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Import ed export dei vini biologici. A quali regole bisogna sottostare?

Il mercato mondiale è sempre più aperto e gli accordi bileterali si fanno sempre più frequenti ma non in tutti i paesi vige la reciprocità. Ecco alcune indicazioni su Stati Uniti, Canada, Brasile e Giappone

06 dicembre 2013 | T N

Il regime per le importazione dei vini biologici in Europa è stato regolamentato dal Consiglio tramite il regolamento 834/2007, che specifica gli standard per l’importazione di prodotti biologici da paesi terzi che è entrato in vigore all’inizio del 2009.
Il vecchio sistema di autorizzazione delle importazioni è stato sostituito con quello nuovo, nel quale vi è una lista dei paesi terzi i cui regolamenti sull’agricoltura biologica sono stati approvati come equivalenti a quelli dell’Unione Europea e una lista di enti di certificazione i cui standard, equivalenti o superiori a quelli europei, sono approvati anche per l'Unione Europea.
Gli importatori europei possono comprare dei prodotti provenienti da esportatori certificati da un ente di certificazione approvato dall’Ue, che a sua volta deve essere approvato secondo la categoria
dei prodotti in questione da un ente nazionale. Temporaneamente le autorizzazioni d’importazione possono essere ancora rilasciate dagli Stati membri dell’Ue.
La lista dei paesi terzi equivalenti include, ad oggi, l’Argentina, l’Australia, il Canada, il Costa-Rica, l’India, Israele, il Giappone, la Svizzera, la Tunisia, Usa e Nuova Zelanda.
Sono in totale undici paesi, la cui lista può essere reperita nell’Allegato III del Reg.1235/2008.
Per quanto riguarda il settore vitivinicolo biologico, non tutti i paesi citati sopra sono stati riconosciuti equivalenti all’Ue e solo un numero ridotto di enti di certificazione sono accettati (consultare Allegato IV del Regolamento). Ad oggi la maggior parte dei vini biologici provenienti da Paesi terzi può essere importato solo tramite il vecchio sistema, grazie all'autorizzazione rilasciata dagli Stati membri a specifici progetti di importazione.

L’Unione Europea ha firmato un accordo di equivalenza con National Organic Program (NOP) del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) per facilitare il commercio dei prodotti biologici. Questo accordo include le bevande alcoliche, infatti i vini biologici europei certificati secondo il Reg. (CE) N. 834/2007 possono essere esportati negli USA senza una certificazione specifica rilasciata in conformità al NOP, ma il prodotto deve essere conforme come alle regole di produzione fissate nello standard NOP. Sebbene i vini europei non debbano più affrontare un processo di certificazione parallelo per il NOP, le norme di equivalenza prevedono che l’organismo di controllo che certifica la conformità alle norme bio europee verifichi e garantisca anche i requisiti specifici che differenziano lo standard NOP da quello EU.
Se il produttore supera il controllo, l’esportatore dovrà richiedere alle autorità americane un certificato d’importazione, contenente le informazioni riguardanti il cliente, la destinazione del prodotto, il tipo di vino, il distributore finale e l’ente di certificazione. Questo procedimento deve avvenire per ogni singola spedizione.
In alternativa, le aziende europee possono esportare il vino biologico negli Stati Uniti aderendo alla certificazione NOP, al di fuori dell’accordo di equivalenza Unione Europea-USDA; ci sono 84 agenti nel mondo di cui solo 35 fuori dagli Stati Uniti in grado di certificare che il processo produttivo enologico sia conforme agli standard NOP.
In tutti i casi d’importazione le etichette devono essere approvate dall’ente di certificazione e devono essere conformi al regolamento dell’etichettatura del mercato di destinazione, quello statunitense in questo caso. Negli Stati Uniti tutte le etichette delle bevande alcoliche devono essere approvate dal “Tobacco and Trade Bureau”.
La non completa equivalenza tra UE e USDA circa le norme di produzione del vino biologico riguarda i limiti e la tipologia dei solfiti ammessi (solo SO2 gassosa) e alcuni additivi creano problemi agli operatori europei, il vino biologico destinato al mercato americano,
nella maggioranza dei casi, deve essere prodotto ed etichettato separatamente rispetto al normale vino biologico venduto in Europa. Anche se il vino biologico europeo è molto richiesto negli
USA la difficoltà di rispettare i requisiti della legge statunitense può costituire, in futuro, un fattore limitante per la crescita dei volumi di mercato.

L’Unione Europea, nel 2011, ha raggiunto con il Canada un accordo di equivalenza delle produzioni biologiche. Purtroppo questo accordo non riguarda le bevande alcoliche. Ne consegue che il vino europeo esportato in Canada deve essere certificato secondo il Canada Organic Regime. Poiché, invece, tra il Canadian Food Inspection Agency (CFIA) e USDA esiste un regime di equivalenza che copre anche i prodotti enologici, i vini biologici europei certificati in conformità al NOP possono essere venduti come biologici anche in Canada. Per le spedizioni di vino in Canada l’ente certificatore deve rilasciare un apposito certificato di transazione che riporta: la tipologia di vino, la quantità oggetto di transazione e i riferimenti del cliente finale.

Il Brasile ha un regolamento nazionale sul biologico ma non c’è regime di equivalenza con l’Unione Europea; le bevande alcoliche, come gli altri prodotti alimentari, devono essere certificati in conformità alle norme brasiliane da un ente accreditato dal governo brasiliano.

Il Giappone non ha ancora una norma specifica per la produzione di vino biologico, anche se è presente il regolamento nazionale per l’agricoltura biologica. Per questo non è possibile trovare sul
mercato vino biologico giapponese certificato secondo il Japanese Agricutltural Standards (JAS). I vini biologici europei possono essere esportati in Giappone grazie alla certificazione Reg. (CE) N. 834/2007, ma non possono apporre in etichetta il logo JAS.

 

Fonte: Ifoam

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