scuotevano l’ordine benedettino nel corso del XII secolo.



Proprio in queste modalità interdisciplinari di studio e di approccio all’opera d’arte consiste un altro dei principali motivi di originalità del volume, che non si limita all’analisi stilistica del Crocifisso, ma approfondisce il quadro del contesto culturale che condusse alla sua realizzazione e alla sua successiva fortuna.

In coda all’intervento tecnico dei restauratori Nadia Berton e Stéphan Cren, la curatrice della collana de “I Quaderni della Soprintendenza”, Cecilia Alessi, propone poi un interessante contributo che, attraverso una serie di rilevazioni oggettive e di elementi documentari, ricostruisce con dovizia il percorso seguito dall’opera nel corso dei numerosi spostamenti subiti all’interno dell’abbazia.


IL LIBRO
Il saggio di Del Grosso costituisce un nuovo e originale tentativo di inquadrare criticamente questa enigmatica scultura lignea.
Attraverso l'analisi della sua fortuna e un'ampia serie di confronti che spaziano in tutti i campi delle arti figurative, viene qui tratteggiato il complesso panorama in cui rintracciare le possibili vie che condussero alla realizzazione del crocifisso: dall'identi-ficazione delle matrici culturali dell'autore alla storia della Chiesa e alla specificità dell'abbazia imperiale di San Salvatore, senza tralasciare il ruolo svolto dalla funzione catalizzatrice che le immagini rivestivano nella liturgia medievale.
Inaugurando un nuovo approccio all’opera d'arte, la ricerca dei caratteri stilistici non viene distinta dalla natura profonda e originaria dell’immagine sacra, creata per illustrare il mistero della morte e resurrezione di Cristo.


Andrea Del Grosso (con un contributo di Cecilia Alessi), Il crocifisso romanico di Abbadia San Salvatore. Restauro e precisazioni critiche,
Collana "Quaderni della Soprintendenza di Siena e Grosseto", sovraccoperta a colori. pp. 96, italiano/inglese, euro 28,00; ali edizioni, ali@ali-edizioni.com - link esterno




Fonte: Laura Bernini

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