Italia
In Toscana un centinaio di ovini uccisi dai lupi nell’ultimo mese
29 gennaio 2013 | C. S.
Si allunga la scia di stragi negli allevamenti toscani. L’ultimo caso nell’aretino dove 63 pecore sono state “sbranate” nell’ultimo periodo dai lupi, ma casi di greggi assaliti sono stati registrati anche nella Val d’Orcia e nell’Amiata. Sarebbero, almeno secondo una ricognizione, oltre un centinaio i capi di ovini uccisi dall’attacco dei lupi nell’ultimo mese. Non ci sono solo i lupi a rendere sempre più difficile la presenza delle imprese agricole, zootecniche in particolare, e dell’agricoltura soprattutto nelle zone montano-collinari. Oltre al più temuto dei predatori, ci sono cinghiali, daini, caprioli, mufloni, nutrie e storni la cui popolazione ha superato i limiti di sostenibilità per il territorio già denunciata da Coldiretti. “L’equilibrio si è rotto, il numero è fuori controllo – ha denunciato Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana dagli studi di RTV38 commentando la notizia della strage di pecore nell’aretino – il rischio è il progressivo abbandono delle campagne e di quelle zone montane dove l’agricoltura è un fattore determinante per il presidio ed il mantenimento dell’’assetto idrogeologico. Cinghiali, daini, caprioli e altre specie ci stanno cacciando dalle campagne. Di questo passo dovrà essere l’agricoltura ad essere tutelata”.
La Toscana è la regione d’Europa con il più alto tasso di densità di ungulati: si parla di oltre 300 mila esemplari tra cinghiali, caprioli, daini, cervi, mufloni, storni e piccioni che si divorano in termini di alimenti verdi qualcosa come 4 milioni di quintali, pari ad un valore di 20 milioni di euro di foraggere all’anno. Pesante anche l’incidenza sugli incidenti stradali: centinaia ogni anno. “E' un problema che travalica la questione puramente agricola: ormai riguarda l'intera comunità – ha precisato Marcelli - Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza: in dieci anni il numero di predatori ha assunto una dimensione non più gestibile dal territorio, con forti ripercussioni sul turismo e sui prodotti del sottobosco che ormai non esistono più”.
Secondo Coldiretti è necessario affrontare una “riflessione seria” sul come pensare di gestire la presenza dei lupi, sempre più importante, nelle campagne toscane, e su comeridimensionare o tenere sotto controllo il numero degli ungulati: “La politica degli indennizzi è una magra consolazione quando il tuo gregge viene dimezzato o un branco di cinghiale distrugge il tuo raccolto – ha concluso Marcelli – Gli agricoltori sono stanchi, stufi e arrabbiati”.
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