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ENTRA NEL VIVO IL PROGETTO DEL “RISORGIMENTO DELL’OLIO ITALIANO”. IL COMPARTO E’ UNO SOLO, MA LE FILIERE SONO DUE. C’E’ PERO’ IL CONSUMATORE CHE ENTRA IN CAMPO CON UN RUOLO NON DA SPETTATORE

Parte con slancio la prima riunione del tavolo di lavoro promosso da Teatro Naturale. L’iniziativa prende corpo con la consapevolezza - espressa da tutti i partecipanti - che il nostro progetto presenta caratteri di novità tali da rendere il tavolo un utile strumento a favore del comparto olio di oliva italiano

19 maggio 2007 | T N

C’era curiosità intorno al tavolo della sala riunioni in cui si è svolto l’incontro, lo scorso 16 maggio, presso la sede dell’Associazione Nazionale Consumatori.
Con nostra soddisfazione, si è così tenuto a battesimo un progetto a cui tenevamo tanto, vista la necessità e l’urgenza di un rilancio del settore. Il Risorgimento dell’olio italiano ha dunque compiuto la prima tappa di un percorso che si spera giunga a compimento con risultanti appaganti e condivisi.

L’incontro romano si è caratterizzato per una sua informalità che ha giovato non poco a una discussione ch’è stata franca e aperta, avvenuta tra tutti coloro che hanno aderito a tale iniziativa. Ovvero: Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, Aifo, Assitol, Conaf, Federolio, Unaprol, Unione Nazionale Consumatori, nonché l’alta formazione specialistica (per la voce “master universitari”) e, naturalmente, “Teatro Naturale” quale promotore e coordinatore del progetto.

Rispetto ai tanti tavoli di discussione istituzionali e ministeriali, qui la rappresentanza è più vasta e amplia, arrivando a comprendere perfino la vasta comunità dei consumatori, nonché i tecnici, il mondo della ricerca e dell’informazione, ma, soprattutto, come risulta descritto nella bozza di regolamento presentata, è proprio l’apertura del tavolo, con la sua operatività, che dovrà essere il volano per il rilancio del settore.

Il comparto ha bisogno di unità ed armonia e questo tavolo, come abbiamo voluto subito sottolineare, non deve essere solo di confronto e di dibattito, ma soprattutto di lavoro.
Armonizzare e trovare unità nel comparto significa infatti cercare anche obiettivi comuni per raggiungerli insieme. Un processo che deve compiersi in tempi brevi, anche se non necessariamente a tappe forzate.

Anche se introduttiva, la riunione del 16 maggio a Roma, ha fornito un’immagine chiara del comparto ed è risultato evidente come, anche se il settore è uno solo, le filiere in realtà sono due.

Mentre Unaprol e Aifo hanno sottolineato la crisi del settore, le difficoltà sul fronte prezzi e contenimento dei costi, Federolio e Assitol hanno descritto una situazione piuttosto rosea, con un export in aumento e una crescita del consumo di oli di oliva nel mondo.
C’è crisi o non c’è crisi allora?

La risposta non è stata univoca, proprio perché l’approccio al mercato delle due filiere è assai diverso; un fattore, questo, troppo spesso dimenticato e disconosciuto, anche nel corso di convegni e seminari.

Le aziende rappresentate da Federolio e da Assitol, infatti, traggono i loro profitti soprattutto da un aumento dei volumi venduti, in crescita, in assenza tuttavia di quantità d’olio italiano sufficienti per soddisfare le richieste delle imprese di marca e delle industrie. Una mancanza di prodotto standard e uniforme, di partite omogenee sufficientemente importanti a prezzi, naturalmente, competitivi rispetto alle altre produzioni europee e mediterranee.

Il fattore prezzo è invece il principale problema della filiera produttiva, che sconta problematiche strutturali, a cui Unaprol e Aifo hanno fatto cenno, e che rendono impossibile comprimere i costi di produzione oltre un certo limite, superiore, in moltissimi casi, al prezzo di mercato fissato nelle borse merci. Preso atto della necessità di razionalizzare le operazioni colturali, riducendo così i costi di produzione, solo la qualificazione del prodotto e l’aumento del prezzo può consentire a olivicoltori e frantoiani di trarre giusti profitti.

Volumi e prezzo, due politiche strategiche di marketing, commercializzazione e comunicazione che hanno tuttavia un unico comun denominatore: il consumatore.
Un consumatore frastornato, con una insoddisfatta domanda di conoscenza sul prodotto olio extra vergine d’oliva. Un deficit culturale che lo rende preda facile di mode, tendenze e luoghi comuni, con conseguenti turbative di mercato che possono danneggiare la redditività dell’intero settore.

Occorre quindi pensare - questa la conclusione di Teatro Naturale - a un nuovo modello di comunicazione che, scevro da vecchie e controproducenti contrapposizioni frontali tra aziende di marca e “artigiani” (olivicoltori e frantoiani), porti alla luce le differenze tra le due filiere, ugualmente legittime e necessarie l’una all’altra, dipanando così le nebbie che oggi avvolgono il consumatore, permettendogli, davanti allo scafale del supermarket, dell’enoteca e al ristorante, di scegliere consapevolmente il prodotto che più lo aggrada, che più soddisfa i suoi desideri e necessità.

Solo attraverso la presa di coscienza che in Italia non esiste una filiera olio di oliva ma due, si potranno prevedere modelli di sviluppo di questi due sistemi non competitivi ma sinergici, così adattando politiche che possano aiutare e sostenere entrambe le filiere, raggiungendo un unico obiettivo: il rafforzamento del comparto olio di oliva italiano.


Luigi Caricato
Direttore responsabile di “Teatro Naturale”

Alberto Grimelli
Coordinatore editoriale di “Teatro Naturale”

La Redazione tecnica di “Teatro Naturale”



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