L'arca olearia
Non bastano le carte a posto per dimostrare che un olio d'oliva è 100% italiano
E' possibile eludere la piena rintracciabilità del registro Sian, secondo i giudici del Tribunale del Riesame di Bari. Ecco perchè l'esame di DNA può essere prova indiziaria sufficiente per approfondimenti delle indagini. Cosa può accadere con la piena applicazione dei principi della sentenza del 21 gennaio 2016?
01 dicembre 2017 | Alberto Grimelli
La sentenza del 21 gennaio 2016 del Tribunale del Riesame di Bari, che si è espressa sulla legittimità dei decreti di perquisizione e sequestro del caso DNA, può fare scuola ed essere davvero una porta per ripulire il settore oleario da potenzaili inquinamenti.
All'epoca la Direzione Distrettuale Antimafia aveva operato sequestri e effettuato accessi presso diverse aziende a Fasano, Grumo Appula e Monopoli contestando, tra gli altri, i reati di frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.
La difesa di una delle aziende coinvolte aveva ritenuto di rivolgersi al Tribunale del Riesame per invalidare i sequestri degli oli e del materiale ottenuto durante le perquisizioni del 3 dicembre 2015.
La sentenza del Tribunale del Riesame di Bari non è una sentenza di merito, atta quindi a stabilire l'innocenza o colpevolezza di un individuo, ma una pronuncia sulla legittimità degli strumenti d'indagine utilizzati dagli inquirenti nel corso dell'inchiesta.
Il processo penale a carico dei cinque indagati seguirà il suo corso e solo al terzo grado di giudizio, prescrizione permettendo, si potrà affermare l'eventuale colpevolezza dei soggetti coinvolti, nel pieno rispetto del principio di innocenza fino a Cassazione.
La vicenda, però, ha un'importanza fondamentale in tempi in cui si torna a parlare di valorizzazione dell'olio extra vergine di oliva italiano e di possibili frodi nel settore oleario.
Il registro SIAN è sufficiente a dimostrare che un olio extra vergine di oliva è 100% italiano?
A questa domanda, basandosi sul caso di specie, i giudici Marco Guida, Giuseppe Battista e Ida Iura rispondono di no.
Infatti si legge nella sentenza: “pare a questo collegio singolare l'affermazione della stessa difesa secondo cui da tutte le scritture di magazzino (viene prodotto DVD contenente la documentazione contabile e di magazzino relativa agli acquisti di oli relativi alla campagna olearia 2014-2015), emergerebbe chiaramente la provenienza nazionale o, al più, comunitaria degli olii acquistati, con perfetta tracciabilità dei percorsi "acquistovendita". E' chiaro, infatti, che l'eventuale provenienza comunitaria della materia prima non varrebbe ad escludere la frode in commercio consistente nel vendere il prodotto finale come "100% italiano", così come in linea astratta la tracciabilità documentale non potrebbe escludere che gli olii provenienti da altri paesi europei siano stati a loro volta ottenuti dalla molitura di olive provenienti da ambiti extra-comunitari.
Quanto alla tracciabilità del prodotto acquistato / venduto, gli inquirenti — in ogni caso hanno evidenziato che le registrazioni sul registro informatico SIAN delle aziende che hanno concorso a formare il lotto oggetto dell'analisi e del campionamento erano state effettuate in modo (s'intende legittimo), ma non tale da non permettere una certa rintracciabilità del prodotto, in quanto a fronte di "n" carichi di olive italiane non si hanno "n" scarichi di olive avviate alla molitura ovvero, non vi è corrispondenza univoca fra i due dati. Dunque, vi è conferma che la necessità di ulteriori accertamenti in ordine alle ditte fornitrici della omissis, non può essere esclusa in ragione della regolarità della documentazione contabile riferita a quest'ultima.”
Detto in altri termini la tracciabilità cartacea non è sufficiente come prova e può essere sempre confutata.
Confutata come? Anche dall'analisi del DNA?
Leggiamo cosa dice la sentenza: “dalla mancata previsione dell'analisi molecolare tra le metodiche previste nel regolamento CEE 2568/91, dunque, non può trarsi alcun argomento onde sostenere l'inutilizzabilità dei risultati delle analisi esperite, soprattutto se si considera che esse sono finalizzate (come di seguito si dirà) non già a cristallizzare un certo risultato all'interno del processo, ma a sostenere la necessità di ulteriori approfondimenti nell'ambito delle indagini preliminari.”
