Mondo Enoico
Varietà tolleranti alle fitopatie viticole, il punto della Fondazione Mach
In prova sei cultivar, tutte a baccia bianca che possono ridurre a due-tre il numero di interventi fitosanitari durante l'annata ma "siamo ancora lontani dall’affermare che possono sostituire le classiche cultivar presenti sul mercato nazionale ed internazionale”
06 dicembre 2017 | C. S.
La Fondazione Mach ha messo a dimora nel 2013 due vigneti di cultivar resistenti alle principali malattie fitosanitarie provenienti principalmente da Friburgo con lo scopo di testarne le potenzialità viticole ed enologiche.
Maurizio Bottura, nel corso dell'ìincontro sull'annata agraria, ha spiegato che in Trentino è possibile coltivarne solo sei di queste cultivar e tutte a bacca bianca (solaris, bronner, helios, muscaris, johanniter e sauvignon gris). Altre cultivar presenti in coltivazione sperimentali a bacca bianca e rossa non hanno ancora l’autorizzazione ad essere coltivate, comprese quelle ottenute dalla sperimentazione interna in Fondazione Mach.
“In generale - ha evidenziato- possono rappresentare un’opportunità in zone limitrofe ad aree sensibili quali case, scuole, giardini pubblici, ciclabili dove la conflittualità tra trattamenti fitosanitari e popolazione è maggiore. Infatti queste cultivar riducono l’impatto a pochi (2,3) interventi fitosanitari. Al momento siamo ancora lontani dall’affermare che possono sostituire le classiche cultivar presenti sul mercato nazionale ed internazionale”.
Giorgio Nicolini ha illustrato alcuni aspetti di rilievo tecnico-enologico delle varietà ibride "resistenti" ottenute principalmente a Friburgo, coltivate in Trentino e inserite in un progetto a finanziamento europeo che vede la collaborazione anche del vivaismo provinciale. In relazione alle varietà a bacca bianca sono stati presentati dati circa la concentrazione di acido shikimico nei vini. “Questa molecola, infatti, può essere un marcatore dell'origine varietale non solo tra le Vitis vinifera - ad esempio della discriminazione dei vini Pinot grigio rispetto a quelli Chardonnay - ma anche tra gli ibridi interspecifici e nei tagli autorizzati nel caso di vini a IGT”. In relazione alle varietà a bacca rossa, invece, il focus è stato sulla concentrazione polifenolica, con attenzione alle variazioni compositive legate alla tecnica di vinificazione dei vini da ibridi e alle problematiche connesse alla notevole presenza di antocianine diglicosidi.
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