Italia

Continua il braccio di ferro sui voucher agricoli

Nonostante l'incontro al ministero, sfumata l'ipotesi di un accordo con le parti che si sono avvicinate ma non abbastanza. E' braccio di ferro sull'utilizzo da parte delle aziende con più di 7000 euro di fatturato annui

19 maggio 2012 | C. S.

Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione convocata al Mipaaf dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, con i sindacati dei lavoratori e le confederazioni agricole sul tema dei voucher in agricoltura.

Dopo un confronto serrato, che ha visto le parti trovare dei punti di convergenza su alcune delle principali questioni e avvicinare le rispettive posizioni, la mancanza di un’intesa su tutti i punti in discussione non ha consentito al tavolo di definire un accordo tra le parti. 

“Lo strappo sui voucher è un passo che porta ad una contrapposizione radicale di cui non si sente il bisogno in un momento di forti tensioni sociali. Questo strumento ha dimostrato di essere un notevole supporto nella lotta contro il lavoro nero in agricoltura, che ha dato modo di utilizzare, con ogni garanzia di trasparenza, manodopera occasionale in momenti di maggiore necessità, come quelli di raccolta delle produzioni”. Lo sottolinea Confagricoltura, che prende la più netta distanza da ogni ipotesi di destrutturazione dei contratti nel settore.

L’organizzazione degli imprenditori agricoli ricorda “di aver sempre mantenuto una posizione responsabile nei confronti del lavoro occasionale accessorio e di aver costantemente ribadito che il voucher non deve, in alcun caso, costituire un sistema per aggirare le norme in materia di lavoro subordinato”.

“Se si è chiesto di mantenere inalterata la vigente legislazione sui voucher – prosegue la nota - è perché questa consente alle imprese agricole di avvalersi, e solo per attività stagionali, di limitate categorie di soggetti che si trovano fuori dal mercato del lavoro. Una possibilità che risponde in modo equilibrato e coerente alle attese del settore”.

Inoltre Confagricoltura richiama l’attenzione sul fatto che dal 2008 (anno di introduzione dei voucher) al 2011, le imprese agricole che hanno utilizzato questo strumento sono state appena il 3,5% del totale, mentre i prestatori di lavoro occasionale già in precedenza occupati come operai agricoli che ne hanno usufruito sono stati solo 7.000 su oltre 1 milione. In pratica si parla del 7 per mille, che non può certo essere considerato un dato allarmante, senza contare che in questa percentuale rientrano ragionevolmente anche addetti che hanno lasciato il lavoro attivo per la pensione.

“Coerentemente con il fatto che l’agricoltura, seppur tra gravissime difficoltà, continua a dare al Paese un notevole contributo in termini di Pil (è l’unico settore in controtendenza positiva), di contrasto all’inflazione, di contribuzione e di supporto all’occupazione – conclude la nota - Confagricoltura adotterà tutte le iniziative necessarie affinché le imprese agricole con volume d’affari superiore ai 7000 euro possano continuare ad utilizzare i voucher secondo la normativa attuale. Infatti se si restringe così drasticamente questo istituto per il lavoro occasionale se ne esclude in pratica dall’utilizzo le ‘vere’ imprese agricole.

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