E ancora: “non sarebbe certo il primo caso che l'interpretazione giurisprudenziale si farebbe carico di verificare la valenza di un metodo scientifico di accertamento di dati fattuali (si pensi, a titolo meramente esemplificativo, al vasto "filone" interpretativo sviluppatosi sulla comparazione del rilievi dattiloscopici) anche prima ed a prescindere da interventi legislativi sullo specifico punto.
Nessuna norma sancisce l'inutilizzabilità del metodo del DNA in ambito forense, tanto più che — come prima s'è già accennato — non si tratta di fondare sui relativi esiti un giudizio di colpevolezza, ma di basare su di essi il prosieguo delle indagini preliminari.”
Ma l'analisi del DNA è affidabile?
“Non è rilevante, infatti, in termini astratti ipotizzare che il DNA estraibile dai campioni possa essere di quantità insufficiente e/o di qualità inadeguata: è necessario, invece, che su tali campioni siano effettuate nuove verifiche onde valutare se i dubbi espressi dalla difesa abbiano concreta rilevanza.”
Pochi passaggi di una sentenza molto complessa e articolata, che riprenderemo con maggiore dettaglio, che avvalla l'utilizzo dell'analisi del DNA a fini di indagini preliminari, affidando poi al giudizio di merito il giudizio sulla valenza del metodo scientifico, nel caso specifico e in generale.
Una piena applicazione dei principi espressi dalla sentenza del Tribunale del Riesame, se ben applicati dagli organi inquirenti di tutt'Italia, permetterebbe davvero di mettere sotto la lente d'ingrandimento quanto è venduto sotto la dicitura 100% italiano, anche attraverso metodiche d'analisi innovative.
Il calcio d'inizio è stato dato, ora vedremo chi raccoglierà la palla.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Melograno e carruba contro la verticilliosi dell’olivo: gli estratti attivano le difese naturali della pianta
Estratti di melograno e carruba mostrano un potenziale effetto bioprotettivo contro Verticillium dahliae, il fungo responsabile della verticilliosi dell’olivo. Attivati di diversi geni coinvolti nelle risposte di difesa della pianta e una riduzione o stabilizzazione della biomassa fungina nelle piante trattate
25 agosto 2026 | 13:00
L'arca olearia
Aculus olearius: un nuovo nemico per l'olivicoltura
L'acaro parassita è già noto in Italia, Grecia, Spagna e Turchia. Causa danni significativi alle olive, tra cui imbrunimento dei germogli, disseccamento dei fiori, accartocciamento delle foglie e deformazioni dei giovani frutti. Ecco indicazioni pratiche per gli olivicoltori su come riconoscere i sintomi, monitorare le popolazioni e gestire il problema
24 agosto 2026 | 16:00
L'arca olearia
Olio extravergine d'oliva denocciolato: un tesoro di antiossidanti per la salute e la bellezza
La rimozione del nocciolo prima dell'estrazione dell'olio dalle olive Cerasuola aumenta significativamente la concentrazione di composti fenolici e flavonoidi, potenziando le proprietà antiossidanti dell'olio extravergine e aprendo nuove prospettive per l'industria cosmetica e alimentare
24 agosto 2026 | 15:00
L'arca olearia
Ftalati nell’olio extravergine d'oliva, arriva un nuovo metodo rapido per individuarli
Un sistema basato sulla fluorescenza riesce a distinguere sette diversi ftalati presenti nell’olio extravergine di oliva con un’accuratezza fino al 97,2%. La tecnica potrebbe diventare uno strumento di screening per controllare più rapidamente la sicurezza degli oli alimentari
24 agosto 2026 | 13:00
L'arca olearia
Limonene e cannella per proteggere l'olivo: nuovi biopesticidi naturali promettono un’olivicoltura più sostenibile
Uno studio dell’Università di Almeria analizza il comportamento ambientale di limonene e trans-cinnamaldeide, due composti naturali utilizzabili come biofitoprotettori. La ricerca evidenzia una rapida degradazione nell’ambiente acquatico e un basso rischio di accumulo, aprendo nuove prospettive per ridurre l’impiego di pesticidi sintetici anche negli oliveti
22 agosto 2026 | 09:00
L'arca olearia
Olio d'oliva e clima: quando il caldo fa bene (e quando no)
Uno studio svela che non è la temperatura media della stagione a determinare la qualità dell'olio, ma il momento preciso in cui il caldo si fa sentire. I risultati, però, vanno valutati con attenzione
21 agosto 2026 | 12:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati