Cultura
Siamo onesti! Il Barone che volle l'Unità d'Italia: un libro sul vignaiolo Bettino Ricasoli
01 aprile 2010 | C. S.
Bettino Ricasoli (1809 - 1880), lâuomo che mal sopportava la livrea imposta dalla corte sabauda, che si rinchiudeva nel castello del Chianti, a Brolio, per stare in famiglia e che, con il suo impegno di uomo di Stato a tratti impolitico, ha segnato le sorti dellâUnità dâItalia, è tornato ad essere una figura attuale e contemporanea nel libro di Michele Taddei âSiamo Onesti! Bettino Ricasoli, il barone che volle lâunità dâItaliaâ (Mauro Pagliai Editore, pp. 200, ⬠14.00) che verrà presentato sabato 10 aprile al Vinitaly di Verona, ne Il Salotto dei Vini di Enoteca Italiana (Pad. 8 stand B16).
âSiamo onesti!â, la celebre esclamazione che ne caratterizzò la figura pubblica, fa da sfondo al racconto della vita di Ricasoli che, dalla sua viva voce, narra dellâuomo e della famiglia, dellâinnovatore in agricoltura e del padrone, dellâuomo religioso e mangiapreti. E, naturalmente, dellâuomo politico per due volte presidente del Consiglio dellâItalia unita, Gonfaloniere di Firenze negli anni del Granducato e poi Dittatore di Toscana nel 1859-60. Un ultimo capitolo, infine, sotto forma di dialogo a due voci, descrive i legami che Ricasoli ebbe con gli altri protagonisti del Risorgimento italiano: Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini.
Il libro, ricco di sorprese e curiosità storiche, permette così di dare una nuova luce al Bettino âprivatoâ e allâuomo che verrà in seguito ricordato come il Barone di Ferro, per il carattere per nulla malleabile e ancor meno incline ai compromessi.
In questo viaggio a ritroso nel tempo, anche aneddoti sullâItalia e la Toscana ottocentesca: il primo treno che attraversò le crete senesi, le colline del Chianti senese e fiorentino attraverso la realizzazione della via Chiantigiana, la Maremma âamaraâ grossetana non ancora bonificata dalle paludi e, soprattutto, la Firenze granducale poi Capitale del Regno.
A Verona, in particolare, verrà descritto il Ricasoli âVignaiuolo del Chiantiâ. A lui, infatti, si deve la definizione della formula del vino italiano più celebre al mondo. Alla presentazione anche Francesco Ricasoli, proprietario della Barone Ricasoli spa.
Fonte: IMpress
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