Economia
Fedagri, Cibus: il 24% del fatturato agroalimentare è cooperativo
08 maggio 2012 | C. S.
Con oltre 34,3 miliardi di euro, la cooperazione riveste un ruolo di rilievo nel sistema agroalimentare, incidendo per circa il 24% sul fatturato dell’industria di trasformazione alimentare del Paese.
Il 26% delle cooperative agroalimentari ha una presenza sui mercati esteri, con punte del 58% nel settore vitivinicolo e del 39% nell’ortofrutta, settori caratterizzati da una forte propensione all’export.
Parma, 7 maggio 2012 – Con oltre 34,3 miliardi di euro di ricchezza generata, la cooperazione agroalimentare riveste un ruolo di rilievo nel sistema italiano, incidendo per circa il 24% sul fatturato dell’industria di trasformazione alimentare del Paese. Lo evidenzia Fedagri-Confcooperative in occasione dell’apertura della XVI edizione di Cibus, sottolineando i dati forniti dall’Osservatorio della Cooperazione Agricola istituito presso il Ministero delle Politiche agricole.
Una impresa cooperativa su quattro esporta regolarmente i propri prodotti all’estero, percentuale che diventa più significativa nel caso delle cooperative vitivinicole (58%) e ortofrutticole (39%). “La presenza delle nostre aziende sui mercati esteri è necessariamente destinata a crescere – ha dichiarato il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini – in virtù della perdurante crisi dei consumi interni. I segnali incoraggianti provenienti dalla crescita dell’export agroalimentare confermano la bontà della visione strategica che da tempo andiamo indicando alle nostre cooperative e che fa perno sulla ricerca di una maggiore competitività sui mercati lontani”.
Altro dato messo in luce da Fedagri-Confcooperative è che la dimensione media delle imprese cooperative esportatrici, quelle cioè con fatturato export superiore al 5% del totale, risulta pari a 30 milioni di euro. “A riprova – continua il presidente di Fedagri - della diretta correlazione esistente tra la propensione all’export e le dimensioni dell’impresa: più l’impresa è grande, maggiore e più significativa è la quota di mercato indirizzata all’export. Di qui il nostro invito a perseguire processi di aggregazione e concentrazione dell’offerta”.

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