Economia

La cooperazione agroalimentare regge la crisi

12 febbraio 2010 | C. S.

Segnali positivi dall’economia cooperativa. In un anno segnato da una produzione industriale ai minimi storici (-17,5%, secondo l’Istat, il dato peggiore dal 1991) e da un andamento del settore alimentare (storicamente anticiclico) anch’esso in flessione (-1,6% secondo l’Istat), le imprese cooperative aderenti a Legacoop Agroalimentare mostrano una buona capacità di tenuta. E’ quanto emerge dai preconsuntivi di settore, presentati questa mattina dal presidente di Legacoop Agroalimentare, Giovanni Luppi.

Nel 2009 le cooperative agroalimentari di Legacoop hanno sviluppato un giro d’affari di 7,3 miliardi di euro (+1% rispetto al 2008), collocandosi in controtendenza anche sul fronte dell’occupazione, dove registrano un +0,4% rispetto al 2008 e ben 22.000 addetti. Complessivamente, 1.119 cooperative a cui fanno capo 200.000 aziende agricole operanti nei settori lattiero-caseario, ortofrutticolo, vitivinicolo, oleario, carni-salumi, floricolo-vivaistico, forestale e apistico-biologico.

"Gli effetti della crisi hanno fortemente compresso i margini di redditività anche nelle aziende cooperative – ha dichiarato il presidente di Legacoop Agroalimentare, Giovanni Luppi - che, in particolar modo in questa fase, non possono e non vogliono scendere sul piano della concorrenza con chi opera ai margini (e talvolta anche oltre) della legalità, sia in termini di rispetto delle norme di sicurezza alimentare, sia in termini di rispetto dei contratti di lavoro e dell’ambiente".

Sul fronte della produzione primaria, colpita da una caduta dei prezzi che ha messo a dura prova i bilanci di tante aziende agricole, la cooperazione ha saputo garantire una migliore valorizzazione del prodotto rispetto alle medie del mercato, consentendo ai produttori di traguardare oltre la fase più critica.
Stabile l’assetto dei comparti: il lattiero-caseario si colloca al primo posto per giro d’affari, con 1.765 milioni di euro di fatturato, 1.640 addetti e 5.805 produttori associati, seguito da quello delle carni con 1.730 milioni di euro, 3.275 addetti e oltre 3.000 soci; i servizi all’impresa agricola, che nel 2009 hanno accusato un calo del 25% dei ricavi, si attestano al terzo posto con 1.159 milioni di euro di fatturato, 1.415 occupati e quasi 60.000 associati. Più forti i segnali di sofferenza nel settore dell’ortofrutta, che evidenzia una flessione del 25% del giro d’affari, con 706 milioni di euro e ben 13.850 associati.

Le previsioni per il 2010 preoccupano in modo particolare il settore dell’ortofrutta e quello vitivinicolo, il primo per la variabilità climatica e dei prezzi, il secondo per il progressivo calo dei consumi nelle famiglie.


Fonte: Sveva Scazzina

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