Economia

Antidumping, Ue accoglie posizioni di Assodistil

Si confermano i dazi sulle importazioni di acido tartarico sintetico dalla Cina. L’Italia è leader mondiale nella produzione di acido tartarico

28 aprile 2012 | C. S.

Con un nuovo regolamento, caldeggiato dall’Associazione nazionale dei distillatori, l’Europa si muove a favore dell’industria dell’acido tartarico, sottoprodotto della vinificazione impiegato soprattutto nell’industria alimentare ed enologica, contro l’invasione di analoghi prodotti cinesi venduti sottocosto.

Distillatori soddisfatti per il nuovo regolamento UE, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea, che conferma i dazi sulle importazioni di acido tartarico sintetico dalla Cina. A sottolineare l’importante novità è AssoDistil, l’Associazione nazionale degli industriali distillatori di alcoli e acquaviti, che già nel 2006 aveva chiesto e ottenuto dall’Unione Europea un apposito provvedimento antidumping, della durata di cinque anni, e che ora potrà contare su un’azione analoga per un altro quinquennio.

“Da circa dieci anni, le aziende cinesi riescono a vendere ingenti quantità di acido tartarico sintetico a prezzi praticamente stracciati – spiega Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - danneggiando le industrie europee, costrette a sopportare costi di produzione molto più alti. Per questa ragione diversi stabilimenti in Europa sono stati costretti a chiudere e c’è il rischio che il trend non si fermi se non faremo ancora di più”. E non basta: il pericolo, sottolinea il presidente dei distillatori, è “che la produzione naturale termini del tutto e che, in un futuro non lontano, l’acido tartarico impiegato nel settore alimentare sia un derivato, in tutto e per tutto, del petrolio.”

L’Italia è leader mondiale nella produzione di acido tartarico, un prodotto collegato strettamente alla filiera distillatoria e vitivinicola, il cui ruolo economico, anche se poco noto, è di grande rilievo. Quello italiano ed europeo è ricavato da materie prime agricole, a differenza di quello cinese, che deriva da sottoprodotti del petrolio, e trova numerosi impieghi in vari settori: nella farmaceutica, nell’industria delle costruzioni ma, soprattutto, nel settore alimentare ed enologico.

Nonostante le azioni antidumping, l’invasione di acido tartarico sottocosto proveniente dalla Cina in questi anni non si è fermata. Per questa ragione, AssoDistil ha chiesto alle autorità UE di innalzare i dazi già esistenti. Allo stato, però, l’Unione Europea ha preferito mantenere l’attuale regime, prolungando il sistema per altri cinque anni.

“E’ comunque un primo importante risultato – osserva Lara Sanfrancesco, direttore generale di Assodistil– nella faticosa e quotidiana battaglia a difesa delle nostre produzioni dalla concorrenza sleale. Ma abbiamo chiesto alla Commissione di fare di più: siamo in attesa di un’ulteriore decisione che innalzi i dazi per due dei tre produttori cinesi che, nel 2006, ottennero un dazio antidumping molto basso e che stanno invadendo i mercati europei. Siamo fiduciosi che la Commissione ne prenda atto e agisca di conseguenza”.

 

Fonte: Silvia Cerioli

 

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