Anno 10 | n. 20 | 23 Maggio 2012 | Direttore LUIGI CARICATO | redazione@teatronaturale.it
di C. S.
"Il perdurare della stagnazione dei consumi interni si riflette anche sulla produzione dell'industria alimentare, tornata nel 2011 ai minimi degli ultimi anni". Così Filippo Ferrua, Presidente di Federalimentare, nel commentare i dati Istat sulla produzione industriale.
"Purtroppo il trend positivo delle esportazioni non compensa un mercato interno di segno negativo. In termini tendenziali, dopo la ripresa del 2010, nei primi 11 mesi del 2011 la produzione dell'industria alimentare ha infatti segnato -1,4% rispetto al corrispondente periodo dell'anno passato. Tornando così ai minimi storici del biennio 2008-2009.”
“Nel quadro di un anno in chiaroscuro – dichiara il Presidente di Federalimentare Filippo Ferrua - con produzione e vendite interne in declino da un lato e, dall''altro, un buon passo espansivo dell’export, nel 2011 l’industria alimentare italiana è riuscita a contenere i prezzi dei prodotti alimentari, malgrado la forte spinta delle quotazioni internazionali delle materie prime agricole e dell''energia”. Uno sforzo, rileva il Centro Studi Federalimentare, che conferma il ruolo calmieratore dell''industria alimentare - secondo settore manifatturiero del Paese – e che favorisce un mercato depresso e un consumatore colpito da crescenti difficoltà di capacità di acquisto.
Le materie prime agricole, di cui l’industria è forte importatrice, hanno infatti segnato sui mercati internazionali un aumento del +11,5% nel novembre scorso rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.: A fronte di tali aumenti, i prezzi alla produzione del settore sono aumentati solo del +5,5% a novembre 2011 rispetto al novembre 2010. Se si considera che il 40% del fatturato dell’industria alimentare è fortemente dipendente dalle importazioni di commodity e che esse incidono enormemente (anche fino all’80%) sui costi di produzione, è evidente che gli aumenti delle materie prime alimentari si sarebbero dovuti riverberare in maniera ben più consistente sui prezzi. Non è stato così, per i recuperi di efficienza ed il sacrificio dei margini, messi in atto dall’industria nel corso del 2011 per contenere i prezzi, al fine di salvaguardare i consumi alimentari degli italiani. Per di più, anche i costi energetici sono aumentati in modo significativo, raggiungendo, negli ultimi tendenziali di fine anno, variazioni attorno al +13,7%.
“Grazie anche allo sforzo di contenimento messo in atto da tutta la filiera- sottolinea il Presidente Ferrua - l’andamento dei prezzi alimentari al consumo è riuscito ad allinearsi all’inflazione., Non è un caso se, negli ultimi quindici anni, malgrado due pesanti crisi delle quotazioni delle commodity - quella del 2007-2008 e quella del 2010-11 - i prezzi al consumo dell’“alimentare lavorato” sono cresciuti del +40,8%, a fronte del +43% dell’inflazione, del +82% dei prodotti energetici e del +55% dei servizi. “Le doti calmieratrici del settore – ribadisce Ferrua - vengono da lontano, da una cultura imprenditoriale sempre rivolta all''efficienza ed alla qualità dei prodotti alimentari. E tutto ciò – conclude Ferrua – nonostante l’aumento dell’IVA avvenuto ad ottobre. Per l’anno in corso però sarà difficile poter salvaguardare prezzi e consumi sia per le difficoltà economiche che incontrano le nostre imprese ed i nostri consumatori, sia per il previsto ulteriore aumento delle due aliquote IVA di 2 punti percentuale ciascuna che andranno a colpire oltre 80 mld di euro di valore dei prodotti alimentari alla produzione, e ben 150 mld di euro al consumo! ”.
di C. S.
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