L'arca olearia
Dalla fisiologia dell'olivo alle tecniche agronomiche per affrontare anni difficili
Se l'impianto di irrigazione ormai è una necessità imprescindibile in olivicoltura, la gestione dell'acqua è determinante a fini quali-quantitativi. Oggi la gestione delle risorse idriche ed il sostegno economico a progetti ad essa collegati, non deve essere affrontato singolarmente azienda per azienda, ma condiviso
06 ottobre 2017 | R. T.
“Produrre bene olive e olio in tempi di siccità” questo il tema su cui si è incentrato il convegno di Aprol Perugia. Effetti, tecnologia e disponibilità sono stati illustrati dagli interventi del Prof. Primo Proietti, del Dipartimento di Agraria dell’Università di Perugia, da Alberto Puggioni di Netafim e da Giuliano Polenzani, della Regione Umbria.
Dopo l’apertura dei lavori con il saluto di Luca Grasselli di Coldiretti, il prof. Proietti ha affrontato il tema della complessità del rapporto tra ulivo e risorsa idrica: “Nulla deve essere lasciato al caso, il giusto apporto idrico da garantire alla pianta è frutto di una valutazione attenta e minuziosa delle condizioni del terreno e della fase vegetativa, senza dimenticare che l’olivo ‘deve’ vivere in condizioni di stress per poter reagire ad esse e produrre sostanze fenoliche ed in ultimo dobbiamo saper valutare le conseguenze che l’apporto di acqua avrà nel raggiungimento della maturazione del frutto. Senza questa attenzione, potremmo non avere efficacia, disperdere la risorsa idrica, fare danni”.
Alberto Puggioni, di Netafim, ha presentato i risultati della ricerca di Netafim, leader mondiale nelle tecnologie di irrigazione. Dai sistemi più classici dell'irrigazione a goccia con gocciolatori, la famosa linea gocciolante, per passare all'irrigazione con microsplinker, con effetto moderatamente climatizzante, per finire con le ali gocciolanti interrate, la subirrigazione. Proprio quest'ultima modalità, grazie all'efficiente utilizzo di acqua, con minime dispersioni e perdite per evaporazione, risulta il più idoneo per l'olivo. Ottimo anche per gestire proficuamente la fertirrigazione. Grazie a un'efficiente irrigazione si può, meglio che con altre tecniche agronomiche, ridurre l'alternanza di produzione dell'olivo e ottenere produzioni elevate, ottenendo così una buona redditività dell'oliveto. L'irrigazione rappresenta una voce di costo non particolarmente elevata in fase di progettazione dell'impianto, variando il costo da 700 a 5000 euro ad ettaro. Una variabilità dovuta alle dimensioni complessive dell'impianto, alla natura del terreno (con particolare riferimento a sassosità e pendenze), alla qualità dell'acqua irrigua (con relativa necessità di impianti di filtrazione ecc) e all'utilizzo di sistemi di supporto alle decisioni, quali sensori e sistemi informatizzati. Si tratta comunque di costi sostenibili, specie se calcolati in un'ottica di lungo periodo.
Le risorse destinate dalla Regione Umbria all’agricoltura e nello specifico a progetti di irrigazione sono stati oggetto dell’intervento di Giuliano Polenzani, del servizio di innovazione e promozione dell’Assessorato. “Nella stesura dei Bandi del PSR, abbiamo pensato alle diverse esigenze legate alla variabilità delle condizioni ambientali e meteorologiche. Nella nostra regione, la risorsa idrica c’è, nei corsi naturali e negli invasi artificiali, ma abbiamo la necessità che gli agricoltori comprendano la necessità di dedicare al suo uso interventi strutturali, anziché affrontare solo le emergenze. Da questo punto di vista, infatti, il bando che la Regione Umbria ha dedicato alla gestione delle risorse idriche e ad impianti di irrigazione è stato poco utilizzato. Abbiamo comunque intenzione di continuare a dedicare risorse a progetti che affrontino il problema idrico nella sua completezza, non solo nella distribuzione della risorsa, ma anche nel suo recupero”.
Giulio Scatolini, Presidente di Aprol Perugia, nelle sue conclusioni ha evidenziato come la gestione delle risorse idriche ed il sostegno economico a progetti ad esso collegati, non debba essere affrontato singolarmente azienda per azienda, ma condiviso, perché ha in sé tutte le caratteristiche di interesse collettivo, la cui soluzione si apre all’applicazione delle varie forme associative oggi a disposizione, da quelle consortili, fino alle reti di impresa.
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