L'arca olearia

Il modello Sicilia per l’olio extravergine di oliva italiano

Il modello Sicilia per l’olio extravergine di oliva italiano

C’era una volta il modello olio Toscano, con la sua capacità evocativa e forza comunicativa. La Sicilia ha saputo ben ispirarsi creando, dal 2017, un modello di successo per il sud Italia che deve crescere in valore aggiunto

08 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

C’era una volta la Sicilia in cui l’olio extravergine di oliva costava meno che in Puglia. Era la Sicilia che era il serbatoio dell’olio buono e profumato a basso costo.

Dal 2016/2017, con la nascita dell’Igp Sicilia, molto è cambiato e sta cambiando. “Abbiamo preso consapevolezza che il brand Sicilia aveva un valore e l’olio siciliano si poteva vendere con un buon valore aggiunto – ha spiegato Mario Terrasi, presidente del Consorzio Igp Sicilia – nel 2021, quando è nato il Consorzio, abbiamo venduto 1,7 milioni di litri e lì abbiamo capito che la scommessa poteva essere vinta.”

E così è, secondo i dati presentati da Vito Bentinvegna, direttore Irvo, che certifica l’olio Igp Sicilia. Nella campagna 2025/2026 la disponibilità per il mercato è di 3,7 milioni di litri e a fine maggio risultavano certificati 1,85 milioni di litri. Un dato che fa ben sperare di battere il record di 2,1 milioni di litri di prodotto certificato venduto nell’annata.

Ma la sfida non si gioca solo sui volumi assoluti ma soprattutto sul valore aggiunto. “Quando l’Igp Sicilia è nato, nel 2017, il differenziale con l’olio convenzionale era di 30 centesimi, oggi è molto più alto, oltrepassando anche l’euro, ma bisogna fare di più” afferma Terrasi.

Chiamati a dare il proprio contributo per far crescere l’olio Igp Sicilia sono stati altri consorzi: l’Igp Toscano, l’Igp Campania e l’Igp Puglia. Territori diversi ed esempi diversi che possono giocare insieme per dare remunerazione al mondo produttivo.

Partiamo da chi è più avanti, come esperienza, l’Igp Toscano: “purtroppo stiamo sperimentando un abbassamento della produzione da diversi anni – spiega il presidente Fabrizio Filippi – quando invece la richiesta di Toscano è forte. Un esempio su tutti, negli Stati Uniti le vendite di Toscano sono rimaste alte e stabili mentre abbiamo visto una flessione del 100% italiano del 40%.”

Per passare a chi sconta problemi organizzativi, come la Puglia: “per l’Igp Puglia il problema è il sistema olivicolo pugliese – spiega Maria Francesca Di Marino, presidente dell’Igp Puglia - Abbiamo la più importante Dop italiano, Terra di Bari, senza un Consorzio e senza la possibilità di creare valore aggiunto. Il vero tema è creare unitarietà tra i produttori per perseguire la strada della valorizzazione.”

Ma come creare unità d’intenti? Un modello può venire dalla Campania. “Stiamo lavorando a contratti di filiera, olivicoltore per olivicoltore – illustra Sabino Basso, presidente dell’Igp Campania – per stimolare a produrre meglio, a certificare, ricevendo però un significativo premio di prezzo.”

Non un’unica ricetta ma diverse. Creare una rete di esperienze delle Igp è però importante per trarre spunto e risolvere problemi di ciascun areale olivicolo.

Ma resta il problema delle frodi. “Oggi ogni dieci bottiglie di olio extravergine di oliva a scaffale quante in realtà sono vergine? Almeno sette. E’ lecito pensarla così. Il vero problema è che le importazioni portano dietro anche rischi di contraffazione, specie sull’origine, che riducono la reddività per gli olivicoltori nazionali” ha spiegato Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia.

Ma oltre ai problemi nazionali, alle importazioni e alle frodi, l’olivicoltura italiana sconta oggi la difficile congiuntura internazionale, come hanno sottolineato all’unisono Manfredi Barbera e Salvatore Cutrera. Il 2026 è stato uno degli inverni più freddi nel nord Europa e quando accade questo i consumi si riducono perché i consumatori di quelle latitudini stanno più a casa e consumano meno. Si consuma meno ma si continua a consumare meglio con i prodotti premium e di alta gamma che crescono e quelli di gamma media che soffrono. Scenario un po’ diverso negli Stati Uniti, invece, dove a pesare, per molti mesi, sono stati dazi di Trump (15%) uniti al deprezzamento del dollaro sull’euro (18%), creando la tempesta perfetta. Oggi i dazi e il tasso di cambio risultano più favorevoli ma le incognite restano, come la volontà del governo americano di obbligare gli importatori europei a trattare anche prodotti americani nel proprio portafoglio.

Oltre al meteo e al clima, insomma, ci sono altre perturbazioni sui cieli dell’olivicoltura italiana. L’Igp Sicilia Evo Day nella splendida cornice di Ortigia è stata l’occasione di palesare rischi e opportunità, Una chiacchierata che è assomigliata di più a un’analisi SWAT dell’olivicoltura della Trinacria e dell’Italia, già alle prese con la nuova campagna olearia.

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