Bio e Natura

Il mondo del biologico si spacca per il decreto controlli

Il Concorzio il Biologico esce da Federbio e la posizione del Ccpb è molto critica. Il decreto legislativo sul settore del biologico fa molto discutere, per l'incisività sugli organismi di controllo

29 agosto 2017 | C. S.

Il decreto legislativo sui controlli nel settore biologico sta spaccando il mondo dell'agricoltura organica con in particolare il sistema degli organismi di verifica e di certificazione che sono sulle barricate.

L'8 agosto il Consorzio il Biologico ha deciso di uscire da Federbio, l'organizzazione di rappresentanza unica del settore. Lo ha fatto con una nota molto polemica inviata ai propri associati.

Eccone alcuni passaggi: ‘Il settore biologico, che peraltro sta attraversando un periodo di significativa crescita, deve purtroppo fronteggiare anche minacce che ne possono compromettere seriamente le sorti. Stiamo parlando in particolare del Decreto Legislativo predisposto dal MIPAAF, che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 16 giugno 2017 e che sta per approdare alla Conferenza Stato Regioni per poi passare all'esame del Parlamento. Al di là delle lodevoli intenzioni espresse nel titolo, il testo contiene diverse disposizioni che minano alla base il funzionamento del sistema di certificazione ed altre fortemente vessatorie nei confronti dei produttori’.
E ancora: 'Numerose ed importanti sono le organizzazioni contrarie alla attuale stesura del Decreto che condividono la nostre stesse preoccupazioni, anzi si può dire la quasi totalità del sistema produttivo, degli organismi di certificazione e, va sottolineato, dalle Regioni. A fronte di questi soggetti che hanno prodotto un grande sforzo per portare avanti le proprie buone ragioni, abbiamo assistito, sorprendentemente, ad una completa e testardamente rivendicata inazione da parte di FederBio culminata con una sostanziale e convinta adesione anche alle parti più controverse e dannose del provvedimento. La Federazione di cui siamo stati soci fondatori e che abbiamo sempre sostenuto come momento di rappresentanza unitaria del settore, ha da qualche tempo iniziato ad assumere posizioni demagogiche ed estremiste che hanno portato il settore ad essere il primo detrattore di se stesso con grave danno di tutti coloro, e sono tantissimi, che lavorano con onestà e professionalità, alimentando anche un clima di scontri e delegittimazioni tra i soci che rende sempre più chimerico il perseguimento degli obiettivi unitari che ci si era prefissi’.
E poi la conseguente decisione: 'Il Consiglio di Amministrazione del nostro Consorzio, nel valutare gli sviluppi di questa situazione ha ritenuto inevitabile procedere alla rescissione del rapporto associativo con Federbio in quanto la Federazione si è ormai allontanata in modo troppo profondo dai suoi obiettivi originari ed anche perché, nell'immediato, dobbiamo rimarcare che un appoggio così totale al Decreto in discussione non è compatibile con una nostra ulteriore permanenza nella compagine associativa".

Anche il Cccpb, organismo di controllo del bio e non solo, è molto critico nei confronti del decreto legislativo non solo per i modi, mancanza di concertazione preventiva in stesura, ma anche nel merito lamentando che limita la libertà di impresa (prevista in Costituzione), crea distorsione con gli Organismi di certificazione stranieri operanti in Italia, interviene su una materia che è già gestita nell'ambito del processo di accreditamento (Iso 17065), di fatto cogente: da regolamento comunitario è obbligatorio essere accreditati in base a questa norma. Il Ccpb è soprattutto contrario alla norma che obbliga a cambiare organismo di controllo ogni cinque anni, poichè deleterio per la competitività delle imprese italiane e limita la libertà di queste imprese in un mercato libero. Infine definisce "draconiano" il sistema sanzionatorio con sanzioni che per gli organismi arrivano fino a 50mila euro e per le imprese fino a 30mila euro, con un'ampia discrezionalità a carico di chi sarà chiamato ad elevare la sanzione, con un carattere punitivo per un settore che probabilmente ha avuto l'ardire di crescere oltre le aspettative.

 

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